«The Kindness of Strangers»

Cinema, la storia di una donna in fuga dal marito apre la Berlinale 2019

di Andrea Chimento


Berlinale, Binoche: "bel passo avanti" 7 film di registe donne

2' di lettura

Si aprono le danze al Festival di Berlino: «The Kindness of Strangers» della regista danese Lone Scherfig ha inaugurato la 69esima edizione della kermesse tedesca ed è il primo film del cartellone in lizza per l'Orso d'oro.

Al centro della vicenda c'è Clara, madre affettuosa che ha scelto di portare i suoi figli a New York: quella che propone ai bambini come un'avventura, è in realtà una fuga premeditata per scappare da un marito violento e insensibile. I tre rimangono presto senza soldi e avranno bisogno dell'aiuto di alcuni sconosciuti per sopravvivere.

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È proprio il tema dell'accoglienza quello che maggiormente interessa alla regista: in un mondo segnato dalla crisi economica e da un'attualità in cui l’importanza delle azioni umanitarie è sempre più determinante, Lone Scherfig mette in scena un film ricco di speranza, forte nel dimostrare che il sostegno umano, anche tra persone che non si conoscono, può valere più di qualsiasi altra cosa.

Non c'è però soltanto la vicenda di Clara e dei suoi figli all’interno di questa pellicola. «The Kindness of Strangers» è infatti un lungometraggio ricco di sottotrame e personaggi secondari, le cui esistenze si intrecciano con quelle della protagonista: da un’infermiera a un giovane disoccupato, per arrivare a un uomo che lavora in un ristorante russo e finirà per ospitare Clara e i suoi figli a casa sua.

Gli spunti impegnati e le proposte di riflessione non mancano, ma la regia è spesso forzata e retorica, tanto da voler guidare un po' troppo le emozioni dello spettatore, mancando della giusta sincerità.

Stessi limiti della sceneggiatura, scritta dalla stessa regista, che ha diverse svolte poco credibili e alcuni passaggi drammaturgici studiati a tavolino e, per questo, incapaci di coinvolgere come l'autrice avrebbe voluto.

Anche il cast funziona a fasi alterne, con un inespressivo Tahar Rahim e una discreta prova di Zoe Kazan (nei panni di Clara) e Andrea Riseborough. Il migliore in campo è certamente Bill Nighy, capace di regalare alcuni sorrisi che riescono a sdrammatizzare efficacemente il clima generale dell'operazione.

La sensazione sul cinema di Lone Scherfig è che abbia dato il meglio dieci anni fa con il toccante «An Education», mentre in seguito abbia realizzato diversi lungometraggi non all'altezza, come «One Day» e «Posh».

Da ricordare, infine, che la regista danese è soltanto la prima di numerose autrici che presenteranno i loro film nel corso della rassegna: ci sono nomi importanti come Agnieszka Holland e Angela Schanelec, solo per citarne un paio, anche se la più attesa del Festival è la straordinaria Agnès Varda, che presenterà fuori concorso il suo nuovo documentario autobiografico «Varda par Agnès».

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