L’audizione

Cingolani: con 4-5 gradi in più nel 2090 umanità a rischio estinzione

Il ministro della Transizione ecologica è intervenuto in audizione in Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali al Senato sull’impatto dei cambiamenti climatici

(AFP)

2' di lettura

«Al 2090 ci saranno problemi di estinzione con l’aumento della temperatura media globale fra 4-5 gradi in assenza di azioni per ridurre emissioni; se l’aumento è di 2 gradi ci saranno danni, eventi climatici estremi ma ciò non pone criticità per la razza umana, sarà un disastro ma gestibile con azioni decise per ridurre le emissioni di gas serra; se nella seconda metà del secolo l’aumento medio della temperatura è di 1,5 gradi, che significa fare meglio dell’accordo di Parigi, vuol dire aver avuto ora una reazione immediata e radicale verso riduzione delle emissioni» di CO2.

Sono le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani in audizione in Commissione Istruzione pubblica, Beni culturali al Senato sull’impatto dei cambiamenti climatici sui beni culturali e sul paesaggio. «O facciamo questo sforzo enorme per raggiungere gli obiettivi di Parigi» ha detto Cingolani (riferendosi a mantenere l’aumento medio della temperatura globale preferibilmente entro 1,5 gradi centigradi entro fine secolo rispetto al periodo pre industriale) «o la CO2 sale e allora usciamo dall’accordo di Parigi» sul clima che risale al 2015.

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Illustrando con alcune slide le ragioni della Transizione ecologica, della necessità di ridurre l’anidride carbonica nell’atmosfera, quindi le cause e gli effetti dell’aumento di gas serra in atmosfera con riferimenti alle recenti alluvioni in Germania e agi incendi in Sardegna, il ministro Cingolani ha osservato che é necessaria una «maratona di 30 anni di tutti i Paesi» per azzerare il carbonio in atmosfera ed evitare il peggio. Occorre «adesso un chiaro patto con gli italiani sul fatto che le future scelte dovranno appoggiare queste strategie, questa programmazione di cui le future generazioni dovranno prendere il testimone fino al 2050. «Non possiamo sbagliare un anno», ha avvertito il ministro.

«Con sensori, satelliti, algoritmi di Intelligenza artificiale sofisticati dobbiamo fare prevenzione altrimenti questa roba (gli eventi estremi provocati dai cambiamenti climatici, ndr) non la fermiamo. Dobbiamo monitorare ogni centimetro quadrato del pianeta», ha aggiunto il ministro.

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