fiere ad est

Cinesi sempre più interessati all’arte occidentale ad Art Basel Hong Kong

di Silvia Anna Barrilà

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La settima edizione di Art Basel Hong Kong, Courtesy Art Basel


5' di lettura

Per comprendere la crescita del mercato dell'arte in Cina negli ultimi anni basta osservare il pubblico all'anteprima della settima edizione di Art Basel Hong Kong , la versione asiatica della famosa fiera svizzera per l'arte moderna e contemporanea, che si è svolta la scorsa settimana nella ex colonia britannica (27-31 marzo). Una folla di clienti asiatici in abiti eleganti e accessori firmati si è riversata nei corridoi dell'evento nei due giorni riservati ai collezionisti, il 27 e 28 marzo, riempiendo gli stand delle gallerie al punto che in alcuni, come quello di Gagosian , era difficile entrare. Oltre ad essere una passione, l'arte è chiaramente anche uno status symbol e un investimento. Rispetto a qualche anno fa sono certamente molto più numerosi e, come nella moda così anche nell'arte, si interessano sempre più ai grandi nomi occidentali.

Le opere proposte ad Art Basel Hong Kong

Le opere proposte ad Art Basel Hong Kong

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Le nuove gallerie in Cina. Le gallerie europee e americane lo hanno capito, tanto che continuano una dopo l'altra ad aprire succursali in Asia. Le ultime sono state Lévy Gorvy a Hong Kong, Sean Kelly a Taiwan, Lisson Gallery a Shanghai, dove anche Almine Rech ha annunciato che alla fine di quest'anno aprirà uno spazio. A questa edizione della fiera la galleria francese ha venduto opere di artisti come George Condo, Tom Wesselmann e John Armleder a collezionisti asiatici di cui l'80% cinese. Anche chi non ha una sede permanente organizza mostre temporanee durante la fiera, come Sprüth Magers che ha allestito al piano terra dell’HQueen's Building, un grattacielo di gallerie aperto l'anno scorso, una mostra di sole donne che si rifà alla serie “Eau de Cologne” degli anni 70. I risultati si vedono, infatti, Hauser & Wirth ha venduto in un giorno tutte le opere della mostra dedicata a Louise Bourgeois a prezzi tra 250mila e 4 milioni di dollari. Era la prima personale dell'artista ad Hong Kong, che segue la prima mostra museale a Pechino e Shanghai.
D'altro canto bisogna riempire i musei privati che aprono uno dopo l'altro nella Cina continentale, per cui la domanda dei collezionisti è alta. Tra i più recenti quello dell'imprenditore e collezionista Qiao Zhibing, Tank Shanghai , inaugurato il 23 marzo all'interno di cinque vecchie cisterne petrolifere.

Le vendite in fiera. Vi hanno partecipato 292 gallerie da 35 paesi tra cui dieci italiane e 21 nuovi partecipanti. I visitatori hanno raggiunto la cifra record di 88mila. “Una differenza molto significativa rispetto al passato è l'aumentata presenza di gallerie del Sud-est asiatico” ha dichiarato ad ArtEconomy24 la direttrice della fiera Adelina Ooi. “La fiera rappresenta un ponte tra Est e Ovest ma anche tra i paesi asiatici, riflettendo la diversità artistica all'interno della regione. È un mercato maturo, in cui i collezionisti si prendono il tempo per riflettere e osservare e, soprattutto, non seguono alcuno schema predefinito”. A detta di molti, i collezionisti cinesi si sono dimostrati molto curiosi e capaci di imparare velocemente, ma è anche vero che esistono dei pattern facilmente riconoscibili dall'offerta della fiera: i cinesi apprezzano maggiormente la pittura rispetto alla scultura o alle installazioni, anche la fotografia era poco presente tra gli stand. Diverse gallerie hanno puntato su artisti che nell'edizione di Basilea di Art Basel non sono più presenti come un tempo, come Damien Hirst ( Gagosian gli ha dedicato un angolo sberluccicante superfotografato dal pubblico), Georg Baselitz (era presente da White Cube, Gagosian, Skarstedt e Thaddaeus Ropac , che ha venduto un dipinto per 550mila euro e un altro per 1,6 milioni) e Anish Kapoor (presente da Regen Projects, Lisson Gallery, Kamel Mennour e Galleria Continua ).
In generale le gallerie si sono dette soddisfatte delle vendite. David Zwirner ha venduto l'intero stand durante il primo giorno di preview, che includeva nuove sculture di Carol Bove (400-500mila dollari), un dipinto del 1975 di Alice Neel (1,7 milioni di dollari), uno di Luc Tuymans del 2014 (1,5 milioni di dollari), uno di Marlene Dumas del 1999 (850mila dollari). Un altro artista molto presente tra gli stand della fiera era Lee Ufan, di cui Pace ha venduto un dipinto del 2018 a 300mila dollari e del quale è in corso al momento una retrospettiva al Pompidou-Metz .

