ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla sentenza

Cinema e diritto d’autore, Sky vince in primo grado la causa contro Siae

Secondo il Tribunale di Milano la Società autori ed editori non può raccogliere per conto dei non mandanti. Ricorso in arrivo: «Chi crea non sia penalizzato»

di Francesco Prisco

Su Sky arriva "Fargo 4" e ci sono anche quattro attori italiani

Secondo il Tribunale di Milano la Società autori ed editori non può raccogliere per conto dei non mandanti. Ricorso in arrivo: «Chi crea non sia penalizzato»


3' di lettura

Il primo round era andato a favore della società di collecting. Nel secondo, è il network televisivo ad avere la meglio: il Tribunale di Milano si esprime a favore di Sky nel contenzioso sul cosiddetto «equo compenso cinema» che la vede contrapposta a Siae, ex monopolista della raccolta del diritto d’autore in Italia. Secondo il giudice, la Società autori ed editori non può infatti raccogliere per conto dei «non mandanti». Lo stabilisce una sentenza pubblicata il 3 dicembre con la firma di Claudio Marangoni della quattordicesima sezione del Tribunale milanese, specializzata in materia di imprese.

Siae deve restituire i 3 milioni a Sky

Ribaltate in primo grado di giudizio le due ordinanze emesse il 9 novembre 2018, con le quali sempre il Tribunale di Milano aveva ordinato a Sky di corrispondere a Siae una cifra pari a circa 3 milioni per crediti precedentemente vantati. Adesso il giudice condanna Siae alla restituzione dello stesso importo, più il pagamento di 55mila euro per le spese legali. E afferma i seguenti principi: tanto per cominciare, Siae raccoglie compensi solo per i mandanti e non per i non iscritti. E ha precisi obblighi informativi: deve comunicare agli utilizzatori gli autori per cui agisce, anche nell’interesse del corretto funzionamento del mercato liberalizzato.

Loading...

Tracce di «abuso di posizione dominante»

Nella condotta di Siae, ci sarebbero poi gli estremi dell’abuso di posizione dominante: per il giudice, infatti, «i comportamenti posti in essere» dalla collecting rimandano a «condotte abusive di esclusione» messe in atto impedendo «l’ingresso in tale mercato di potenziali concorrenti con l’intento di conseguire rendite monopolistiche». Condotte che, secondo il Tribunale, «si sono concretizzate, e producono ancora i loro effetti, nel comportamento di Siae che si è presentata dinanzi agli utilizzatori delle opere cinematografiche come unico ente di riscossione dell’equo compenso con funzione di ripartizione di esso rispetto alla generalità degli autori delle opere stesse, a prescindere dall’esistenza di un rapporto volontario di rappresentanza ad essa conferito da ciascuno di essi in base alla manifestata volontà di associazione a Siaeo di conferire a essa specifico mandato».

Quando Sky sospese i pagamenti

La vertenza ebbe inizio verso la fine del 2017, quando il network televisivo della galassia Comcast sospese, in una certa fase, i pagamenti alla Società. Decisione dopo la quale Siae aveva emesso attestati di credito per recuperare le cifre rivendicate. Atti immediatamente impugnati da Sky. Nelle due ordinanze del novembre 2018 il giudice dell’esecuzione assegnava in pagamento al creditore Siae, a titolo di «equo compenso cinema» per il secondo semestre 2017 i famosi 3 milioni, ordinando al «terzo pignorato» Intesa Sanpaolo, banca di cui Sky è cliente, di corrispondere l’importo entro venti giorni dalla notifica del provvedimento.

Così prevale l’hardware a discapito del software e noi, come Società autori ed editori, non possiamo che essere dalla parte del software che è quella di chi crea contenuti

Consigliere giuridico di Siae Luca Scordino

Siae annuncia ricorso in Appello

Da Sky nessun commento. Siae annuncia ricorso in Appello: «La sentenza del Tribunale di Milano, - commenta Luca Scordino, consigliere giuridico di Siae - per quanto pacata nei toni, è sorprendente, perché sembra contraddire il principio del “one stop shop” del diritto d’autore verso il quale il mercato sta andando a livello internazionale e, ancora di più, i principi affermati dalla Direttiva Ue 2019/789 che spinge verso il concetto di “rappresentanza estesa”. Con l’impianto della sentenza si rischia di tornare indietro rispetto alla modernità: risparmiano i broadcaster sulle spalle degli autori e, in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, fa male. Così prevale l’hardware a discapito del software e noi, come Società autori ed editori, non possiamo che essere dalla parte del software che è quella di chi crea contenuti. In ogni caso siamo fiduciosi sul rincorso: alla fine gli autori vinceranno».

La liberalizzazione e la crescita del contenzioso

Considerando i presupposti, il braccio di ferro tra le parti sarà ancora lungo. E dire che le liberalizzazioni, secondo l’opinione di illustri sutdiosi, portano alla lunga a una razionalizzazione e quindi a una semplificazione dei mercati. Non si può dire stia accadendo nel caso del diritto d’autore, considerando i numerosi contenziosi sorti prima e dopo il recepimento della Direttiva Barnier da parte dell’Italia.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti