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Cinema, il coronavirus fa crollare gli incassi. E i film rinviano le uscite

Il mondo del cinema fa i conti con l’onda lunga del Coronavirus. Persi 2,4 milioni di incassi su base annua. E i film rinviano l’uscita nelle sale

di Andrea Biondi

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(AdobeStock)

Il mondo del cinema fa i conti con l’onda lunga del Coronavirus. Persi 2,4 milioni di incassi su base annua. E i film rinviano l’uscita nelle sale


3' di lettura

Chiuso per virus. Il mondo del cinema fa i conti con l’onda lunga di un coronavirus che rischia di fare molto male a un settore che proprio in questi mesi stava rivedendo un po’ di luce dopo anni di incassi e presenze in flessione.

Ma fra box office in caduta verticale e uscite rinviate a date da destinarsi, il cinema in sala guarda molto da vicino dinamiche da far tremare i polsi.

I numeri prima di tutto. Nel week end il box office ha lasciato sul terreno il 44% rispetto a una settimana fa, perdendo 4,4 milioni di euro (e 2,4 milioni sull’analogo fine settimana del 2019). Particolarmente critico il bilancio di domenica, giornata clou per gli incassi settimanali: -673mila euro rispetto a sabato, quasi 2 milioni persi sulla domenica precedente, 1,6 milioni su un anno fa .

Inevitabile. Del resto non poteva non sentirsi nell’immediato l’effetto della chiusura delle sale nelle regioni coinvolte dall’emergenza (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna), che da sole valgono 850 schermi su un totale di 1.830.

Ma la paura del contagio ha comunque avuto effetti anche in altre regioni. E purtroppo per il settore, un effetto immediato del coronavirus sta nella raffica di rinvii. “Volevo nascondermi”, il film con Elio Germano nei panni del pittore Ligabue, non uscirà il 27 febbraio. Rinvio anche per “Si vive una volta sola”, il nuovo film con Carlo Verdone.

L’elenco di film rinviati è inevitabilmente lungo, fra cui anche “Salvo amato, Livia mia”: il nuovo episodio del Commissario Montalbano eccezionalmente in anteprima al cinema il 24, 25 e 26 febbraio prima di approdare su Rai1. Il momento e le misure eccezionali del resto sono sotto gli occhi di tutti, con un numero di contagi e decessi in continuo aggiornamento.

A questo punto non resta che attendere di capire i danni subiti in una combinazione particolarmente sfortunata che ha visto il coronavirus impattare su un quadro che era in netta ripresa. Non a caso nel 2019 il “sistema cinema” aveva raccolto i frutti di un lavoro comune da parte di una filiera che proprio nel 2019 ha deciso di non muoversi in ordine sparso, ma di puntare con il progetto “Moviement” a portare gente al cinema per tutto l'anno.

Sforzo premiato viene da dire guardando al +47,3% di incassi e +40,3% di presenze in estate. Luglio (+108,9%) e agosto (+45,91%) sono i mesi cresciuti di più. Il “comune sentire” della filiera si è visto anche sui 12 mesi con incassi (+14,35% a 635,4 milioni) e presenze (+13,55% a 97,6 milioni) migliorati in un 2019 in cui i campioni di incassi sono stati “Il Re Leone” (37,5 milioni); “Avengers -Endgame” (30,2 milioni) e “Joker” (29,3 milioni).

Se è vero che la situazione è straordinaria, il settore sa purtroppo di dover fare i conti con conseguenze straordinarie. Il presidente dell'Anica, Francesco Rutelli, ha sottolineato che «le industrie del cinema collaborano con le autorità per contenere e prevenire le problematiche del coronavirus». Queste misure, aggiunge Rutelli «portano conseguenze economiche significative, ma tutte le componenti industriali e sociali debbono contribuire in Italia ad attuare i provvedimenti necessari per uscire in tempi razionali da questa situazione critica».

Dal canto loro Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) e Federvivo hanno chiesto al ministro dei Beni Cultirali Dario Franceschini di aprire uno «stato di crisi» per il settore. «Il blocco di ogni attività nelle regioni del Nord Italia sta generando infatti un impatto economico estremamente negativo, tanto per il crollo dei ricavi da bigliettazione quanto per la drastica riduzione delle paghe degli addetti del settore», hanno scritto in una lettera aperta, invocando «adeguate risorse» e «provvedimenti normativi che evitino qualsiasi penalizzazione».

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