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Cioccolato, con il lockdown tornano a salire i consumi

Da cinque anni gli acquisti in Italia sono in costante flessione ma a sorpresa negli ultimi mesi hanno ripreso a crescere per un settore che vale oltre 2 miliardi

di Luisanna Benfatto

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(dmitr1ch - stock.adobe.com)

Da cinque anni gli acquisti in Italia sono in costante flessione ma a sorpresa negli ultimi mesi hanno ripreso a crescere per un settore che vale oltre 2 miliardi


3' di lettura

Chiamatelo comfort food o peccati di gola dettati dell’effetto smart working e “io resto a casa”. Durante il lockdown il cioccolato ci ha conquistati e reso la “prigionia” meno pesante anche grazie alle sue proprietà antiossidanti e anti stress.

La fotografia scattata da Nielsen lo evidenzia: nel “paniere dell’indulgence” dal 9 al 15 marzo le tavolette di cioccolato sparivano dagli scaffali e entravano nei carrelli della spesa registrando un aumento delle vendite a due cifre (+18,5%). Trend confermato anche dopo l’allentamento delle misure restrittive nel periodo 29 giugno 26 luglio dove l’acquisto scende ma il trend comunque si mantiene a due cifre (+10,7%).

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In Italia siamo meno golosi degli altri Paesi in Europa. Euromonitor International evidenzia una costante flessione negli ultimi cinque anni, e valori assoluti di consumo di 4,9 kg per nucleo familiare nel 2019 – rispetto a una media europea di 11 kg. Nel 2020 il formato tavoletta è stato quello che ha registrato la più alta crescita, il 4%, raggiungendo i 540 milioni di euro sul mercato italiano complessivo che comprende dagli Ovetti Kinder ai cioccolatini, e vale quasi 2 miliardi.

Tra le categorie più ricercate, secondo l’istituto di ricerca, le qualità premium, biologico e con meno zucchero. Anche se le aziende top seller in Italia restano il gruppo Ferrero che detiene una quota di mercato del 39,6% (con i brand Kinder, Ferrero Rocher e Pocket Coffee) seguito da Lindt 13,4%, Nestlé 11,4%, Dufour 4,5% e Mars 3,6%.

Il consumo casalingo di cioccolato (da sgranocchiare o per fare torte e dessert) è dunque in crescita, ma è precipitato quello professionale a causa della chiusura di bar, pasticcerie e ristoranti. Proprio su questa strada si stanno muovendo grandi player e piccole realtà che tentano nuove strade distributive e fonti di ricavi.

Ha appena debuttato con un sito e-commerce dedicato al nostro mercato consumer il brand francese Valrhona, gigante da mille dipendenti che appartiene al gruppo lattiero caseario Savencia, quello del Caprice des Dieux, della famiglia Bongrain. L’Italia è il quarto Paese per fatturato dopo Francia, Stati Uniti, Giappone e detiene all’oggi una quota del 35-40% del segmento premium B2B. È infatti il marchio di riferimento per gli chef stellati. Nella vetrina online si trovano ricette e ingredienti professionali per realizzare a casa dessert, utilizzati abitualmente nei loro laboratori dai maestri come Gianluca Fusto, Andrea Besuschio e Salvatore De Riso. Settanta le referenze in vendita con formati ridotti e sacchetti da 200 grammi dei cioccolati iconici come Guanaja, Dulcey, Caramelia, Jivara, pralinati, tavolette e confezioni a tema Natale da degustare o regalare.

«Dopo i risultati incoraggianti raggiunti in Francia in un anno – il canale B2C online vale il 5% dei ricavi –, abbiamo deciso di replicare il format in Italia e nel 2021 seguiranno Spagna e Germania. Una scelta fatta anche per rimediare alle perdite pesanti nel settore professionale» racconta Igor Maiellano, Business Unit Manager di Valhrona. A settembre è nato il V-Lab Milano, un nuovo spazio dedicato alla formazione sia per professionisti che per privati.

Ha invece un modello di business diverso, Alessio Tessieri, fondatore con la sorella del marchio toscano Amedei. Nel 2018 ha aperto la propria impresa artigiana a Ponsacco (Pistoia) con il brand “Noalya, cioccolato coltivato”. Lui ama definirsi un coltivatore di cacao e poi un cioccolatiere. Dalla piantagione di proprietà in Venezuela provengono le migliori cabosse (i frutti che contengono i semi di cacao) che ora seleziona via Skype. Studio e collaborazioni con le Università e ossessione per la materia prima hanno permesso a questa Pmi di otto persone di raggiungere un fatturato di due milioni di euro con una distribuzione limitata a enoteche, gastronomie e pasticcerie, apprezzata però da addetti ai lavori e intenditori.

Nel 2020 è arrivato il virus che ha intaccato ricavi e piani di crescita: «Vogliamo farci conoscere in Europa e in Gran Bretagna che è un grande mercato. Ma la Brexit fa anche più paura del Covid». L’anno però si chiude con diversi riconoscimenti assegnati al Merano Wine Festival per le tavolette 309 Grand Cuvee Character 85% e l’Esprit Grand Cru Costa Rica extra fondente 67%. Ma qual è il segreto del buon cioccolato? «La sua dolcezza sconvolgente – risponde Tessieri – . L’amarezza è solo un difetto, frutto di una sovra tostatura o di un cacao che non aveva aroma all’origine».

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