Era succeduto a don Giussani

Cl, si dimette il presidente don Carron. Decisione dopo le nuove regole del Papa

Era succeduto nel 2005 al fondatore don Giussani. Esce due anni prima della scadenza. Ora al confronto le anime del Movimento.

di Carlo Marroni

Un’immagine d’archivio di don Julian Carron - Ansa

3' di lettura

Poche righe per comunicare la decisione. Le dimissioni di don Julian Carron da presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione non arrivano inattese, dopo il “decreto” di qualche mese fa del papa di limitare a dieci anni la guida dei movimenti della Chiesa. Carron, 71 anni, spagnolo, nel 2005 aveva assunto la guida di Cl dopo la morte del fondatore, don Luigi Giussani. Ma le norme transitorie del nuovo regolamento emanato da Bergoglio davano ancora meno di due anni, e così Carron ha giocato d'anticipo e si è dimesso, «per favorire che il cambiamento della guida a cui siamo chiamati dal Santo Padre si svolga con la libertà che tale processo richiede» come ha scritto nella lettera di dimissioni.

Il nuovo leader sarà scelto dalla Diaconia centrale

Le nuove regole riguardano tutti i movimenti della Chiesa, ma certamente Cl è di gran lungo il più numeroso – circa 300mila aderenti in 70 paesi – con un radicamento profondo sia tra i sacerdoti e i vescovi, ma anche nelle professioni, nelle università, e un tempo anche nella politica. A questo punto sarà la Diaconia centrale, l'organo di governo della Fraternità composto da un massimo di 40 membri, a decidere i passi da compiere. Anche nel 2005 fu seguita questa procedura, ma si trattò di una formalità, in quando Carron era già stato indicato dal fondatore don Giussani, che aveva iniziato il suo cammino nel 1954 a Milano, con l'esperienza di Gioventù Studentesca. Ora la partita è aperta: «Questo porterà ciascuno ad assumersi in prima persona la responsabilità del carisma», scrive don Carrón nella lettera al movimento: «È stato un onore per me esercitare questo servizio per anni, un onore che mi riempie di umiliazione per i miei limiti e se ho mancato nei confronti di qualcuno di voi. Rendo grazie a Dio per il dono della compagnia di cui ho potuto godere, davanti allo spettacolo della vostra testimonianza quotidiana, da cui ho imparato costantemente e da cui voglio continuare a imparare».

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Il rapporto non facile con Bergoglio

Molto amata da Giovanni Paolo II, ma anche da Benedetto XVI (con meno slancio, forse), con Bergoglio il rapporto è stato più faticoso. Il tema è che Francesco non ha un particolare afflato con i movimenti, spesso li giudica un po' autereferenziali, e questo era emerso anche in discorsi passati. Aveva detto nel 2015 in un incontro con il Movimento: «“Uscire” significa anche respingere l'autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell'autoreferenzialità finiamo per coltivare una “spiritualità di etichetta”: “Io sono CL”. Questa è l'etichetta. E poi cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una ONG».

l cambio di rotta nel rapporto con la politica

Lo stesso Carron, negli anni, aveva seguito una linea di sempre minore presenza di Cl nella politica, e questo aveva generato qualche mugugno. Gli scandali in Lombardia (ma non solo) che avevano coinvolto politici provenienti dalle fila del Movimento erano stati vissuti con sofferenza ma alla fine superati: da ricordare una lettera dello stesso Carron al Corriere della Sera nel 2012 in cui scrisse che chi aveva sbagliato umiliava Cl. E questo dopo che un anno prima il papa aveva nominato Angelo Scola arcivescovo di Milano, un presule che aveva iniziato il suo percorso di sacerdozio proprio come allievo di Giussani. Quindi Cl da tempo è meno presente nella politica, ma il Meeting di Rimini resta un evento-chiave, anche se con modalità diverse. Lo ha dimostrato Mario Draghi: il Meeting del 2020 è stato l'unico evento a cui l'ex presidente Bce ha accettato di parlare. E nella stessa occasione incontrò Marta Cartabia - considerata vicina al movimento – che poi è entrata nel suo governo, cinque mesi dopo.

Il recente commissariamento dei Memores Domini

Quindi per Cl il momento è delicato e di passaggio, che non sarà solo di vertice, ma un momento di confronto interno tra l'anima più ecclesiale – forse più in sintonia con il sentire di questo pontificato - e quella più movimentista che gli italiani hanno conosciuto in decenni passati. In tutto questo due mesi fa il Papa ha deciso il commissariamento dei Memores Domini, l'associazione laicale di Comunione e Liberazione i cui membri si impegnano a praticare castità, povertà e obbedienza e spesso vivono nelle «case» del movimento in stile monastico. Il Papa ha azzerato i vertici e nominato come suo «delegato speciale» monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, un discepolo di don Giussani, considerato a tutti gli effetti un moderato.

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