DOPO I 700 ARRESTI IN MISSISSIPI

Clandestini in Usa, una realtà scomoda per le “retate” di Trump

La retata record di mercoledì 7 agosto in Mississippi - quasi 700 arresti in una sola giornata e in un solo stato, tra sette stabilimenti di cinque colossi dell'industria del pollame - ha acceso i riflettori sulla distanza fra una realtà, sicuramente complessa, e il mito, troppo spesso invece semplicistico, di questa immigrazione

di Marco Valsania


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2' di lettura

New York - Quella dei lavoratori clandestini è una realtà scomoda per l'America di Donald Trump. La retata record avvenuta mercoledì 7 agosto in Mississippi - quasi 700 arresti in una sola giornata e in un solo stato, tra sette stabilimenti di cinque colossi dell'industria del pollame - ha acceso i riflettori sulla distanza fra una realtà, sicuramente complessa, e il mito, troppo spesso invece semplicistico, di questa immigrazione. Ecco, senza pretesa di essere esaustivi o di esaurire il dibattito, alcuni fatti relativi ai forse 12 milioni di “clandestini” che oggi vivono negli Usa. In particolare, agli oltre 8 milioni che vi lavorano, quasi sempre da molti anni e che sovente sostengono il sogno americano di tutti. Sono dati e analisi che smentiscono le visioni cupe sugli effetti degli “illegali”. E possono suggerire semmai la necessità di riforme, per regolarizzare e gestire al meglio i flussi, non mura e criminalizzazioni.
Molteplici studi rivelano che nel lungo periodo l'immigrazione, compresa quella illegale, si traduce complessivamente in un vantaggio netto per l'economia.

•Nel caso dell'immigrazione illegale, piu' difficile da misurare con esattezza per ovvie ragioni, l'effetto appare tuttavia ugualmente positivo o al piu' neutro.

L'elevato tasso di imprenditorialità di simili immigrati (il 10% ha aperto un vero e proprio business) genera posti di lavoro per altri americani.
I clandestini risanano quartieri disagiati, dove vanno risiedere, e hanno tassi di criminalità nettamente piu' bassi rispetto alla popolazione originaria degli Stati Uniti . Nelle città santuario, che danno cioè asilo a illegali, il crimine è inferiore rispetto alle regioni anti-immigrati.

•Spesso chiamarli clandestini è fuorviante: non hanno documenti in regola ma hanno mogli, figli, parenti che risiedono legalmente negli Stati Uniti. Due terzi degli “illegali”, stando alle stime piu' recenti, vive negli Usa da almeno dieci anni.

•Il loro effetto sui salari, in termini di pressioni al ribasso, è considerato minimo o inesistente. Accettano infatti impieghi per i quali gli americani non competono, quali quelli durissimi per condizioni e paga nei macelli; quindi integrano la forza lavoro locale, non la sostituiscono.

•Il loro impatto su economie locali è significativo: nel caso di uno degli stabilimenti perquisiti nei giorni scorsi in Mississippi rappresentavano altre metà dei dipendenti.

•Con l'invecchiamento della popolazione e tassi di natalità in declino, senza l'arrivo di immigrati anche illegali la forza lavoro americana diminuirebbe creando enormi problemi sia all'economia che al governo federale.

•Il contributo degli immigrati in termini di imposte pagate è superiore a quanto costi il loro uso di servizi pubblici o assistenziali, che in proporzione utilizzano meno dei cittadini americani e ai quali oltretutto hanno diritto solo se residenti legali e permanenti per almeno cinque anni. Tra il 50% e il 75% dei clandestini paga regolarmente le tasse. Un gettito importante anche a livello statale e locale, quasi 12 miliardi l'anno.

Il contributo degli illegali al solo sistema pensionistico nazionale, il Social Security, e' stimato tra i 7 e i 13 miliardi di dollari l'anno. Ed è oltretutto sostanzialmente a fondo perso, perché in quanto clandestini non avranno diritto alla pensione, vale a dire che sovvenzionano quella degli americani “veri”.

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