Le gallerie italiane. Mediamente soddisfatte anche le italiane, tutte presenti in fiera da diversi anni e, quindi, con alle spalle un solido lavoro di costruzione dei rapporti con i collezionisti. “Negli ultimi anni ho notato un forte interesse per l'arte italiana da parte dei cinesi” ha detto Francesca Piccolboni della galleria Tornabuoni , che ha venduto nelle prime ore della fiera un Manzoni ad una fondazione privata giapponese. “Cinque o sei anni fa conoscevano solo le opere più iconiche, mentre ora si vede che sono più familiari con l'arte italiana e riconoscono di più”. Un'evoluzione veloce notata anche dalla galleria Massimo De Carlo , che ha presentato un'opera monumentale di John Armleder realizzata per la fiera (380mila euro), accanto ad opere di Paola Pivi (un orso del 2017 da 110mila dollari e delle perle da 50mila euro). In stand anche due giovani cinesi: Lu Song, con paesaggi immaginari ispirati alla letteratura tedesca e francese (23mila dollari) e Wang Yu Yang, un artista di cui, a detta della galleria, sentiremo parlare (60mila dollari). Successo per due giovani anche da Lorcan O'Neill, questa volta due nomi internazionali, Eddie Peak e Prem Sahib. In stand anche Giorgio Griffa con lavori molto importanti degli anni 70-80 (prezzi in stand da 4mila a 100mila dollari). Tra le italiane con la più lunga esperienza in Cina c'è Continua , che in fiera ha venduto una scultura di Gormley a 350mila sterline, opere di Ozzola, molto popolare, e Capote. “Nella Cina continentale è più difficile per le gallerie occidentali, il mercato è molto concentrato sulla pittura figurativa” racconta ad ArtEconomy24 Federica Beltrame, direttrice della galleria di Pechino. “Sono più o meno cinque anni che il mercato è migliorato per gli artisti internazionali, dopo che c'è stata il crollo degli artisti cinesi. Solitamente propendono per gli artisti che già conoscono, perché sono molto attenti a dove spendono i soldi e si confrontano molto tra di loro”. Anche Francesca Minini ha riscontrato una predilezione per l'arte più riconoscibile rispetto al concettuale spinto. Tra le opere che hanno avuto maggiore successo in stand quelle di Giulio Frigo e Matthias Bitzer. Tra le gallerie con l'arte della prima metà del Novecento c'erano Mazzoleni e Galleria d'Arte Maggiore che entro il secondo giorno di preview ha venduto sei opere di Morandi. “All'inizio della nostra presenza in Asia vendevamo un'opera, non sei” ha dichiarato Alessia Calarota della galleria. “Siamo anche contenti che iniziano ad interessarsi non solo per le opere più iconiche, le nature morte con le bottiglie, ma anche per i fiori, i paesaggi e le conchiglie”. Mazzoleni, invece, ha presentato uno stand incentrato sulla figura della musa a partire da un de Chirico e lo ha declinato attraverso opere di Pistoletto, Picasso, Chagall, Wesselmann, oltre a opere del dopoguerra italiano. “Il pubblico risponde bene” ha dichiarato Jose Graci della galleria, “c'è molta curiosità e sete di cultura. È un pubblico non sprovveduto che cerca arricchimento”.

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