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Cingolani: ipotesi accisa mobile su carburanti. Più import da Qatar, Algeria, Angola e Congo

Il ministro: inaccettabile che il prezzo del gas sia quintuplicato rispetto al 2021, l’improvviso stop del gas russo causerebbe problemi ad ottobre

Ministro Cingolani: carburante a 2,20? Perché il mercato specula

5' di lettura

Per contenere l’impatto sui consumatori finali, il Governo sta valutando l’ipotesi di praticare sui carburanti un’accisa mobile. A dirlo è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani riferendo in Senato sul caro benzina spiegando che per il costo dei carburanti da autotrazione dall’inizio dell’anno, «c’è un problema di un incremento dei costi del Brent» e un problema del costo del gas e dell’energia che serve nelle raffinerie a trasformare «che impatta sul costo finale». Il ministro ha aggiunto che c’è «una diminuzione della disponibilità del diesel», mentre non c’è alcun problema per la benzina.

Più import da Qatar, Algeria, Angola, Congo

Le possibili misure per incrementare la sicurezza del sistema nel breve e medio termine, che si stima possano portare complessivamente a ridurre la dipendenza dal gas di circa 20 miliardi di metri cubi all’anno, prevedono - ha spiegato il ministro della Transizione ecologica - aumenti di import da Qatar, Algeria, Angola, Congo, paesi produttori dove il governo ha recentemente compiuto missioni. In particolare, si lavora per «l’incremento delle importazioni di gas algerino, dell’import sull’infrastruttura Trans adriatic pipeline (TAP) che si può aumentare di 1,5 miliardi di metri cubi all’anno in tempi abbastanza rapidi a patto di avere volumi aggiuntivi dall’Azerbaigian; massimizzazione di utilizzo dei terminali di gas naturale liquido».

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In particolare potremmo utilizzare ulteriormente «i terminali italiani anche nei periodi dell’anno in cui tipicamente non sono utilizzati, con un incremento possibile di circa 6 miliardi di metri cubi l’anno. Questo significa disponibilità di Gnl aggiuntiva e un miglior utilizzo dei terminali, come, per esempio, recentemente discusso con il Qatar».

«Non è possibile che il gas costi 5 volte più del 2021»

Quanto al prezzo del gas Cingolani ha fatto questa osservazione: «Se per stoccare 10 miliardi di metri cubi di gas mi servirebbero 15 miliardi di euro un anno fa di questi tempi quando il gas era a un po’ meno di 30 centesimi al metro cubo il costo mi avrebbe richiesto un anticipo di 3 miliardi. A parità di tutto non è giustificato che lo stoccaggio, da 3 miliardi di anticipo, arrivi a 15 miliardi: questa è stata la mia affermazione un po’ dura, forse non mi sono espresso con termini giuridicamente corretti, ma non è possibile che mi costi cinque volte di più se la materia è la stessa».

«Rialzi dei prezzi per speculazione in hub scambi»

Per Cingolani «non è accettabile» l’escalation del prezzo del gas che è attribuibile «alla quotazione di un mercato di questi hub che lavorano su scambio di contratti future che sta mettendo in ginocchio tutti i paesi europei». Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani riferendo in Senato sul caro benzina precisando che «a parità di gas oggi abbiamo un euro e mezzo al metro cubo, l’anno scorso 30 centesimi, mettono in difficoltà centrali elettriche e raffinerie che faticano a produrre a prezzi normali».

«Un price cap europeo sarebbe grande notizia»

Il ministro è tornata ad auspicare un tetto europeo per il prezzo del gas. «Sarebbe una grande notizia un price cap a livello europeo temporaneo sulle transazioni di gas naturale all’ingrosso e il disaccoppiamento dei prezzi di vendita dell’energia prodotta da tecnologie rinnovabili elettriche rispetto a quelli del parco termoelettrico, mediante opportuna revisione delle regole di market design».

