ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe tensioni nei partiti

M5s, Forza Italia e Lega: le possibili scissioni

Se la Lega resta al momento apparentemente compatta attorno alla linea di Salvini, sono in fibrillazione Forza Italia (con l’addio dei ministri Gelmini e Brunetta e la presa di distanza di Mara Carfagna) e il M5s a rischio di una nuova scissione

(ANSA)

2' di lettura

La crisi del governo Draghi scuote gli equilibri nei partiti. Se la Lega resta al momento apparentemente compatta attorno alla linea di Salvini, la caduta di Draghi ha mietuto vittime in casa Forza Italia, prima con l’addio della ministra Maria Stella Gelmini. E il giorno dopo con l’abbandono del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, («Forza Italia ha tradito la sua storia e i suoi valori. Non sono io che lascio, è Forza Italia che lascia se stessa») seguito a ruota dal senatore Andrea Cangini e dalla presa di distanza della ministra per il sud Mara Carfagna.

Mercoledì, alla fine di una giornata convulsa, con il centrodestra di governo pronto a non partecipare al voto per la fiducia sulla risoluzione Casini condivisa dal centrosinistra, è arrivato lo strappo di Gelimini uno degli esponenti storici e di peso del partito di Silvio Berlusconi, che da tempo manifestava sofferenza verso la gestione del partito.

Loading...

L’abbandono dei ministri forzisti

Fi sembra spaccato in maniera sempre più netta fra una corrente «draghiana» minoritaria di ispirazione centrista, e una maggioritaria più vicina all'asse con Lega e Fratelli d'Italia. Ma a prevalere è ormai la seconda, con l’abbandono anche di Brunetta, che scandisce: «Vertici sempre più ristretti di Forza Italia si sono appiattiti sul peggior populismo sovranista, sacrificando un campione come Draghi, orgoglio italiano nel mondo, sull’altare del più miope opportunismo elettorale». Anche Andrea Cangini ha lasciato Forza Italia. Lo conferma il senatore azzurro, che ha votato la fiducia al governo Draghi in dissenso dal partito restando in aula a differenza dagli altri forzisti. E in serata è arrivata anche la presa di distanza di Mara Carfagna («Qanto accaduto ieri rappresenta una frattura con il mondo di valori nei quali ho sempre creduto che mi impone di prendere le distanze e di avviare una seria riflessione politica»).

Attesa per le mosse della pattuglia «draghiana» in Fi

Ora, bisognerà capire se altri azzurri seguiranno i “fuoriusciti” in una nuova avventura politica. Le voci di una scissione del drappello dei “draghiani” di Forza Italia si fanno inisistenti: fra gli indiziati per una rottura ci sono quei deputati che domenica, dopo l’intervista di Gelmini a Repubblica in cui chiedeva alla maggioranza (e al suo partito) di non porre condizioni al premier, sono usciti pubblicamente per esprimere sostegno alla ministra: Roberto Caon, Giusy Versace, Annalisa Baroni, Erica Mazzetti, Claudia Porchietto.

Lo scontro esploso nel M5s

Intanto anche il M5s è sempre più lacerato. Il 6 luglio Giuseppe Conte aveva presentato al premier un documento in 9 punti con alcune rivendicazioni (dal superbonus, al salario minimo, al redditto di cittadinanza) considerate essenziali per l’appoggio grillino al governo. E si sono creati due schieramenti. Da un lato i governisti (50 tra Camera e Senato) guidati da Davide Crippa, capogruppo alla Camera che intendevano appoggiare Draghi, e dall’altra i falchi duri e puri che spingevano per un’uscita dall’esecutivo. Alla fine il Movimento è restato compatto, non votando la fiducia ma non uscendo dall’aula per evitare di far mancare il numero legale. Il redde rationem però è solo rinviato. L’epilogo del governo Draghi sarà anche il bivio per molti grillini che da tempo non condividono la linea di Giuseppe Conte. E segnerà la fine del campo largo con il Pd

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti