Industria

Ciotola cinese, pet food italiano

di Guido Minciotti

2' di lettura

Nella ciotola cinese una porzione di pet food made in Italy. E' stato siglato a Pechino un protocollo e relativi certificati per l'esportazione verso la Cina di alimenti per animali da compagnia. Al tavolo il Dg della sanità animale e farmaci veterinari del Ministero della Salute, Silvio Borrello, e Li Jianwei, omologo del Dipartimento per la Quarantena degli Animali e delle Piante di Aqsiq. “Grazie a questa intesa e all'accettazione da parte cinese dell'elenco degli stabilimenti italiani autorizzati, i nostri produttori potranno avviare le esportazioni verso il gigante asiatico”, spiega il ministero della Salute . I contatti per aprire la frontiera cinese al cibo per animali italiano vanno avanti da anni, ne abbiamo scritto su 24zampe. Un mercato che fa gola agli industriali nostrani: la presenza di cani e gatti è in forte crescita nelle famiglie cinesi, sotto la spinta dell'occidentalizzazione dei costumi. Si stima che l'incremento annuale di pets sia di circa 7 milioni, anche se gli scaffali sono già occupati da prodotti soprattutto neozelandesi, australiani, belgi, francesi, canadesi e tedeschi.

Le reazioni della filiera
“I nostri prodotti dovranno farsi spazio - spiega Domenico Monge al Sole 24 Ore - ma arrivare in Cina è un risultato importante e ai funzionari del ministero, Borrello in testa, vanno i miei complimenti”. Secondo Monge, l'accordo potrebbe valere circa 50 milioni per il 2018 e un centinaio di milioni dall'anno successivo per i sei stabilimenti autorizzati. Per fare un paragone, l'intero mercato italiano fattura 2 miliardi di euro l'anno. Antonella Baggini, segretario di Assalco (Associazione Nazionale Imprese per l'Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia), parla di “grande risultato di comparto” e vuole rivolgere un plauso al ministero per aver portato a casa l'accordo che “va a premiare la rigorosità dei controlli e del sistema produttivo del nostro Paese e riconosce l'impegno dell'industria italiana che ha saputo investire in ricerca e innovazione”.

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Un successo anche veterinario
Soddisfatta anche Maria Caramelli, direttrice dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino, capofila della partita perchè i due principali stabilimenti autorizzati sono in Piemonte, quelli di Monge a Monasterolo di Savigliano (Cn) e di Morando ad Andezeno (To): “I cinesi sono rimasti colpiti dall'affidabilità della nostra sorveglianza epidemiologica e dalla precisione dei sistemi di tracciabilità della carne italiana. Anche quella utilizzata nel petfood, che in parte sono scarti di produzione, ma tracciati”. Gli altri stabilimenti autorizzati sono un secondo di Morando a Molfetta (Ba), la New Pet Food Italia di Castiglione delle Stiviere (Mn), Russo Mangimi di Nola (Na) e Effeffe Pet Food di Pieve Porto Morone (Pv). “Un altro ottimo risultato della nostra sorveglianza veterinaria - commenta Marco Melosi, presidente dei medici veterinari dell'Anmvi -, che fa seguito all'accordo Jefta (Japan-Europe Free Trade Agreement) raggiunto con il Giappone la settimana scorsa. Due riconoscimenti dell'ottima qualità del nostro lavoro da 'nuovi' partner commerciali”.

Blog 24zampe http://guidominciotti.blog.ilsole24ore.com/

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