emergenza sanitaria

Cinque imprese del Sud: pronte a convertire le linee per produrre respiratori

La proposta che coinvolge anche i Politecnici di Napoli e di Bari è di collaborare con la Siare di Bologna. Ma per ora non ha ricevuto risposte

di Vera Viola

(Nicola Marfisi / AGF)

2' di lettura

Si avviano ospedali dedicati esclusivamente ai malati di Covid19, ma, create le strutture, queste restano in emergenza poiché ancora scarseggiano respiratori salvavita. Per dare una risposta a questa drammatica esigenza cinque imprese meridionali, tra Campania e Puglia, dei settori della meccatronica e dell’aerospazio, hanno scritto a Protezione civile e a Invitalia rendendosi disponibili a convertire parte significativa delle proprie linee produttive per produrre ventilatori salvavita.

L’iniziativa è stata favorita dal coordinamento dell'Asi di Napoli, da quello della consigliera della Regione Campania, Antonella Ciaramella. E ha coinvolto i Poluitecnici di Napoli e di Bari e il presidente del Dac (Distretto aerospaziale della Campania) il professore Luigi Carrino.

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La proposta

Le cinque imprese che si sono mobilitate chiedono di poter collaborare con l'unica azienda italiana che oggi costruisce ventilatori: la Siare di Bologna, detentrice di un brevetto. La Siare ha dovuto incrementare infatti enormemente la produzione, ma non può soddisfare tutte le richieste che provengono da tutte le regioni italiane allo stremo nel contrasto alla pandemia. Solo alla Puglia ne servirebbero 400 a settimana. Le imprese meridionali vorrebbero quindi poter produrre utilizzando la stessa tipologia di progettazione e produzione adottate da Siare, poiché partire da un nuovo progetto comporterebbe tempi troppo lunghi.

Le testimonianze
Chiarisce Francesco Acanfora dell'Asi di Napoli: <Le proiezioni del Politecnico di Bari ci indicano la necessità immediata di migliaia di ventilatori per la respirazione assistita. Per senso di responsabilità come rappresentante di un avanzato polo industriale condivido l'urgenza di produrre anche al sud i ventilatori. Occorre che chi detiene il know how lo condivida con chi può moltiplicare la produzione. In macanza il Governo intervenga».

Le imprese in campo
Ecco le cinque imprese: Protom, realizza tra Italia, Francia e Brasile componenti meccaniche ed elettromeccaniche per il mercato civile e militare dei maggiori player dell'aerospazio, della difesa e del settore navale; Dema, con stabilimenti industriali a Somma Vesuviana (Napoli) e a Paolisi (Benevento) e due a Brindisi, produce parti a controllo numerico, componenti in materiale composito, con 700 dipendenti; Desa, presente all'interno dell'aeroporto di Capodichino, offre servizi di ingegneria e design nei campi dell'aerospazio e del settore ferroviario. Atm (advanced tools and moulds) fa manutenzione di macchinari di alta precisione nel mercato dell'automazione. E infine, Nes, design and engeenering.

In cifre
Queste aziende sarebbero disponibili da subito a dedicare al progetto almeno 20mila ore al mese di capacità produttiva, 4000 ore al mese di progettazione e 3500 di industrializzazione.
«Noi di Dema offriamo le nostre capacità ingegneristiche e industriali per supportare il Politecnico di Bari nella realizzazione emergenziale di respitatori – dice l’ad Renato Vaghi – ma dobbiamo ridurre i tempi di progettazione e testing non compatibili con quelli della diffusione del virus.
«Siamo in condizione di mettere a disposizione tutte le nostre capacità ingegneristiche e produttivein brevissimo tempo – dice Fabio De Felice, presidente di Protom –  mettendo da parte personalismi e aspetti legati alla concorrenza per convergere sull'unico obiettivo di dare una mano al nostro Paese martoriato»

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