Opinioni del Sole

Circolo virtuoso con più donne in politica

di Paola Profeta


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(© Martin Moxter/imageBROKER)

3' di lettura

Le donne rappresentano il 36,1% dei membri del Parlamento europeo. Una percentuale in crescita, anche se ancora lontana dalla parità. Dal 1979 a oggi la percentuale di donne nel Parlamento europeo è stata superiore a quella nelle assise nazionali ed entrambe sono cresciute significativamente.

Le elezioni europee del 2014 hanno introdotto un meccanismo di voto che prevedeva la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con l’obbligo, solo in questo caso, dell’alternanza di genere. Al prossimo imminente appuntamento con le urne europee voteremo con un sistema ancora più preciso: si possono esprimere fino a tre preferenze, ma già nel caso di due preferenze espresse, il sesso alternato è obbligatorio, pena l’annullamento della seconda preferenza. Le liste dei candidati di ciascun partito inoltre dovranno rispettare la presenza di metà uomini e metà donne e i primi due candidati nella lista dovranno essere di genere diverso.

Questi meccanismi funzionano. Più donne sono state elette. Dalle elezioni del 2009 a quelle del 2014 la percentuale di donne elette al Parlamento europeo è più che raddoppiata. Un meccanismo simile è stato introdotto con successo nelle elezioni comunali per i Comuni al di sopra dei 5mila abitanti: secondo un recente studio condotto con alcune colleghe, la doppia preferenza di genere, insieme alla presenza di quote di rappresentanza di genere nelle liste dei candidati, nelle elezioni municipali del 2013 ha garantito un aumento di 22 punti percentuali nella proporzione di donne elette nei consigli comunali. Considerando che, secondo recenti sondaggi, una parte dei cittadini italiani non è informata sulle possibilità di voto di preferenza e sull’esistenza della doppia preferenza di genere, gli effetti potenziali di misure simili sulla rappresentanza femminile sono ancora più ampi.

Perché è così importante avere una rappresentanza di genere bilanciata nella politica?

Non è solo una questione di giustizia e di democrazia - le donne rappresentano metà della popolazione e dei votanti e meritano un’adeguata rappresentanza. Ci sono almeno altri tre motivi importanti, come confermano alcuni studi recenti.

Primo, la qualità. In un recente studio con Eleanor Woodhouse (Profeta and Woodhouse, Electoral rules, female representation and the quality of politicians, wp CESifo 7101, 2018) abbiamo raccolto informazioni su tutti i politici italiani, uomini e donne, eletti a tutti i livelli di governo dal 1987. Abbiamo mostrato che le donne elette hanno più istruzione degli uomini e che i sistemi elettorali che favoriscono l’elezione di donne beneficiano di un effetto collaterale positivo in termini della qualità dei politici eletti. Il binomio è chiaro: più donne, più qualità - misurata secondo gli indicatori standard della letteratura di selezione dei politici, come l’istruzione o la passata esperienza lavorativa.

Secondo, le donne sono portatrici di un’agenda decisionale diversa, che comporta in particolare una maggiore attenzione alle politiche sociali, ai temi dell’istruzione, della sanità, dell’ambiente e alle tematiche femminili. Molti studi si sono concentrati su quali politiche sono utili per la promozione della parità di genere. In parallelo, sempre più studi mostrano come, senza una rappresentanza politica bilanciata per genere e/o una leadership femminile queste politiche stentino a decollare. Un circolo virtuoso potrebbe innescarsi: parità nella rappresentanza alimenta politiche per la parità di genere che a sua volta si traducono in più empowerment femminile. L’Europa poi da sempre si è mostrata attenta a questa sensibilità: oggi più che in passato un’Europa sostenibile beneficerebbe di più donne al comando.

Terzo, uno dei problemi principali dei divari di genere che osserviamo è di tipo culturale: stereotipi, norme sociali, ruoli di genere sono il maggior ostacolo alla parità di uomini e donne nell’economia e nella politica. Diffondere role models è uno dei modi per interrompere gli ostacoli culturali. Le donne italiane al Parlamento europeo possono essere un efficace role model per contribuire al cambiamento culturale necessario per una maggiore parità di genere a beneficio dell’economia e della società.

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