In tribunale entro l’estate

Cittadini e associazioni preparano la prima causa contro lo Stato italiano

L’obiettivo non è il risarcimento dei danni ma costringere il Governo a intervernire sul tema ambientale

di Valentina Maglione

Climate change: Paesi ricchi contro Paesi poveri. Di chi è la colpa?

L’obiettivo non è il risarcimento dei danni ma costringere il Governo a intervernire sul tema ambientale


2' di lettura

In Italia la prima causa incentrata sui cambiamenti climatici è attesa prima dell’estate. A promuoverla sarà un gruppo di associazioni, comitati e cittadini, coordinato dall’associazione A Sud e deciso a chiamare in giudizio lo Stato, accusato di non aver fatto abbastanza per mitigare i cambiamenti climatici, violando così i diritti umani. E la scelta di agire in giudizio è accompagnata da una campagna di sensibilizzazione, per cui è stato scelto il nome evocativo di «Giudizio universale».

«Proporremo una causa ordinaria - spiega Luca Saltalamacchia, uno dei tre avvocati del team legale incaricato di seguire il contenzioso - contro lo Stato italiano. I ricorrenti saranno diversi, associazioni e cittadini, e l’atto di citazione sarà depositato con ogni probabilità ad aprile di fronte al Tribunale di Roma». L’obiettivo iniziale, in realtà, era avviare la causa già lo scorso anno, ma poi «abbiamo deciso - afferma Saltalamacchia - di aspettare il testo definitivo del Pniec, il piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030», che indica gli interventi per arrivare a una politica energetica sostenibile e che è stato presentato dal ministero dello Sviluppo economico a fine dicembre».

L’obiettivo: nuove politiche contro il climate change
La controversia «non mira a ottenere un risarcimento dei danni - spiega l’avvocato - ma ha l’obiettivo di far condannare lo Stato a porre in essere una serie di adempimenti per contrastare efficacemente il climate change». I target di tutela che le associazioni prendono come riferimento sono quelli individuati dall’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu, che oggi sono più stringenti rispetto a quelli riconosciuti dall’Ue.

Proprio sugli studi dell’Ipcc si è basata la causa promossa dalla fondazione Urgenda contro lo Stato olandese, che è stato condannato in via definitiva lo scorso dicembre dalla Corte dell’Aja a ridurre in modo drastico le emissioni inquinanti entro l’anno prossimo. Un’esperienza a cui si ispira anche la causa contro lo Stato italiano.

Una lesione al «diritto alla salute»
I dettagli dell’azione non sono noti, ma è probabile che lo Stato sarà chiamato a rispondere a titolo di responsabilità extracontrattuale per aver leso, in particolare, il diritto alla salute. Ma, in prospettiva, la tutela del clima potrebbe passare, come spiega Claudio Vivani, avvocato esperto di diritto dell’ambiente, «attraverso la teoria dei beni comuni, vale a dire i beni che sono funzionali a soddisfare gli interessi della collettività: come l’aria e l’acqua e anche l’ambiente e il clima. È una teoria dirompente rispetto al sistema attuale - prosegue - che consentirebbe ai cittadini di agire contro lo Stato per la tutela dei beni comuni». In assenza di norme di questo tipo, «i giudici hanno oggi un ruolo fondamentale - conclude Vivani - perché sono chiamati a innestare la tutela del clima sugli istituti offerti dall’ordinamento».

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