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ecosistema urbano

Città e ambiente: Frosinone disperde il 75% dell'acqua in rete

di Giacomo Bagnasco


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3' di lettura

Dall'aria che tira all'acqua che scorre, non ci sono certo elementi tali da giustificare grandi entusiasmi. Anzi, l'indagine di Legambiente raccoglie segnali prevalentemente negativi dal settore “idrico” della sua indagine. Un settore che conta il 15% delle valutazioni complessive, con la punta massima della dispersione di acqua (da sola vale l'8%), seguita dai consumi (4%) e dalla capacità di depurazione (3%). Si considera acqua “dispersa” quella immessa in rete che successivamente non risulta consumata per usi industriali, agricoli o civili: il discorso, dunque, non riguarda soltanto perdite vere e proprie della rete ma anche altri fenomeni, compresi quelli dei furti e dei prelievi abusivi. Si riducono a tre (dalle sei del 2016) le città che riescono a contenere la dispersione a meno del 15% delle immissioni in rete. È uno degli aspetti indagati dalla 25esima edizione di Ecosistema urbano di Legambiente, qui la mappa interattiva e tutte le classifiche.

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Pordenone guida la classifica delle virtuose fermandosi all'11,1 per cento, seguita da Macerata al 12,5 e Monza al 14,3. In compenso il valore medio di perdite nei territori di tutti i comuni capoluogo sale dal 35 al 36,3% e il numero dei centri che superano il 30% aumenta da 56 a 60. L'ultimo posto è occupato da Frosinone con il 75,4% e anche Vibo Valentia si attesta oltre quota 70, esattamente al 71,9 per cento.

Va un po' meglio per i consumi idrici domestici, dove la media è stabile a 152,7 litri per abitante al giorno. Tre città - Crotone con 86,5, Oristano con 95,7 e Trapani con 99,5 - stanno sotto i 100 litri giornalieri, ma i valori più bassi riscontrati nella ricerca potrebbero anche risentire di possibili periodi di carenza idrica. Così come sul fronte opposto si può ipotizzare che certi utilizzi decisamente alti siano influenzati anche da utenze non domestiche ma classificate come tali. Questo spiegherebbe ad esempio, almeno in parte, il fatto che a Milano si sia passati in un anno da un valore di 209,3 a uno di 295,6 litri (di gran lunga il più alto), e che Reggio Calabria, penultima, sia cresciuta da 180,8 a 240.

Qualche piccolo miglioramento si segnala per la capacità di depurazione. In questo caso il confronto è possibile tra le annate 2015 e 2016. Guidate da un plotone di 17 città che da Nord a Sud possono vantare il 100% di popolazione residente servita da rete fognaria delle aree reflue urbane, altre 12 si avvicinano all'en-plein chiudendo con il 99 o il 98 per cento. In tutto fanno 29 piazzamenti tra il 100 e il 98, due in più dell'anno prima. Mentre scendono da 12 a 11 quelle sotto l'80 per cento, con Benevento che occupa il fondo fermandosi al 17.

Infine, indipendentemente dai risultati ottenuti nelle singole classifiche, il comparto acqua è uno di quelli per cui è stato assegnato un bonus particolare, pari a un terzo del valore complessivo degli indicatori che si riferiscono a ogni ambito. Il riconoscimento, che in questo caso vale cinque punti percentuali, è andato a Bologna, Cremona e Parma per l'adozione di politiche e misure riguardanti il recupero delle acque meteoriche, la separazione della acque chiare da quelle nere e il recupero delle acque grigie (in gran parte quelle che scendono da lavandini, docce e vasche da bagno). Accorgimenti anti-dispersione più che opportuni.

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