Patrimoni dell'Umanità

Città, luoghi e Parchi vanto del BelPaese

Con Padova Urbs Picta, Montecatini, le antiche faggete dell'Aspromonte, del Pollino e della Puglia, i Portici di Bologna e un ampliamento del centro storico di Firenze salgono a 58 i siti italiani iscritti nella Lista Unesco

di Lucilla Incorvati

6' di lettura

L’iscrizione dei Portici di Bologna nella lista del patrimonio mondiale Unesco è arrivata a sorpresa ma porta l’Italia in vetta alla classifica dei Paesi con il maggior numero dei riconoscimenti Patrimoni mondiali dell’Umanità. Dopo quella per Padova Urbs Picta, Montecatini grande città termale europea, nella lista sono finite anche le antiche faggete dell’Aspromonte, del Pollino e la foresta nella Riserva statale degli Sfilzi in Puglia. E anche Firenze estende il suo patrimonio Unesco di altri 27 ettari.

Italia, in vetta alla classifica dei siti Unesco

Dalla 44ma sessione Unesco, dove sono state esaminate le candidature 2020 e 2021, l’Italia è uscita vincente: sono 58 i siti italiani iscritti che insieme ai 14 della lista rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell'umanità, portano a 71 i riconoscimenti UNESCO riguardanti il patrimonio culturale italiano. L’Italia è il primo Paese al mondo in questa “classifica” che vede ai primi posti anche Cina, Spagna e Germania. Una bella notizia alla vigilia del G20 Cultura che l'Italia si appresta ad ospitare per la prima volta.

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Portici di Bologna, una città e il suo valore culturale

I portici di Bologna, come ha ben detto la commissione Unesco sono uno straordinario esempio di spazio privato ad uso pubblico, rappresentativo del sistema urbano di percorsi coperti e definisce veramente l'identità urbana della città. Sotto i portici per secoli è avvenuta la storia di Bologna, la sua trasformazione e la sua evoluzione. Se oggi coprono 62 km la prima testimonianza storica risale all’anno 1041. I portici, oltre a offrire riparo dalle intemperie e dal sole, hanno rappresentato anche uno strumento per l’espansione di attività commerciali e artigiane, oltre a rendere più abitabili i pianterreni, isolandoli dalla sporcizia e dai liquami delle strade. Nei secoli successivi, il numero dei portici aumentò soprattutto grazie al forte incremento della popolazione dovuto all’arrivo di studenti e professori all’Università di Bologna, ma anche all’esodo dalle campagne. A partire dal 1288, un bando del Comune stabilì che tutte le nuove case dovessero essere costruite con il portico e quelle già esistenti lo aggiungessero. Al proprietario, spettava l’onere del mantenimento, ma restava del Comune l’uso pubblico del suolo. Ad essere candidati e approvati sono solo 12 tratti selezionati con un’accurata ricerca tra quelli centrali e quelli più periferici (c’è anche il portico del Treno della Barca) e riconosciuti come “un elemento identificativo della città di Bologna”

I portici di Bologna patrimonio dell'umanita' dell'Unesco

Dal portico di San Luca a Santa Maria dei Servi fino a Casa Isolani

Il portico di San Luca è il più lungo al mondo: 3.796 metri di lunghezza e 666 arcate che portano fino al Santuario della Madonna di San Luca, venertissimo da tutti i bolognesi. Il portico più stretto della città (appena 95 centimetri di larghezza) si trova in via Senzanome, in zona Saragozza. Il più alto, invece, è quello del palazzo dell’Arcidiocesi di Bologna, in via Altabella, che sfiora i dieci metri d’altezza. Infine, il portico più largo della città è quello della basilica di Santa Maria dei Servi, in strada Maggiore. Famosi anche Casa Isolani in Strada Maggiore; il portico laterale della basilica di San Giacomo Maggiore in via Zamboni; il palazzo Bolognini-Isolani e le case Beccadelli in piazza Santo Stefano; le arcate decorate con motivi floreali del palazzo del Podestà e l’altissimo portico “dei Bastardini” in via D’Azeglio, così chiamato perché sotto le sue volte ebbe sede, fino al 1797, l’orfanotrofio della città.

Padova Urbs Picta, dipinti che hanno cambiato la storia

I grandi cicli affrescati della Padova del Trecento. Sono capolavori che segnarono una nuova era nella storia dell’arte, producendo un irreversibile cambio di direzione, l’avvento della prospettiva rinascimentale. Sono gli affreschi realizzati tra il 1305 e il 1397 da Giotto fino a Jacopo da Verona, passando per Guariento, Giusto de Menabuoi, Altichieri da Zevio e Jacopo Avanzi che ora campeggiano nella World Heritage List. La Padova Urbs Picta comprende tutto il ciclo pittorico degli otto edifici e complessi monumentali nel centro storico della città, tra i quali la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, e gli affreschi del Palazzo della Ragione. E’ il secondo sito Unesco della città, che è già nella lista con l’Orto Botanico.

