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Cingolani: «Nel 2022 possibili prezzi più ragionevoli per il gas»

Si chiude a Milano l’evento di preparazione al vertice di Glasgow sul clima. Consenso tra i 50 ministri dell’Ambiente sulla decarbonizzazione

di Gianluca Di Donfrancesco

Articolo aggiornato il 3 ottobre alle 12:23

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2' di lettura

«Speriamo che dopo il primo trimestre del 2022, con nuovi equilibri internazionali e l’apertura di nuove pipeline, torneremo a prezzi più ragionevoli del gas. Ma rimaniamo sulla strada dell’uscita dal gas». Lo ha detto ieri il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, durante la conferenza stampa di chiusura della Pre-Cop26 di Milano, la riunione dei ministri dell’Ambiente, tenuta tra giovedì e sabato, per porre le basi del summit mondiale sul clima, in programma a Glasgow a novembre.

Cingolani: servono investimenti su rinnovabili

L’impennata delle bollette rischia di gettare un’ombra sul passaggio a forme di produzione dell’energia sostenibili per il pianeta. E sul Green Deal di Bruxelles. «Le bollette - ha spiegato Cingolani - salgono approssimativamente per l’80% a causa dell’aumento del prezzo del gas e per il 20% per quello dell’anidride carbonica». Quindi, «per il momento non sarebbe corretto dire che la transizione ecologica aumenti il costo dell’energia. Vogliamo uscire dal gas e per farlo servono investimenti sulle rinnovabili».

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Timmermans: capisco l’ansia delle persone

Anche il commissario Ue per il clima, Frans Timmermans, a sua volta a Milano per la Pre-Cop, ha provato a sminare il terreno, in una conferenza stampa tenuta prima della chiusura dei lavori. Anticipando di qualche ora le parole di Cingolani, Timmermans ha detto che «stiamo assistendo a un picco senza precedenti nella domanda di energia. La colpa però non è delle fonti rinnovabili. Al contrario, se avessimo iniziato a investire prima, adesso non saremmo così dipendenti dal gas».

Timmermans, che è anche vicepresidente della Commissione Ue, ha detto di «comprendere molto bene» che gli aumenti «generino ansia nelle persone» e che i Governi «si sentano spinti a intervenire». Un nutrito gruppo di Stati membri, compresa l’Italia, ha annunciato misure per aiutare famiglie e imprese ad ammortizzare l’impennata dei prezzi. In una nota inviata nei giorni scorsi a Bruxelles, la Polonia sottolinea che le politiche climatiche devono essere socialmente sostenibili, «altrimenti rischiano di fallire».

La “cassetta degli attrezzi” Ue

I ministri dell’Ambiente ne discuteranno il 6 ottobre, poi il dossier arriverà sul tavolo del Consiglio Ue. La Commissione sta lavorando a una “cassetta degli attrezzi” da mettere a disposizione degli Stati, perché possano intervenire senza violare le regole comunitarie.

Come Cingolani, Timmermans ha ribadito che «non dobbiamo farci distrarre dallo sforzo di accelerare la transizione energetica» verso forme di produzione più sostenibili. «Se ci facciamo paralizzare, le cose andranno sempre peggio», ha aggiunto. È anche la posizione del presidente di Cop26, il britannico Alok Sharma: «Dobbiamo accelerare» il passaggio a fonti non inquinanti.

Nessun futuro per il carbone

Timmermans ha poi detto di non vedere alcun futuro per il carbone: l’industria scomparirà gradualmente anche senza un’azione specifica per il clima perché, ha spiegato il politico olandese, alla fine «diventerà economicamente non redditizia». E, senza sbilanciarsi su date ufficiali, ha azzardato una previsione: «Sarei molto sorpreso se ci fosse ancora un’industria del carbone significativa dopo il 2040».

«Non c’è alcun futuro per gli investimenti sui combustibili fossili», ha detto Cingolani. Aggiungendo però che «è impossibile raggiungere subito zero investimenti, perché la transizione implica che per un certo lasso di tempo ci sarà coesistenza tra rinnovabili e fossili. Ma la strada è ben chiara».

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