infrastrutture strategiche

Cinque opere pronte per il via: test cantieri per il governo

Su queste opere si misurerà subito la volontà del governo di accelerare le infrastrutture rispetto al precedente Esecutivo

di Giorgio Santilli


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2' di lettura

Sono cinque le grandi opere pronte per partire, dotate di tutti i pareri tecnici e delle approvazioni progettuali necessarie: su queste opere si misurerà subito la volontà del governo di accelerare le infrastrutture rispetto al precedente Esecutivo. Una di queste, l’Alta velocità Brescia-Padova, in realtà è già partita con la pubblicazione dei bandi di gara e la verifica consiste semmai nel capire se il decollo avverrà effettivamente senza scossoni e nel rispetto del cronoprogramma.

LE CINQUE GRANDI OPERE PRONTE A PARTIRE

LE CINQUE GRANDI OPERE PRONTE A PARTIRE

Le altre quattro opere sono sempre state molto dvisive fra M5S e Pd, a Roma e sui territori, e sono quindi il vero “test cantieri” per il governo e per il neoministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che ha già dichiarato di voler eliminare i veti politici alle opere. Si tratta della Gronda di Genova, su cui il ministro si è già pronunciata a favore, ricevendo in cambio le primo bordate M5S, della bretella Campogalliano-Sassuolo, pronta da tempo ma rallentata dall’ex ministro Toninelli per ulteriori analisi, del passante di Bologna, su cui il punto chiave è sempre il rapporto con Aspi, e del nodo Alta velocità di Firenze.

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Sull’effettivo decollo di queste opere in tempi brevi si misurerà la capacità di De Micheli ma anche l’atteggiamento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che già nel suo discorso di domani dovrebbe provare a dare una linea unitaria al governo.

Luigi Di Maio venerdì ha ribadito che spetta a Conte l’ultima parola. Parlava, in particolare, dell’intesa di maggioranza sulla concessione ad Aspi, ma il riferimento era all’intero capitolo delle grandi opere. Proprio su questi temi il ruolo del premier è destinato a crescere, come arbitro e garante dell’accordo di maggioranza, ma anche come collante e primo artefice della politica del governo. Conte da tempo batte sulla necessità di far ripartire gli investimenti e per questo ha potenziato Palazzo Chigi con la cabina di regia Strategia Italia e la task force tecnica Investitalia.

I test sulle infrastrutture per il governo non si fermano qui, ma spaziano dalla riforma del codice appalti (che deve completarsi con il regolamento generale) alla nomina dei commissari sblocca cantieri su un elenco di 77 opere lasciato dall’ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli al ministero dell’Economia (si veda Il sole 24 Ore dell’8 settembre).

Le cinque opere pronte ai blocchi di partenza hanno acquisito le condizioni per partire grazie al lavoro della struttura di missione guidata da Alberto Chiovelli di cui ora la ministra dovrà decidere la riconferma. Anche nell’era Toninelli Chiovelli e la struttura di missione hanno continuato a lavorare per far avanzare l’iter delle opere fra non poche difficoltà.

La Gronda resta l’opera più impegnativa per il governo. Non pesa solo la questione della revoca della concessione per la A10 chiesta da M5S. Prima di partire serve anche il recepimento dell’accordo fatto in sede Ue sul piano economico-finanziario, con l’allungamento della concessione dal 2038 al 2042 per finanziare l’opera.

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