Montecatini città delle grandi terme d’Europa

Montecatini, compresa nel sito transnazionale del circuito delle Grandi terme d'Europa per il suo complesso termale, come parte di una candidatura transnazionale promossa da Austria, Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, oltre che dall'Italia. 11 città situate in sette Paesi europei: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Gli edifici e le strutture termali in questione sono tutti integrati in un contesto urbano complessivo che include un ambiente ricreativo e terapeutico gestito con cura nell'ambito di un paesaggio pittoresco e incarnano il significativo interscambio di valori umani e sviluppi nella medicina, nella scienza e nella balneologia”. Le Terme di Montecatini erano note già in epoca romana poi nel medioevo e nel trecento le qualità terapeutiche delle sue acque vengono definitivamente riconosciute.Nella lista Unesco della Toscana Montecatini si aggiunge così ai centri storici di Firenze e Siena, a Pienza, San Gimignano, alla Val d'Orcia, ai giardini e alle ville medicee, a Piazza del Duomo di Pisa e al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi con le sue faggete vetuste. La Regione Toscana ha appena avviato il percorso per inserire il Paesaggio culturale del Chianti classico nella lista dei patrimoni mondiali dell'UNESCO.

La magia del centro storico di Firenze

L'impero di bellezza in riva all'Arno, che già comprendeva l'intero centro storico, acquisisce più spazio nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. E’ stato così ampliato il sito UNESCO del “Centro storico di Firenze”, iscritto sin dal 1982, riconoscendo l'eccezionale valore universale dell'Abbazia di San Miniato, della Chiesa di San Salvatore a Monte e delle Rampe, il piazzale Michelangelo, il giardino delle Rose e quello dell'Iris, e passa da 505 a 532 ettari.

Eccellenze italiane naturalistiche

Le antiche faggete dei parchi nazionali dell'Aspromonte e del Pollino sono i primi due siti calabresi riconosciuti dall'Unesco. Nel Pollino ci sono i faggi più antichi d’Europa, vecchi di 650 anni, uno splendore, il Pino loricato, un unicum in Italia e certamente raro a livello mondiale. E lo stesso battesimo è arrivato per la foresta nella Riserva statale degli Sfilzi nella Puglia garganica dopo il parere positivo espresso dall'IUCN (International Union for Conservation of Nature) per i caratteri ecologici peculiari delle faggete, dove la foresta temperato-decidua incontra quella sempreverde mediterranea in condizioni ambientali molto differenti. Un'espansione che ha permesso l'inclusione nel sito seriale Unesco costituito dalla rete delle “faggete vetuste d'Europa” di due aree di rifugio glaciale caratterizzate una per la collocazione più meridionale (Aspromonte) e l'altra a più bassa quota altimetrica (Sfilzi). Grazie all'azione di tutela integrale svolta per decenni prima dal Corpo forestale dello Stato e ora dai Carabinieri forestali, in queste faggete l'equilibrio è assicurato dai cicli naturali con alberi annosi che muoiono per eventi naturali. Insomma, le faggete vetuste sono veri e propri laboratori naturali dove vivono alberi adattati a superare estati calde siccitose. In queste foreste, sotto il coordinamento scientifico dell'Università della Tuscia, si sta studiando la capacità dell'ecosistema vetusto di rispondere al cambiamento climatico e di conservare la biodiversità. Intanto nei mesi scorsi l’IUCN aveva inserito nella “Green list” delle Aree Protette e meglio Conservate il Parco Nazionale Arcipelago Toscano (che fa già parte della Riserva della Biosfera dell'Unesco), il più grande parco marino d’Europa; poi sull’Appennino tra Forli e l’Umbria il Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna (già Patrimonio dell'Umanità Unesco) con i suoi boschi unici, da sempre oggetto di pellegrinaggi, suggestionando nei secoli santi, scrittori e artisti che le hanno elette a loro luogo di meditazione, eremitaggio e spiritualità. E poi aveva confermato nella lista (per la terza volta dal 2014) il Parco nazionale del Gran Paradiso in Val D’Aosta. E’ il più antico Parco nazionale italiano, a metà tra Valle d'Aosta e Piemonte che accoglie, attorno ai 4mila metri del Gran Paradiso, cinque vallate concentriche in cui si trovano tipici ambienti alpini, con ghiacciai, rocce, boschi di larici ed abeti.

Parco della Majella e Aspromonte Geo Park Unesco

Grazie al loro patrimonio geologico sempre sull’Appennino il Parco della Majella in Abruzzo e L'Aspromonte in Calabria in aprile sono entrati a fare parte dell'Unesco Global Geoparks, la rete mondiale dei Geoparchi Unesco. Il Parco Nazionale della Majella, un parco affacciato sul mare, la Montagna Madre d'Abruzzo nella parte più impervia e selvaggia dell'Appennino Centrale ma anche la Montagna del Lupo, dell'orso e dei Santi Eremiti, ha un’elevata geodiversità ( 95 geositi in tutto di cui almeno 22 hanno valore internazionale). Non meno importante la valorizzazione per l’Aspromonte estrema propaggine della catena appenninica dai suggestivi paesaggi, sentieri che si affacciano su panorami mozzafiato, un patrimonio geologico internazionale, immense foreste di alberi secolari, rarità floristiche e faunistiche di una biodiversità eccelsa. Anche questo Parco è stato inserito per il rispetto di un rigido protocollo che non comporta soltanto un compendio tecnico geologico ma soprattutto conservazione e preservazione della natura .

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