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Cioccolatini e pesto: così il made in Italy entra in blockchain

di Pierangelo Soldavini

Blockchain, questa sconosciuta: come funziona

2' di lettura

Il Bacio esce dalla fabbrica della Perugina e non viene perso di vista neanche un secondo, lungo tutto il viaggio che lo porta all’estero, garantendone così la qualità e, soprattutto, assicurando che si tratta effettivamente del vero Bacio e non di un prodotto contraffatto. Intanto nei campi viene seguita la crescita delle piantine di basilico, dalla semina fino alla raccolta per proseguire con la consegna al trasportatore fino allo stabilimento Barilla, pronto a essere trasformato in pesto.

Anche in questo caso non c'è un passaggio in cui ciascun singolo lotto possa sfuggire al controllo di qualità dell'azienda emiliana.

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All’insegna di tracciabilità, trasparenza e fiducia il “made in Italy” alimentare sposa la tecnologia blockchain e lo fa con due marchi iconici come il Bacio Perugina, oggi controllato dalla Nestlè, e la Barilla con i suoi sughi. Con l’obiettivo dichiarato di rafforzare l’immagine di qualità della materia prima lungo l’intera filiera e il controllo anticontraffazione.

La nuova frontiera della tecnologia che è alla base del bitcoin inizia a mantenere le sue promesse di innovazione “disruptive” sbarcando nell’economia italiana con due progetti che realizzano il tracciamento sicuro e trasparente della filiera produttiva. Barilla ha avviato con Ibm Italia una sperimentazione in cui è coinvolto un singolo produttore di basilico con una tracciatura “dal campo alla tavola”: il produttore ha già inserito nella blockchain, appoggiata sull’infrastruttura cloud di Ibm, tutti i dati relativi alla coltivazione, dall’irrigazione agli antiparassitari per garantire l’effettiva sostenibilità; poi al momento dello sfalcio, ogni singolo lotto sarà seguito fino alla consegna. «Barilla è un’azienda alimentare di marca che vive grazie alla fiducia dei clienti: garantire in maniera sicura e trasparente l’assoluta qualità della materia prima è un nostro obiettivo fondamentale e stiamo sperimentando la tecnologia blockchain per perseguire tale obiettivo», spiega Roberto Magnani, vice president logistica di Barilla Group, anticipando che, se si verificherà efficace, il progetto potrà essere esteso a tutti i prodotti del gruppo, a partire dal grano, dai pomodori e dal latte.

Anche Nestlé Italiana sfrutta il valore della blockchain per certificare la tracciabilità delle esportazioni del Bacio Perugina dalla fabbrica italiana agli importatori e distributori globali, grazie a un progetto pilota in partnership con Microsoft: anche in questo caso la blockchain integra le informazioni dei diversi attori coinvolti nella filiera estesa delle esportazioni, produttori, trasportatori, spedizionieri, operatori portuali, importatori e distributori.

Microsoft ci ha messo l’infrastruttura cloud di Azure: sono qualche decina i progetti pilota che l’azienda sta studiando per aziende italiane. «Si tratta di progetti snelli anche dal punto di vista dei costi – spiega Fabio Moioli, direttore Enterprise Services di Microsoft Italia -: il vero costo non è la tecnologia in sé, quanto la realizzazione dell’ecosistema dell’intera filiera».

La scommessa di Barilla e Nestlé testimonia che la blockchain può rappresentare una grande opportunità: «È uno strumento che può certificare il “made in Italy” rispetto a quello che non lo è: la firma digitale diventa garanzia di fiducia – afferma Alessandro La Volpe, vicepresident Ibm Cloud -. Come hanno già dimostrato colossi come Maersk nella logistica e Walmart nella supply chain si tratta di una responsabilità condivisa tra tutti gli attori che si trasforma, grazie alla tecnologie, in sicurezza, trasparenza e tracciabilità».

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