ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso il festival di Venezia

Cinema, la produzione corre ma gli incassi sono la metà rispetto al pre-covid

Incassi a 169,1 milioni di euro, in ripresa ma ben lontani dai 355,6 milioni del 2019

di Andrea Biondi ed Eugenio Bruno

In anteprima una clip di "Crimes of the future" di Cronenberg

4' di lettura

La produzione corre. Le domande di tax credit per le opere cinematografiche sono quadruplicate fra il 2019 e il 2021 passando da 123 (74 “opere di finzione”, una di animazione e 48 documentari) a 483 (301 opere di finzione, 167 documentari e 15 prodotti di animazione). Dall’altra parte in Italia il cinema si trova a fare i conti con un box office (169 milioni gli incassi, con 24 milioni di presenze in sala al 22 agosto) che va meglio rispetto agli ultimi due anni falcidiati dalla pandemia, ma con numeri dimezzati rispetto agli anni pre-Covid (nel 2019 gli incassi furono per 355,6 milioni).

Il settore guarda così alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia, arrivata alla 79esima edizione e al via il 31 agosto, come a un momento spartiacque. Ci si aggrappa ai segnali positivi. A partire dalla crescita al botteghino: +11% gli incassi e +5% le presenze rispetto al 2020, con numeri quadruplicati rispetto al 2021 che però per le difficoltà della prima parte dell’anno non fa testo. E dopo la spinta garantita da “Top Gun: Maverick” con Tom Cruise, giovedì 18 sul grande schermo è arrivato “Minions 2”, che in poco più di una settimana e una manciata di anteprime ha incassato quasi 8 milioni. Sono seguiti, l’altroieri, “Bullet Train” (l'action movie di cassetta con Brad Pitt) e “Crimes of the future” di David Cronenberg.

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«Il grande punto di svolta nella comprensione delle dinamiche del rapporto fra pubblico e cinema – spiega Benedetto Habib, presidente dell’Unione dei Produttori dell’Anica – sarà a settembre. Al momento si è scontata anche la mancanza di prodotto per riportare la gente in sala. Ora ci sono segnali interessanti di ritorno del pubblico. Certo: in modo non omogeneo, trainato dai grandi prodotti internazionali».

Considerazione, questa, che richiama uno dei grandi problemi strutturali del cinema italiano: l’eccesso di produzione, magari con budget e qualità non particolarmente competitivi. C’è anche questo dietro al possibile rovescio della medaglia di un tax credit che ha rappresentato la vera impalcatura che ha permesso al settore di reggere. Tante richieste, ma tutte valide?

Intanto gli stanziamenti per il credito d’imposta sugli investimenti cinematografici sono saliti dai 116 milioni del 2019 ai 140 del 2020 e ai 170 del 2021, salvo poi riscendere a 125 milioni nel 2022. Stesso discorso per l’ammontare effettivamente usato in F24: 87,3 milioni tre anni fa, 123,3 milioni due anni fa e 153 milioni l’anno scorso. Resta da capire come chiuderà il 2022.

Il decreto per sbloccare le risorse per il 2022 è alla firma del Mef e, in estrema sintesi, contempla un mutamento del regime di controllo della spesa (da preventivo sulla competenza a successivo sulla cassa) con una differente suddivisione percentuale del tax credit: 40% subito e 60% alla conclusione dell’opera invece dell’attuale 100% all’accettazione della domanda. «Siamo preoccupati. Il non avere ancora a disposizione le risorse per l’anno sta creando qualche difficoltà», spiega Giancarlo Leone presidente Apa (produttori audiovisivi).

UNA RIPRESA A DUE FACCE
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E dall’anno prossimo? «Va garantita - spiega Gian Marco Committeri, partner della boutique fiscale Alonzo Committeri & Partners e fondatore di Smart Consulting – la continuità del sistema di sostegno pubblico per il settore che ha nel tax credit la sua pietra angolare. Serve un sistema di finanziamento costante e crescente per far fronte alla crescente domanda di produzioni nazionali ed estere». Per Committeri «è necessario normalizzare le procedure e le tempistiche di richiesta e riconoscimento per consentire, soprattutto agli stranieri, una pianificazione decorosa degli investimenti».

In generale il ministro della Cultura uscente Dario Franceschini, parlando al Sole 24 Ore tiene a evidenziare che aver elevato il tax credit dal 30% al 40% sia stata «una scelta giusta e i numeri lo confermano», oltre a sostenere che «aver reso automatiche e permanenti le agevolazioni fiscali in favore di una delle maggiori industrie creative nazionali è stata la leva che ha riportato in alto il cinema italiano». La controprova – aggiunge – la avremo «alla prossima Mostra del cinema di Venezia che si conferma uno straordinario palcoscenico per la cinematografia internazionale: il luogo in cui i film cominciano la loro corsa all’Oscar».

Franceschini ha però anche ben chiaro che a fronte di quello che definisce «momento d’oro della produzione» fa da contraltare «la congiuntura critica che stanno vivendo le sale. Per questo abbiamo stanziato ingenti misure a sostegno degli esercenti, sia per sostenerli nei momenti più difficili della pandemia sia per finanziare campagne di comunicazione e di promozione». E, a proposito di Venezia, annuncia che in quella sede presenterà, insieme ad Anica e Anec, l’iniziativa “Cinema in Festa”: andare al cinema a prezzi ridotti con cadenza periodica, sul modello della “Fête du Cinéma” francese.

Musica per le orecchie degli esercenti per i quali però rimane da sciogliere il nodo del rapporto fra cinema e piattaforme. I giganti del video on demand, da Netflix e Amazon a tutti gli altri, hanno fatto salire la domanda di prodotto. Ma come questo impatti sulla sala è motivo di dibattito. Torna il tema delle finestre. «Il nuovo governo – conferma Mario Lorini, presidente Anec – dovrà prendere in carico questo aspetto. Era stata votata una mozione in Senato per avere un minimo di 90 giorni tra l’uscita di un film in una sala cinematografica e il successivo sfruttamento nelle piattaforme di streaming anche per i film stranieri a prescindere se abbiano avuto finanziamenti statali. Si dovrà ripartire da lì».

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