Opinioni

Città e bellezza, questione di facciata

di Innocenzo Cipolletta


3' di lettura

Quando André Malraux divenne ministro della Cultura in Francia negli anni 60 del secolo passato con il Governo di De Gaulle, fece, tra le altre cose, un provvedimento volto alla pulizia delle facciate dei palazzi di Parigi.

A quell’epoca Parigi era riscaldata essenzialmente a carbone e le emissioni avevano reso di colore nero tutte le facciate degli edifici parigini. Ma i parigini borbottarono e si opposero, pensando che Parigi avrebbe perso quell’aria di città scura del Nord che era una sua caratteristica. Malraux non si fece condizionare e avviò il suo progetto, con tecniche innovative di pulizia a getto d’acqua, per riportare le facciate dei palazzi di Parigi al loro colore originale. Da quel momento Parigi prese a risplendere e le tecniche di pulizia dei palazzi ebbero un grande successo.

Ho sempre pensato che anche l’Italia avrebbe bisogno di una legge che rendesse obbligatoria, con qualche sovvenzione, la pulizia e la manutenzione periodica delle facciate dei palazzi delle nostre città.

Con una simile misura, si potrebbe avviare un progetto di miglioramento estetico delle nostre città, di salvaguardia del nostro patrimonio artistico, una messa in sicurezza dei palazzi (e dei cittadini che rischiano sovente la caduta di vecchi cornicioni) e si creerebbe una domanda permanente che farebbe nascere nuove tecnologie, nuove imprese, nuove professioni e nuovo lavoro.

Le facciate dei palazzi non appartengono solo ai legittimi proprietari. Esse appartengono anche agli abitanti che risiedono nelle città, ai turisti che le visitano e più in generale al Paese tutto. Un tale obbligo, che per altro farebbe acquistare valore all’immobile, non sarebbe una tassa, ma un semplice dovere di cittadinanza, com’è in tanti altri Paesi civili.

Bisogna dare atto a questo Governo e al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini se una misura iniziale in questa direzione è venuta ad arricchire il testo della Legge di stabilità per il 2020.

Si tratta di un provvedimento molto generoso che consente la detrazione fiscale del 90% delle spese per il rifacimento delle facciate degli immobili effettuate nel corso del 2020. La limitazione a un anno è volta ad accelerare l’avvio dei lavori e a concentrarli in un momento di particolare difficoltà congiunturale per il settore delle costruzioni.

Credo che questo provvedimento sia oltremodo opportuno e potrà aprire le porte a una vera politica di manutenzione straordinaria delle nostre città che sono un patrimonio culturale da mettere a fruttare per far crescere il lavoro e per migliorare la qualità della nostra vita. Vivere in città sicure e curate migliora di molto la qualità della nostra vita e accresce la potenzialità di attrarre un turismo meno corsaro, ma composto da viaggiatori colti e attenti alla qualità delle cose, quindi propensi anche a spendere un po’ di più per il soggiorno e per la cultura.

Avere la possibilità di programmare il rifacimento delle facciate nelle città italiane assicurerebbe al settore delle costruzioni una domanda costante e prevedibile, a fronte della quale nascerebbero nuove imprese e soprattutto si svilupperebbero nuove tecnologie che poi potrebbero essere esportate in giro per il mondo. Ne deriverebbe un aumento dell’occupazione anche qualificata e ne sarebbe stimolata la ricerca di nuovi materiali, di nuove tecniche di nuovi macchinari.

Insomma, se si vuole far ripartire il Paese, più che cercare risorse finanziarie che non sono disponibili, sarebbe bene procedere con norme che inducano a progetti di riqualificazione del patrimonio del Paese e, per questa via, favoriscano una vera crescita della domanda e del sistema produttivo. Spero veramente che questa misura del Governo sia solo un primo passo verso una maggiore attenzione ai nostri beni culturali e alla qualità della vita dei cittadini.

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