E-Cultura

Cittadini o barbari? Ecco come la politica può governare la rivoluzione digitale

di Alberto Annicchiarico


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4' di lettura

La sensibilità del giornalista viene sempre sollecitata quando chi non lo è richiama all'importanza di saper scegliere le fonti. Perché in effetti, al tempo dell’informazione mainstream passata sulla graticola dei social network è più che mai necessario evitare l’approssimazione, convincendo il lettore che le fonti consultate da chi scrive sono a prova di bomba. Già, ma se invece il giornalista serio si trova a controbattere in rete le tesi di chi, magari un “terrapiattista”, si basa su fonti inaffidabili? Ecco, qui sorge un problema. L’incomprensione è dietro l’angolo, la discussione animata anche.

«Valutare la qualità e affidabilità di una fonte è vitale per sviluppare una cittadinanza matura ai tempi del digitale e di Internet. Come possiamo sviluppare questa capacità? Quali rischi evitare?». Questa riflessione, come si noterà, aggiunge quesiti cruciali alla questione da cui siamo partiti ed è contenuta in un libro, Cittadini ai tempi di Internet, che potremmo definire Manifesto per una cittadinanza matura al tempo del Web. L’autore è Alfonso Fuggetta, professore ordinario di informatica al Politecnico di Milano e da tre lustri ai vertici di Cefriel, consorzio senza scopo di lucro partecipato da università, imprese e amministrazioni pubbliche per promuovere innovazione e sviluppo delle competenze nel settore delle tecnologie digitali.

Ecco, Fuggetta, per capirci, è un’ottima fonte. Il saggio, oltre che ragionevolmente agile e diretto, si avvale di una scrittura brillante, chiara, ricca di aneddoti. Che può stimolarci a deporre per qualche ora l'arma impropria ormai più diffusa al mondo, lo smartphone, ad astrarci dai mondi social in cui siamo risucchiati per buona parte della giornata. Per fare cosa? Per capire - seguendo il filo delle due parti che definiscono la struttura del libro - ciò che siamo e ciò che vorremmo diventare in quanto individui che aspirino ad essere cittadini maturi e consapevoli.

Cosa siamo? Internet, come sottolinea l’autore, «costituisce una straordinaria opportunità di miglioramento e di sviluppo sociale prima ancora che economico». E però, Internet, con la forza dirompente del cambiamento che l’ha contraddistinta in questi anni, ha un suo lato oscuro e anche più d’uno. Fuggetta segnala la velocità di trasformazione del mondo del lavoro, la disumanizzazione della comunicazione tra individui, la falsificazione delle notizie, la sfiducia negli esperti. Internet ha ridisegnato i modelli di interazione e dialogo, creando il terreno ideale per l’affermazione, ad esempio, della logica del branco. Tutti sintomi, secondo Fuggetta, di un male profondo di cui non è la Rete, da sola, la responsabile.

Qui Fuggetta chiama in causa il ruolo della politica, vista come strumento essenziale per costruire (o ricostruire, diremmo noi) un quadro di riferimento culturale e sociale, per proporre nuovi e urgenti modelli di convivenza. In sostanza, un'alternativa alla barbarie. Quella dell'autore, insomma, è una riflessione che invita a discutere anche di «competenze, saperi, criteri valutativi, strumenti operativi» che riportino al centro il tema della cittadinanza.

Il discorso non riguarda solo i più avanti negli anni, quelli che sul Web hanno iniziato a surfare da adulti e che Fuggetta chiama immigrants, riprendendo il titolo di un saggio del 2001 di Marc Prensky. Al centro del progetto di ricostruzione della società polverizzata ci sono i nativi digitali, quelli nati con l’iPad tra le mani. Provocazione: sono anche “maturi digitali”? Il professore del Politecnico ci invita a prendere appunti. Ad esempio: manualità non è sinonimo di conoscenza; l’abilità nel premere tasti non definisce la qualità della comunicazione. Oppure: gioventù non è sinonimo d'innovazione, citando James Bond in Skyfall. Avete capito? «I nativi digitali sono in realtà molto meno ‘maturi digitali' di quanto immaginiamo. Hanno bisogno di un percorso educativo nuovo che vada ben oltre il semplice addestramento all'uso delle app (non ne hanno bisogno!) o lo studio della tecnologia».

Educazione e studio, quindi, imparando a imparare. E qui si arriva al cosa vorremmo diventare. Tenendo bene a mente che «non si può e non si deve più parlare di cultura e cittadinanza digitali, ma di cultura e cittadinanza ai tempi del digitale». Per creare cittadini davvero maturi cogliendo le opportunità migliori offerte dalla tecnologia - e quindi apertura, confronto, creatività, condivisione nel senso di saper fare con gli altri e saper far fare - è ormai necessario imparare a sviluppare, a ogni età, una serie di competenze comportamentali, abilità cognitive e sensibilità.

La ricetta dell'autore non è definitiva. Fuggetta è il primo ad ammettere di non avere la pretesa di proporre la soluzione. Il valore del suo libro, però, sta nella capacità di andare a toccare molti dei nervi scoperti di un dibattito da non delegare ai thread su Twitter, chiamando in causa famiglie, scuola, imprese, media, politica, istituzioni. Per ritrovare, nel mondo ormai permeato dalla rivoluzione digitale, il senso di comunità e di convivenza civile. «È da qui che dobbiamo ripartire - è la conclusione - chi siamo e perché stiamo insieme». Sfida non da poco.

Alfonso Fuggetta, Cittadini ai tempi di Internet, Franco Angeli (178 pagine, 19 euro)

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