Medio Oriente

Medio Oriente, sì di Hamas alla tregua. Israele non risponde: «Niente trattative»

Un manifestante palestinese è morto in ospedale dopo essere stato ferito in scontri con l'esercito israeliano nei pressi di al-Bireh, non lontano da Ramallah, in Cisgiordania

Israele - Palestina: come si è arrivati a questo punto?

5' di lettura

È «giallo» intorno alla tregua tra Israele e Palestina. L’Egitto avrebbe proposto, «attraverso canali privati» un cessate il fuoco tra Israele e Hamas a partire da alle 6 di mattina (ora locale) di giovedì prossimo, secondo quanto riporta la tv israeliana Canale 12 che cita fonti palestinesi. Stando a questa versione, Hamas avrebbe accettato mentre Israele non avrebbe risposto. Fonti israeliane, citate da Times of Israel, tuttavia hanno negato che ci siano stati «negoziati» con Hamas per un cessate il fuoco. Le fonti si riferiscono ad alcune dichiarazioni rilasciate al New York Times da un alto esponente di Hamas all’estero, Moussa Abu Marzuk, secondo cui l’organizzazione sta cercando una tregua. «Israele ha chiesto - ha detto Abu Marzuk - che Hamas cessi unilateralmente il lancio di razzi per 2-3 ore prima di decidere di fare lo stesso». Abu Marzuk ha aggiunto che Hamas accetterà un cessate il fuoco solo se «simultaneo e mutuale».

Biden duro in privato con Netanyahu

Si moltiplicano, intanto, le pressioni su Tel Aviv. Nella sua ultima telefonata al premier israeliano Benjamin Netanyahu, Joe Biden gli avrebbe lanciato un messaggio in privato più duro di quello reso noto pubblicamente, ammonendolo di poter fronteggiare solo per poco la crescente pressione delle comunità internazionale e del Congresso per chiedere che Israele cambi il suo approccio verso Hamas. Lo scrive il New York Times citando due persone a conoscenza del colloquio. Il giornale cita anche Ilan Goldenberg, un ex dirigente dell’amministrazione Obama esperto di Medio Oriente, secondo cui «abbiamo una nuova dinamica col Congresso che fa il poliziotto cattivo chiedendo al presidente di sospendere la vendita di armi e il presidente che fa il poliziotto buono. Questo può dare al presidente Biden più flessibilità e influenza in futuro con Israele», ha aggiunto.

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Manifestante palestinese ucciso

Il fronte resta caldissimo. Un manifestante palestinese è morto in ospedale dopo essere stato ferito in scontri con l’esercito israeliano nei pressi di al-Bireh, non lontano da Ramallah, in Cisgiordania. Lo riferiscono i media palestinesi, registrando almeno 40 feriti colpiti da proiettili. Il portavoce militare israeliano ha replicato che durante le tensioni «si è sparato in maniera intensiva sui soldati e anche contro il comandante della Divisione Giudea e Samaria», con due militari feriti alle gambe. Successivamente, il portavoce ha manifestato dubbi sulle «sulla veridicità delle informazioni fornite dal ministero della Sanità di Gaza», perché «aumentano i numeri delle vittime civili e minimizzano quello dei combattenti»

In ogni caso, l’uccisione del militante in Cisgiordania segna l’ennesimo climax della guerra in corso in Medio Oriente. Fatah e Hamas avevano indetto per il 18 maggio una «giornata di rabbia» in Cisgiordania, mentre è continuato nel corso di tutto mercoledì il botta e risposta fra i raid aerei di Israele e i razzi sparati da Hamas. Sempre il 18 maggio si è riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu per tentare di trovare un’intesa su una dichiarazione, che sarà seguito il 20 maggio dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. La Ue, al termine della videoconferenza dei 27 ministri degli Esteri convocata sul tema, resta schierata «per il cessate il fuoco», ha dichiarato l’Alto rappresentante della Politica estera Josep Borrell.

