Qualità della vita 2019 - La salute

ecosistema urbano di legambiente

Città più verdi: sull'aria il (parziale) riscatto del Meridione

di Giacomo Bagnasco


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(Marka)

3' di lettura

Un passo indietro, ed ecco che sfuma la possibilità di creare un trend positivo. Niente da fare: i timidi ma incoraggianti miglioramenti della qualità dell'aria registrati nel 2016 non hanno avuto un seguito e, anzi, nel 2017 la situazione si è fatta più critica. A fronte di una sostanziale stasi per le concentrazioni di biossido di azoto peggiorano i dati relativi alle polveri sottili e all'ozono (che incide per il 4% sulla graduatoria finale di Legambiente, mentre gli altri due indicatori contano ognuno per l'8 per cento). È uno degli aspetti indagati dalla 25esima edizione di Ecosistema urbano di Legambiente, qui la mappa interattiva e tutte le classifiche.

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Se si vuole individuare un fattore positivo bisogna guardare alla capacità di risposta dei Comuni, visto che è diminuita la quota di dati sconosciuti. E proprio un Comune che ha reso disponibili le sue “performance” è balzato in testa in due parametri dell'aria su tre: si tratta di Enna, che anche grazie a questi risultati abbandona l'ultima posizione in classifica generale risalendo dal 104° all'83° posto.

La città siciliana si distingue particolarmente sul fronte del biossido di azoto, con una media annua di soli 4,2 microgrammi per metro cubo, meno della metà della seconda classificata Pesaro. È soddisfacente il fatto che i capoluoghi rimasti al di sotto del limite fissato dalla legge (40 microgrammi) siano aumentati da 85 a 88, ma il valore medio nazionale (29,1) rimane identico all'anno precedente e cresce da 26 a 28 il numero di città in cui almeno una centralina ha segnalato una media annua superiore al valore limite. Le ultime tre piazze sono assegnate agli unici centri che superano la quota complessiva di 50 considerando tutte le centraline: Monza e Torino arrivano a 54, poco meglio fa Roma con 50,8.

Enna finisce al primo posto - questa volta di misura su Nuoro - alla voce PM10, le famigerate polveri sottili. Come nel 2016, sono 23 i centri per cui la media delle centraline è contenuta entro i 20 microgrammi per metro cubo. Ma stavolta quattro città - Padova, Cremona, Torino e Avellino - superano quota 40, toccata l'anno prima della sola Caserta. È il limite per la protezione della salute umana previsto dalla direttiva comunitaria 2008/50.

Così come per il biossido di azoto, Milano si piazza quintultima. In generale, invece, sono i centri meridionali a vantare un'aria più pulita, presumibilmente per questioni legate alla meteorologia e anche a una minore presenza di insediamenti industriali.

Questa supremazia è confermata dai rilevamenti legati all'ozono, per cui si calcolano i giorni di superamento, in tutte le centraline, del limite giornaliero di 120 microgrammi a metro cubo come media mobile su otto ore. Su 11 capoluoghi che non hanno mai sforato (erano 14 l'anno prima), due - Latina e Viterbo - appartengono al Centro Italia mentre gli altri nove rientrano nel comparto Sud e Isole: sono Caltanissetta, Messina, Nuoro, Oristano, Palermo, Ragusa, Reggio Calabria, Salerno e Vibo Valentia. Entro la soglia di protezione della salute umana (stabilita in 25 giorni all'anno), secondo i dati di questa edizione di Ecosistema urbano, rientrano solo 31 città, mentre nel 2016 erano 51. Anche in coda le cose peggiorano: sono nove le città - tutte del Nord e quasi tutte in Pianura padana - ad avere valori superiori a 70 giorni, dai 71 di Cremona e Lodi agli 87 di Bergamo. Nel 2016 invece erano solo quattro (con il dato anomalo di Genova, schizzata a 155 e ora rientrata nei ranghi, sia pure rimanendo oltre i 60 giorni di superamento).

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