Sale, tv e piattaforme

Cinema, Lazio regina delle produzioni

di Andrea Biondi

2' di lettura

C’è da leccarsi tante ferite. Non tanto per il côté della produzione, che ha beneficiato della maggiore richiesta evasa anche attraverso le piattaforme. L’esercizio è stato invece investito appieno dallo tsunami dell’emergenza Covid con tanto di chiusure complete da marzo a giugno 2020 e da novembre 2020 ad aprile 2021.

Il mondo del cinema guarda però al periodo in partenza, con la 78esima Mostra di Venezia ad accendere le luci sulla nuova stagione, come a quello in cui si potrà girare l’interruttore. Poi ci sono le incognite legate all’avanzata della variante Delta del coronavirus. Ma se il quadro non dovesse precipitare, per gli operatori una risalita della china, anche nell’esercizio, è considerata più che possibile.

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Certo, quello cui si sta assistendo nel mondo del cinema è un riposizionamento in cui sala, piattaforme, integrazione delle filiere, nuovi soggetti come i creatori di video brevi entrati in Anica – l’associazione che rappresenta il settore cinema in Italia – hanno creato un ambiente nuovo. «La filiera italiana ha straordinaria forza creativa, e lo si vedrà a Venezia. Ha preso coscienza della necessità di integrare offerta in sala, nelle tv e piattaforme. La criticità sta nella dimensione delle imprese, che impone regole e incentivi efficaci in un’arena produttiva ormai globale», afferma il presidente Anica, Francesco Rutelli.

È questo il contesto si troverà a doversi misurare un settore che ha nel Lazio un protagonista: prima regione per imprese attive nel settore Cinema, radio e TV (circa 4.500, pari al 27% del totale Italia) con 11.300 addetti del settore privato nel cinema e audiovisivo (40% del totale nazionale) e finanziamenti alle produzioni cinematografiche per il 77% sul totale (seconda posizione in Europa per investimenti a favore di cinema e audiovisivo) secondo i dati di un report di Intesa Sanpaolo.

Una parte importante del nuovo futuro del cinema e audiovisivo è prevista arrivare dal rilancio di Cinecittà: progetto da 300 milioni (240 per la sola Cinecittà) che prevede anche l'ingresso di un partner industriale come Cdp con la sua area “Torre Spaccata”: 40 ettari di cui 8 con sviluppi edilizi in cui far sorgere 8 nuovi teatri di posa da mille metri quadrati.

Certo, in tutto questo c’è, come detto, l’aspetto di una fruizione in sala che è stata vietata in determinati periodi e che ora deve far i conti con l’introduzione di misure come il green pass. Il -75% di incassi del 2020 rispetto al 2019, con il -71% di presenze in sala, rappresentano una ferita evidentemente ancora aperta. Che si spera quantomeno di lenire con la nuova stagione. «Ci sono tutte le condizioni: film in arrivo, campagne a sostegno. La gente ha voglia di tornare nelle sale», dice Fabio Poli, presidente di Fcp Associnema (Federazione concessionarie pubblicità cinema, rappresentante delle tre concessionarie Dca, MovieMedia e Rai Pubblicità).

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