architettura & design

Citterio-Viel fonde le due società di architettura e interiors

Così si consolida una struttura di 130 professionisti, coordinati da 8 partner che lavorano a fianco dei co-fondatori e ricavi da 20 milioni di euro nel 2019

di Paola Pierotti

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Così si consolida una struttura di 130 professionisti, coordinati da 8 partner che lavorano a fianco dei co-fondatori e ricavi da 20 milioni di euro nel 2019


3' di lettura

Antonio Citterio Patricia Viel (ACPV) ha annunciato la fusione delle sue due realtà Citterio-Viel & Partners Interiors e Citterio-Viel & Partners, consolidando così una struttura di 130 professionisti, coordinati da 8 partner che lavorano a fianco dei co-fondatori Antonio Citterio e Patricia Viel. Ricavi da 20 milioni di euro nel 2019. Una tappa significativa per lo studio milanese che punta a valorizzare le sue professionalità e competenze nei settori dell’architettura e dell’interior, migliorando così le sinergie tra due filoni di lavoro complementari e sinergici.

ACPV si conferma così il primo studio di architettura e design in Italia per fatturato e il primo studio italiano in assoluto ad essere elencato tra le 225 principali società di design internazionali (ENR’s Top 225 international design firms).Nel 2020, Antonio Citterio ha compiuto 70 anni e lo studio festeggia anche i suoi primi 20 anni di attività nei settori dell'architettura, dell'interior design e del design urbano, capitalizzando l'esperienza di Citterio iniziata già negli anni ‘80. «Ho fondato il mio studio nel ’70, non ero ancora laureato. Nel 2000 – racconta l’architetto – è partita la mia collaborazione con Patricia Viel e da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, abbiamo avuto la fortuna di vedere il successo del nostro approccio e misurare i risultati della nostra attenzione alla gestione delle competenze e della complessità». Da ottobre 2020, le due società sono riunite in una e Citterio continuerà a tenere autonoma soltanto la propria attività di designer.

Tra i progetti più recenti

Il completamento della sede Fastweb di Covivio all'interno del business district di Symbiosis, insieme al progetto di riqualificazione San Babila a Milano per Goldman Sachs, o la recente acquisizione della commessa per il Bvlgari Hotel Roma - che segna una pietra miliare nella lunga collaborazione tra ACPV e Bvlgari Hotels & Resorts – sono solo alcune delle nuove operazioni che hanno distinto lo studio a scala nazionale. Finalmente anche a Milano, dopo aver costruito edifici verticali in Asia e negli States, ACPV ha in itinere un paio di torri, una per A2A e una per Coima alle Varesine. Risultati importanti per uno studio che oggi fa circa l’80% del suo business all'estero. «Tra le ragioni che ci hanno spinto a consolidare il nostro gruppo – racconta ancora l'architetto – sicuramente la volontà di espanderci a scala internazionale, necessario soprattutto in un momento di evoluzione del mercato come è questo. A Taiwan, ad esempio, abbiamo appena ottenuto due importanti commesse, una per una torre uffici, l'altra per un complesso residenziale e commerciale». Con una sola società, ACPV di fatto può raccontare il suo potenziale nel saper gestire la progettazione con un chiavi in mano, dal masterplan all'interior e product design. «Questa specificità è nella tradizione italiana e milanese, basta ricordare Gio Ponti o Caccia Dominioni» ha ricordato l’architetto.

Guardando al futuro della società?

«I nostri clienti ci chiedono di avere quello che abbiamo sempre fatto. Prodotti “timeless”, che mantengono la qualità nel tempo, non chiassosi. In architettura questo paga. La maggior parte dei nostri lavori – spiega – sono arrivati per passaparola, per comunicazione indiretta sulla base di altre architetture costruite».

E lo studio? «Abbiamo posto le basi per fare un’azienda professionale, come fanno più comunemente gli studi legali, vogliamo impostare uno studio con un assetto strutturale pronto per essere un player internazionale. Chiaro che con 130 professionisti resteremo una boutique, ma potremo competere con grandi società che contano centinaia, migliaia di dipendenti. Oggi – conclude Citterio – i clienti chiedono ai progettisti di essere responsabili della commessa, di integrare le competenze». E Citterio-Viel su questo ha investito da tempo anche scegliendo di adottare da anni il BIM, per mettersi nelle condizioni di essere capo-commessa, con un modello che permette di far lavorare altri professionisti e fare squadra.

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