Opinioni

Cinque passi per cogliere le opportunità di crescita

di Roberto Sambuco


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Per cinquant’anni siamo stati nelle prime posizioni della classifica del Pil mondiale. Stiamo scivolando sempre più in basso passando da un ruolo storico di protagonisti nell’economia mondiale ad uno marginale.

Le cause? La scarsa capacità di competere delle nostre imprese e del nostro Stato nel mondo globale e digitale. Qualunque sia l’esito dell’attuale crisi di governo, é essenziale che si tramuti in un’occasione di rilancio. Si deve recuperare capacità industriale, tecnologica e d’investimento. Siamo stati tra i Paesi al mondo che hanno creato più “unicorni” tra gli anni 50 e 90 mentre sono poche le imprese italiane nate nell’ultimo ventennio capaci d’imporsi sulla scena internazionale. Innanzitutto, va incentivato il consolidamento nei vari settori produttivi e industriali. Partendo dalle banche, le assicurazioni e tutto ciò che riguarda la gestione del risparmio che generi capacità di investimento, favorisca il mercato dei capitali e l’espansione all’estero delle imprese. In questi settori siamo, tranne rari casi, piccoli; il modello di business è obsoleto. Il tema non è solo italiano e richiederebbe autorità europee meno inclini ad un’austerità ragionieristica. Ma prima di far diventare il consolidamento bancario l’affannata via per la salvezza, lo si gestisca come un’opportunità. L’Italia continua ad essere uno dei Paesi che risparmia di più e, in proporzione, investe di meno. Questa incapacità di rendere attivi i risparmi, non stimola le nostre Pmi, spesso eccellenze ma anche limite del loro sviluppo per scarsa managerializzazione e apertura dell’azionariato. Sono sempre meno i capitani d’impresa che sanno rischiare. L’esempio positivo è il recente progetto-Italia che vede Salini consolidatore del settore delle costruzioni passando da € 6 a 12 mld di ricavi e riducendo così il gap tra l’Italia e i principali players mondiali (il primo gruppo francese fattura € 41 mld, il primo tedesco 23). Una delle rare occasioni dove si è saputo fare sistema: le banche e Cdp hanno svolto un ruolo prezioso; strada sulla quale proseguire con determinazione. Consolidare, lavorando sulla scala, sulle filiere e le competenze, eviterà nuove crisi, creerà posti di lavoro e nuova ricchezza, permettendoci di competere all’estero. Un altro esempio è Enel, modello espansivo di successo globale.

La seconda azione sulla quale si deve agire subito è quella che riguarda i fondi europei 2014-2020: ad oggi abbiamo speso solo 19 mld su 75. Per il resto centinaia di migliaia di impegni di spesa destinati all’inefficacia per l’incapacità di progettazione della PA e la frammentazione delle competenze. S’intervenga con poteri speciali: servono pochi e ambiziosi progetti gestiti da una task force che con adeguate competenze coinvolga i soggetti pubblici chiave e le imprese in partnership pubblico-private.

A questo va abbinata una terza azione: la riforma della PA. Ministeri e Regioni sono privi delle competenze necessarie. Serve una scossa coraggiosa. Bisogna favorire la contaminazione e lo scambio di competenze tra pubblico e privato facendo leva non solo sullo spirito da civil servant, ma su percorsi di carriera stimolanti e stipendi competitivi: i “tetti” sono stati un errore. Sliding doors gestite con trasparenza e rigore.

Quarto punto: la concentrazione degli investimenti destinati alle infrastrutture abilitanti lo sviluppo. Come la fibra ottica ed il 5G, potente stadio della rivoluzione digitale in atto. Ridondare gli investimenti rallenta la crescita. Un esempio di questa dispersione è l’aver creato due reti in fibra ottica. Aldilà dei legittimi interessi delle aziende coinvolte, l’angolo sistema-Italia è incompiuto. Su questa sfida dobbiamo tornare ad essere i primi come nella telefonia negli anni 90. Si consolidino le infrastrutture abbinandovi un progetto radicale di digitalizzazione della vita dei cittadini, dello Stato e delle imprese. Combinare Reti e servizi digitali è la chiave spesso ripetuta mai perseguita. Questo genererebbe una moltiplicazione del saper fare “nuova” industria. Il 5G porterà sviluppi oggi impensabili. Noi dobbiamo essere lì, aggressivi, investendo in modo massivo non giocando di rimessa.

Infine, il consolidamento deve riguardare tutte le filiere produttive per sfruttare al meglio le opportunità e i capitali in circolazione sul mercato finanziario. Lo Stato e in particolare Cdp hanno un ruolo chiave che va potenziato riprendendo il progetto Capricorn definito tre anni fa con lo spostamento delle partecipazioni nelle aziende del Tesoro a Cdp. Il Progetto permetterebbe di lavorare con più forza sulle filiere, favorirebbe la cooperazione in Italia e all’estero tra le imprese nazionali sbloccando nuove risorse per Cdp anche per l’equity. Progetto che comporterebbe inoltre una privatizzazione secca stimata in €15/20 mld.

Il senso di tutto cio è che urgente intervenire per non cristallizzare la stasi della crescita italiana. Siamo un Nazione con mille risorse, capacità uniche che dobbiamo saper far maturare, perché la competizione globale ci chiede più professionalità, rigore e capacità di fare sistema-Paese.

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