Problemi ad ottobre se taglio da Russia

Il ministro ha speigato che gli scenari di possibile interruzione delle forniture di gas dalla Russia pongono problemi diversi - e quindi diversi possibili rimedi - in funzione della durata dell’eventuale interruzione. Di breve termine (fino a fine dell’inverno) per far fronte ai consumi nazionali dato l’attuale basso livello di stoccaggi e le limitate possibilità di import da altre rotte. Di medio termine (fino al 30 ottobre) per assicurare il riempimento degli stoccaggi in preparazione del prossimo inverno. Di lungo termine per far fronte a partire dal prossimo inverno all’eventuale assenza di forniture dalla Russia. Cingolani ha precisato che i problemi sono più nel medio termine, perché sarà necessario riempire gli stoccaggi al 90% per il prossimo inverno (12 miliardi metri cubi).

In venti anni stessi consumi ma meno produzione

«Analizzando l’evoluzione dei consumi, delle importazioni e della produzione nazionale del gas naturale, che è il capostipite della filiera energetica, in Italia negli ultimi due decenni - ha detto il ministro della Transizione ecologica - possiamo evidenziare alcuni punti fermi: i valori, che oscillavano fra i 70 e gli 86 miliardi di metri cubi nel 2021, sono rimasti sostanzialmente stabili, passando a 76 miliardi di metri cubi. Nei due decenni successivi, la produzione nazionale di gas naturale si è ridotta sostanzialmente, in parte a causa del calo naturale dei giacimenti e del fatto che non si sono effettuati nuovi investimenti in ricerca e produzione. I numeri parlano di poco più di 15 miliardi di metri cubi prodotti nel 2001 contro i 3 miliardi di metri cubi prodotti oggi». Cingolani ha spiegato che «si è passati da una produzione nazionale che, in percentuale, era superiore al 20% del fabbisogno, all’attuale situazione in cui dipendiamo per il 95% dal gas naturale. Nel nostro energy mix sostanzialmente abbiamo gas e rinnovabili, quindi questo sancisce una fortissima dipendenza dall’importazione».

Le importazioni dalla Russia, ha aggiunto Cingolani, «sono incrementate in valore assoluto e in percentuale da 20 miliardi di metri cubi - il 25% dei consumi - nel 2011 a 29 miliardi di metri cubi nel 2021, che equivale a circa il 38% dei consumi. Questa è la nostra attuale dipendenza dalla Russia».

Da 5 gasdotti e 3 rigassificatori più portata

L’Italia ha cinque gasdotti e tre rigassificatori che hanno anche potenzialità di aumentare la portata. Ne ha parlato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani in Aulamenzionando innanzitutto «il gasdotto Tag (Trans Austria Gasleitung), che attraversa l’Austria e che importa gas dalla Russia attraverso l’Ucraina, connettendosi alla rete nazionale dei gasdotti a Tarvisio. Qui passano i 29 miliardi di metri cubi dell’ultimo periodo che provengono dalla Russia, circa il 40% del nostro import».

Quanto ai rigassificatori «questi producono il 13% del nostro gas per circa 9,8 miliardi di metri cubi e potrebbero arrivare a circa 16 miliardi: notoriamente i rigassificatori non funzionano al 100% per cento per 360, quindi c’è margine eventualmente per aumentare la loro produzione».

Tornando ai gasdotti, Transitgas, «interconnette la rete di trasporto tedesca e quella francese alla rete italiana attraverso la Svizzera. Il punto di ingresso è il Passo Gries. Il gasdotto permette l’importazione - e addirittura in alcuni giorni prima della crisi un po’ di esportazione di gas dall’Italia - del gas proveniente dal mercato nordeuropeo, è un mix di gas che proviene da Norvegia, Olanda, Danimarca, Regno Unito e anche di gas naturale liquido importato attraverso terminali di rigassificazione nordeuropei. Di fatto, questo collega il prezzo del gas all’ingrosso del mercato italiano - il cosiddetto punto di scambio virtuale Psv - al mercato dell’hub nordeuropeo Ttf, che detta i numeri finali. Il gasdotto Transitgas attualmente trasporta il 3% del nostro gas (2,2 miliardi di metri cubi). Potrebbe portarne 12 miliardi, ma il punto è che non riceviamo molte forniture dal Nord Europa, che soprattutto in un momento come questo tende a internalizzare sul proprio mercato».

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