Il maxi piano del governo

Cinque percorsi e 4,9 miliardi per ricollocare chi perde il posto

Da settembre il rilancio delle politiche attive finanziato con la dote europea cui sta lavorando il ministro Orlando: previsti 3 milioni di destinatari entro il 2025, di cui il 75% donne

di Claudio Tucci

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3' di lettura

Arriva Gol, la “Garanzia di occupabilità dei lavoratori”, con un finanziamento complessivo di 4,9 miliardi tra Pnrr e React-Ue. Si tratta del maxi piano del governo, su cui ha lavorato il ministro Andrea Orlando a partire dall’eredità ricevuta dall’esecutivo Conte, per segnare il rilancio, da settembre, di politiche attive e formazione e che il Sole 24 ore è in grado di anticipare.

Gli obiettivi, descritti in una trentina di slide, sono quelli concordati con l’Europa: almeno tre milioni di “beneficiari” entro il 2025. Di questi almeno, il 75% devono essere donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under30, lavoratori over55. Almeno 800mila dovranno essere coinvolti in attività di formazione, di cui 300mila per il rafforzamento delle competenze digitali.

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La platea dei beneficiari del Gol

Potranno beneficiare di Gol i lavoratori in Cig (nella bozza di riforma degli ammortizzatori targata Andrea Orlando si citano espressamente gli addetti in Cigs per prospettata cessazione, in Cigs per accordo di ricollocazione, e i lavoratori autonomi con partita Iva chiusa). Ma saranno ammessi a Gol anche i beneficiari di Naspi e Dis-coll, del reddito di cittadinanza, i lavoratori fragili o vulnerabili (ad esempio Neet, disabili, donne in condizioni di svantaggio, over55), i disoccupati senza sostegno al reddito, i cosiddetti working poor (che versano in condizione di precarietà). In base allo status occupazionale, si prevedono quattro percorsi di sostegno alla ricollocazione, più un quinto, distinto dai primi quattro, nei casi di crisi aziendali. Ma procediamo con ordine.

Per coloro che sono più vicini al lavoro e più facilmente occupabili, si prevede un percorso denominato «di reinserimento lavorativo». Si tratta infatti di prendere in carico lavoratori per i quali - sulla base delle caratteristiche osservabili - la probabilità di rimanere disoccupati per lungo tempo non è eccessiva e le competenze possedute possono essere spendibili sul mercato.

Upskilling e reskilling

Il secondo percorso è denominato «di aggiornamento» (upskilling), che prevede interventi formativi prevalentemente di breve durata e dal contenuto professionalizzante, richiedendosi un’attività meno intensa per il necessario adeguamento delle competenze.

Per altri lavoratori - ancora più distanti dal mercato del lavoro - sarà più opportuno invece attivare un percorso, il terzo previsto da Gol, «di riqualificazione» (reskilling), in cui è necessaria una più robusta attività di formazione per avvicinare la persona in cerca di occupazione ai profili richiesti dal mercato. In questo caso la formazione professionalizzante è caratterizzata da un innalzamento dei livelli di qualificazione/Eqf rispetto al livello di istruzione.

Nei casi di bisogni complessi, deve essere attivata la rete dei servizi territoriali, come già avviene per il reddito di cittadinanza (e prima per il Rei). Per questo quarto gruppo, si attiva quindi un percorso di «lavoro ed inclusione», dove sarà fondamentale la collaborazione con i servizi del territorio, quelli educativi, sociali, sanitari, di conciliazione.

L'opzione della «ricollocazione collettiva»

Accanto a questi percorsi, ne nascerà un altro denominato «di ricollocazione collettiva». Guarderà situazioni in cui appare opportuno valutare i profili di occupabilità non singolarmente, ma per gruppi di lavoratori. È il caso di situazioni di crisi aziendali che coinvolgono lavoratori ancora formalmente occupati, ma potenzialmente in transizione.

Soprattutto in esito alla riforma degli ammortizzatori sociali, andranno previsti specifici percorsi di politica attiva del lavoro che riguardano collettività di lavoratori o un sottoinsieme consistente di essi. In questi casi, le chanches occupazionali vanno valutate non come somma di singole situazioni individuali, ma sulla base della specifica situazione aziendale di crisi, della professionalità dei lavoratori coinvolti e del contesto territoriale di riferimento. In linea generale, l’obiettivo è che i beneficiari di prestazioni di sostegno al reddito accedano ai servizi dei centri per l’impiego (previsti in Gol) entro quattro mesi dall’avvio della prestazione.

Spazio alla “personalizzazione”

I percorsi saranno il quanto più possibili “personalizzati”. Ad esempio, per chi deve essere riqualificato si ragiona su non meno di 300 ore di formazione. Per chi è proprio a zero (il 20% dei percettori del Rdc non ha la licenzia media, ad esempio), servono 800 ore (per raggiungere la licenza media).

Il programma Gol dovrà essere finalizzato in un decreto interministeriale, condiviso con le Regioni (le politiche attive sono competenza concorrente e la formazione competenza esclusiva regionale). Per fine agosto è previsto un incontro tra gli assessori regionali, il 2 settembre ci sarà il faccia a faccia con il ministro Orlando. L’obiettivo è partire entro settembre, tre mesi prima del cronoprogramma definito con l’Ue (dicembre 2021, ndr).

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