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Cingolani: «Sanzioni non partono da subito per evitare grande recessione»

Il ministro della Transizione ecologica intervistato da Maria Latella torna sui provvedimenti Ue e sul percorso di diversificazione energetica avviato dal governo

di Celestina Dominelli

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani

4' di lettura

Le sanzioni alla Russia sulle importazioni di idrocarburi «non partiranno domani» perché se fossero partite subito «avrebbero portato a una guerra di natura economica sociale facendo entrare il continente in una recessione senza precedenti». Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, va dritto al punto intervistato da Maria Latella, giornalista di Sky Tg24 e di Radio 24. «Si è trattato di un compromesso molto difficile da trovare ed è stato un processo lunghissimo», prosegue il titolare del Mite che ci tiene però a rassicurare sugli effetti del nuovo pacchetto di provvedimenti Ue per il nostro Paese.

Per l’Italia la dipendenza principale è sul gas

«Per l’Italia il problema è inferiore rispetto ad altri colleghi europei. La dipendenza principale per noi è sul gas», chiarisce ancora Cingolani per poi ripercorrere le tappe del percorso di diversificazione che il governo Draghi ha portato avanti in questi mesi affiancato, ricorda lo stesso ministro, dall’Eni. «Abbiamo diversificato le nostre fonti su diversi paesi in cui la nostra azienda nazionale, l’Eni, ha giacimenti grandi e importanti».

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Già rintracciati 25 miliardi di metri cubi di nuovo gas

Cingolani snocciola quindi i numeri della diversificazione.«Abbiamo trovato 25 miliardi di metri cubi di nuovo gas e dalla Russia ne importiamo ogni anno 29 miliardi di metri cubi. Abbiamo di fatto portato a pari l’asticella, i 4 miliardi di differenza saranno un piano di risparmi che non sarà però draconiano».

Dobbiamo iniziare questo inverno con stoccaggi pieni

Poi il ministro torna sul nodo strategico degli stoccaggi, tassello fondamentale per blindare il prossimo inverno. «Credo che per il secondo semestre 2024 dovremmo essere indipendenti dalla Russia. Ma la condizione importante è che gli stoccaggi vengano portati a termine entro fine anno». Noi, precisa ancora Cingolani, «dobbiamo iniziare questo inverno con gli stoccaggi pieni. Una cosa è certa: non dovremo metterci un cappotto in più. Risparmiare sì, ma ci sta».

L’accelerazione sugli altri fronti

Diversificare sul gas, dunque, è solo il primo step. Perché per Cingolani occorre accelerare anche sulle rinnovabili per recuperare rapidamente il tempo perso. E poi c’è la sfida del Pnrr che corre parallelamente al percorso con cui l’esecutivo Draghi sta tentando di velocizzare il progressivo addio al gas di Mosca. Un addio che passa anche, chiarisce Cingolani, dalla massimizzazione della capacità di rigassificazione della penisola partendo dai tre impianti attualmente esistenti e dall’apporto che potrà venire dalle due nuove Fsru (rigassificatori galleggianti) su cui è al lavoro la Snam di Stefano Venier.

La prima nave rigassificatrice operativa nel 2023

E qui il ministro precisa quanto fatto finora. «Snam ha fatto un lavoro egregio in tempi rapidissimi in merito all’acquisto delle navi rigassificatrici. Secondo la nostra tabella di marcia la prima sarà operativa entro il primo bimestre 2023. Se la prima tappa era l’acquisto, ora stiamo cercando un paio di sedi buone perché devono essere attrezzate per ospitare le navi e devono essere vicine ai punti di innesto con i gasdotti». Quanto alla seconda nave, «nelle prossime settimane si dovrebbe sciogliere anche questo secondo contratto».

La seconda Fsru a regime al massimo nel 2024

Queste navi, chiarisce ancora Cingolani, «erano una decina in giro fino a qualche tempo fa. Ora gli armatori si sono messi all’opera per trasformarne altre. La Germania ne sta cercando 5, non c’erano tante già pronte. «Noi - ribadisce - dovremmo mettere a terra la prima nave entro il primo bimestre del 2023 per gassificare quasi tutto il nuovo gnl che arriverà dopo che avremmo esaurito la nostra capacità di rigassificazione esistente, la seconda al massimo un anno dopo.

Per applicare tetto al gas bisogna trovare compromesso

Poi un passaggio sul tetto al prezzo del gas su cui l’Europa ha aperto uno spiraglio. «Stiamo lavorando a stretto contatto con la Commissione europea e con il gabinetto tecnico della presidente Ursula von der Leyen, ci sono discussioni con i tecnici». Il price cap, chiarisce, «è una misura transitoria, non dura tutta la vita. Può durare qualche mese, anche indicizzato, ma evita che ci siano questi picchi sul prezzo. Poi si possono fare tante varianti, ma il concetto è evitare questi picchi folli». Ma quando sarà attuato. «Primo era tutt'altro che scontato che il tetto passasse. Ora che il concetto è passato, è già un’arma di dissuasione al rialzo dei prezzi e questo stabilizza un po' (il mercato)». La commissione, prosegue Cingolani, «ha avuto dal Consiglio il mandato di esplorare questa misura e già da questa settimana si sta lavorando alla soluzione. Bisogna trovare un compromesso tra tanti Paesi e tanti Stati».

Forse tempesta c’è già, siamo in economia di guerra

Cingolani non manca di soffermarsi anche sulla dichiarazione di Jamie Dimon, ceo di JpMorgan, che ha ammonito di prepararsi a un «uragano economico». «Non vorrei che quello che ha detto il numero uno di JpMorgan - spiega Cingolani - significhi silenziosamente e implicitamente che siamo passati da una economia di mercato a una economia di guerra, non vorrei che il terremoto fosse lì». Fino a 4-5 mesi fa, prosegue il ministro, «ancora alcune cose si potevano fare. Ora no, essere in una economia di guerra a me spaventa moltissimo».

Il governo ha messo 30 miliardi, ora rivedere regole mercato

Il ministro ripercorre poi le misure messe in campo dal governo per fronteggiare i rincari dell’energia. «Putroppo in larga misura sull’aumento delle bollette c’è un effetto speculazione e uno sbilanciamento della domanda e offerta. Abbiamo messo 30 miliardi in meno di un anno sulla mitigazione di questo tsunami. È una situazione estremamente complessa ma non è che gli Stati possono continuare a mitigarne gli effetti. Vanno riviste le regole del mercato. Non si può accettare un incremento del 700% dei prezzi dell’energia e dire che il mercato elettrico va bene e non si può perturbare: forse viviamo su pianeti diversi». Quindi il messaggio chiarissimo: «Gli Stati fanno tutto per mitigare ma serve cambiare le regole di un mercato schiacciato dalla realtà. Gli imprenditori hanno ragione. Certo, poi, scontiamo anche errori di 20 anni».

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