L'anniversario

Cinquant’anni fa come oggi Per tutelare e valorizzare L’industria della Lombardia

di Francesco Buzzella

2' di lettura

Era già la prima regione italiana per Pil, per numero di unità locali e addetti con il 17% delle imprese a livello nazionale e 2,6 milioni di lavoratori, primato già nel ’71 trainato dal manifatturiero: gli addetti alle attività manifatturiere erano 1,6 milioni. A 50 anni di distanza la nostra regione mantiene la leadership con il 22% del Pil nazionale, 884mila unità locali (il 19% delle imprese italiane), e 3,8 milioni di lavoratori di cui 904mila addetti nel manifatturiero. Oggi come ieri la ragion d’essere di rappresentanze industriali come Confindustria Lombardia è, se vogliamo, ancor più strategica. Nel 2021 i “pericoli della tecnologia” hanno sembianze diverse: il 5G, l’automazione, e l’Intelligenza artificiale – per fare tre esempi di innovazioni tra le più note – vengono talvolta individuati come future cause di inquinamento, disoccupazione di massa, fine di determinate professioni o deindustrializzazione, ma tra qualche decennio saranno parte della nostra quotidianità così come oggi lo sono le conquiste tecnologiche osteggiate sulle prime pagine dei quotidiani del ’71. Anche le sfide odierne sono altrettanto epocali come quelle di 50 anni fa. Sull’uguaglianza di genere c’è ancora molto da fare se, come emerso da un recente studio dell’Università Bocconi, il contesto dell’emergenza sanitaria non ha favorito lo sviluppo della leadership femminile con le donne spesso costrette ad assumere doppie responsabilità. Il supply shock generato dalla pandemia ha imposto un riassetto delle catene globali del valore le cui conseguenze sono emerse nelle difficoltà di approvvigionamento di materie prime o di componenti per l’industria. Inoltre, ci troviamo, oggi come allora, nel pieno di una crisi – altrimenti detta “transizione” – energetica e di una rivoluzione tecnologica e sostenibile che cambierà il modo di produrre delle aziende e avrà un impatto sui nostri stili di vita, come emerso al recente Forum per lo Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia. Siamo quindi nuovamente a un punto cruciale della storia dove rischi e opportunità, innovazione e paura del cambiamento, prospettive di un’industria 100% sostenibile e di una catastrofica deindustrializzazione si bilanciano – si veda ad esempio la controversa misura europea sul Fit for 55 -. È proprio in queste fasi storiche che attori sociali come Confindustria Lombardia hanno il compito di fornire gli strumenti per tradurre i rischi in opportunità, superare scetticismi e resistenze nei confronti delle innovazioni utili al progresso, e la responsabilità di indicare la direzione da prendere quando vi si trova a un bivio. Questo grazie alla consapevolezza, e all’esperienza, di chi ogni giorno vive la realtà delle fabbriche e dei mercati globali senza paraocchi ideologici. Ma è soprattutto un nostro onore continuare a tutelare e valorizzare l’industria lombarda – e italiana – come fatto nel corso dei primi 50 anni della nostra storia.

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