cinquant’annni

Citroën SM, una grande macchina: ma attenzione alla qualità del restauro

Solo pochissime persone sanno mettere le mani con scienza e coscienza sulla SM, anche per interventi di manutenzione ordinaria

di Vittorio Falzoni Gallerani

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Solo pochissime persone sanno mettere le mani con scienza e coscienza sulla SM, anche per interventi di manutenzione ordinaria


3' di lettura

La Citroën SM nacque in quello sfavillante Salone di Ginevra del 1970 dove, insieme a lei, debuttarono l'Alfa Romeo Montreal, che abbiamo già omaggiato, e la Lamborghini Jarama della quale parleremo presto. Che nostalgia! Tre rombanti purosangue latini a sei, otto e dodici cilindri; per chi in quegli anni era fresco di patente, è difficile pensarci trattenendo la commozione vista la situazione attuale rapidamente evolventesi verso ronzanti generatori elettrici.

Ma passiamo alla nostra Madame: una macchina straordinaria, lo si vede di primo acchito, ma sotto sotto la situazione è ancora più impressionante dato che ciò che vi si cela, lavorando all'unisono, riesce in un'impresa molto difficile ancora oggi quando l'elettronica offre possibilità allora impensabili. Ci riferiamo all'ottenimento di una forse insuperata combinazione tra il comfort di marcia, di poco inferiore a quello leggendario della sorella DS, e la stabilità alle altissime velocità, oltre 220 km/h, che può mantenere per lunghe distanze in pieno relax per pilota e passeggeri.

Un risultato ottenuto dalla Citroën con uno sforzo tecnologico immane che parte dall'adattamento delle sospensioni pneumoidrauliche di Casa alla inedita combinazione di prestazioni e peso che il nuovo modello presenta, per arrivare allo sviluppo dell'innovativo sistema Di.ra.vi. di assistenza variabile allo sterzo che, in anteprima mondiale, consente di avere la massima leggerezza nelle manovre e la giusta consistenza nella marcia autostradale in assenza di limiti di velocità.

Nel mezzo vi è la creazione di una carrozzeria dal disegno magari non molto armonioso ma di impatto molto forte e di un'eleganza esclusiva che costituì, infatti, uno dei maggiori fattori del successo iniziale della vettura; concepito da Robert Opron, presenta una profilatura aerodinamica del tutto adeguata, offre discreta accoglienza anche ai passeggeri posteriori e dà vita, in sostanza, ad un perfetto esempio di Super Citroën: missione compiuta, quindi, compresa la riproposizione dei fanali anteriori girevoli, nel senso delle curve, patrimonio di Casa fin dal 1968.

E, citata questa particolarità, passiamo a parlare più in particolare del muso di questa automobile cominciando col dire che i fari sono sei, garanzia di viaggi veloci e sicuri anche dopo il tramonto, e posti dietro uno schermo trasparente che dona grande personalità alla sua imponente parte anteriore che presenta una carreggiata più larga della posteriore di ben venti centimetri.

In parte responsabile di questa stranezza il motore V6 posto longitudinalmente che presenta un'anomala angolatura tra i cilindri di 90°che ne aumenta la larghezza; come è noto questo schema poco usato deriva dalla fretta con la quale lo dovette realizzare l'ingegner Giulio Alfieri che fu per questo costretto a “segare” due cilindri dal motore V8 Maserati del periodo, anch'esso sua pregevole creatura; corto e leggero, questo motore non può invece avere colpe sulla lunghezza del cofano della SM se non fosse che, secondo tradizione Citroën, fu posizionato dietro a cambio e differenziale posti a cavallo dell'avantreno cui forniscono la trazione.

Non la migliore realizzazione di Alfieri per i motivi accennati, è comunque un motore brillante che dai suoi 2,7 litri alimentati da tre carburatori riesce a ricavare 170 CV, non bastevoli per scatti brucianti, data la stazza della macchina, ma più che sufficienti per crociere autostradali in prima classe, coccolati in un abitacolo sibaritico sia se rivestito nel velluto di serie sia dalla magnifica pelle disponibile in opzione.

Dal 1970 al 1975 furono poco meno di tredicimila le SM prodotte, dal 1972 alimentate ad iniezione per 178 CV e dal 1973 con il nuovo motore da tre litri usato sulla Maserati Merak depotenziato a 180 CV: come è facile intuire da questi dati, quindi, la SM non cambiò mai il suo carattere; e fu un bene in quanto non ve n'era alcun bisogno; il suo problema è sempre stato un altro: l'eccessiva complicazione costruttiva che già allora mise in seria difficoltà la struttura assistenziale della Casa francese pur alle prese con la sola manutenzione.

Un problema che oggi si è ovviamente aggravato in quanto solo pochissime persone sanno mettere le mani con scienza e coscienza sulla SM anche per interventi banali; non parliamo poi se si tratta di un restauro: operazione che quasi nessuno ha affrontato; si spiega così, tuttavia, l'enorme divario riscontrabile nei cartellini dei prezzi: un'esemplare buono si può trovare, infatti, attorno ai trentamila, trentacinquemila euro mentre per uno restaurato si passano gli ottantamila.

Ed anche in quest'ultimo caso è un acquisto per coraggiosi ai quali lo consigliamo data la eccezionalità di quello che quest'auto può offrire sotto qualsiasi profilo, ma cui contemporaneamente raccomandiamo di assicurarsi prima di poter disporre di mani sicure cui affidarla quando viene l'ora di prendersene cura.

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