Forze Israele: tenta attacco in Cisgiordania

Le forze israeliane (Idf) hanno confermato di aver «neutralizzato» un sospetto palestinese accusato di aver tentato di attaccare i militari israeliani a Hebron, in Cisgiordania, con un ordigno improvvisato (Ied), un coltello e un’arma. «I soldati delle Idf hanno individuato il terrorista che si avvicinava e che ha cercato di sparare e lanciare un esplosivo contro di loro - si legge in un tweet delle stesse Idf - I soldati hanno risposto al fuoco e hanno neutralizzato il terrorista». Nessun ferito tra le forze israeliane.

Colpiti 120 obiettivi a Gaza in 24 ore

L’offensiva di Israele procede a ritmi serrati. Le forze di difesa hanno riferito di aver colpito 120 obiettivi nella Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore, tra cui dieci lanciarazzi. Il portavoce delle forze di difesa israeliana, Hidai Zilberman, ha spiegato che molti raid aerei sono stati condotti nel quartiere Rimal di Gaza City, dove vivono diversi leader di Hamas. Zilberman ha anche detto che l'esercito israeliano ha «una notte intensa davanti a noi» in quanto ci si prepara a colpire «nuovi luoghi» e a continuare ad attaccare la rete dei tunnel sotterranei che Israele chiama «la metropolitana».

L’esercito israeliano continuerà a colpire il tunnel di Hamas nella striscia di Gaza. «E' uno sforzo che portiamo avanti, continuiamo e continueremo a farlo, lo espanderemo in altre aree della Striscia di Gaza nei prossimi giorni» ha detto Jonathan Conricus, portavoce dell'esercito israeliano, in un briefing online con la stampa internazionale.

«Il nostro obiettivo è degradare le capacità militare di Hamas - spiega Conricus - Hamas ha impiegato vari anni, almeno cinque, a costruire, una rete sotterranea, che chiameremo Metro”. Ma invece di essere una metropolitana ad uso civile, continua il portavoce, questa rete “viene usata dai militanti di Hamas, dai terroristi. E' al centro della dottrina di Hamas e del suo concetto di operazioni. Facilita attività militari, permette agli agenti operativi di nascondersi, muoversi da un posto all'altro, serve per il controllo e l'organizzazione delle azioni, per trasportare i lanciatori di razzi. E' l'ossatura del sistema di Hamas».

«Abbiamo cominciato a colpire questa rete con raid aerei da venerdì”, ha detto Conricus, sottolineando che gran parte di questa rete si snoda sotto infrastrutture civili, ma che l'esercito fa ogni sforzo per “minimizzare le vittime civili».

Netanyahu, capacità Hamas riportate indietro di anni

Hamas ha subito «un colpo che non si aspettava'» da parte dell'esercito israeliano, che è riuscito a ''riportare indietro di anni'' le capacità militari del gruppo. Lo ha dichiarato il primo israeliano Benjamin Netanyahu nel corso di una visita alla base aerea di Hatzerim vicino a Beersheba. «I nostri nemici hanno visto quale prezzo vogliamo che paghino per l'aggressione contro di noi, sono sicuro che sapranno trarre le conclusioni», ha aggiunto Netanyahu, affermando che l'operazione andrà avanti «per tutto il tempo necessario a ristabilire la calma per i cittadini di Israele».

Hamas scrive a Khamenei, immediata mobilitazione

Il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha inviato nelle scorse ore una lettera alla Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, per chiedere un ulteriore sostegno nel conflitto contro Israele. «Oggi, il nemico criminale, con le più mortali armi internazionali bandite, commette i crimini più barbari contro il popolo di Gaza, e i crimini più vili contro i manifestanti a Gerusalemme, in Cisgiordania e nei territori occupati del 1948. Di fronte a questi crimini senza sosta - scrive Haniyeh nel messaggio, citato dall'agenzia Mehr - facciamo appello all'immediata mobilitazione delle comunità musulmana, araba e internazionale ad assumere posizioni determinate e costringere il nemico sionista a porre fine ai suoi crimini». Altre lettere sono state inviate all'ayatollah Khamenei da cinque organizzazioni combattenti palestinesi, che secondo l'ufficio della massima autorità di Teheran hanno espresso il loro ringraziamento per il rinnovato sostegno contro Israele espresso nella Giornata dedicata a Gerusalemme, lo scorso 7 maggio.


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