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Claretta Petacci: il mistero della morte

Nelle pagine di “Il giallo di una vita spezzata” di Maria Pia Paravia documentazione inedita sulla parabola tragica dell’amante di Benito Mussolini

di Annarita D'Ambrosio

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Claretta Petacci (Leemage via Afp)

Nelle pagine di “Il giallo di una vita spezzata” di Maria Pia Paravia documentazione inedita sulla parabola tragica dell’amante di Benito Mussolini


2' di lettura

Diventare Claretta Petacci per capirne la dedizione e l'amore, giunto fino all'estremo sacrificio della vita. Si intitola “Il giallo di una vita spezzata” il testo Graus Edizioni di Maria Pia Paravia che ricostruisce con grande sensibilità i sentimenti della Petacci.

Clara, donna vilipesa ed offesa sia durante i suoi tragici ultimi momenti di vita che dopo la morte, senza nemmeno quel rispetto che sarebbe stato un obbligo morale nei confronti di un amore così totalizzante.Nel testo sono riportati importanti documenti sui diari della Petacci, giunti a Roma tramite il capitano dei Carabinieri Vincenzo Ceglia.

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L'autrice ha dedicato anni alla loro ricerca prima di pubblicare il testo. “Due anni e mezzo – precisa – con grande difficoltà e pericolo personale” con il fine di riabilitare quella che definisce “una delle donne più offese d'Italia”, donne offese a cui la Paravia ha dedicato il libro. La vita di Clara è raccontata da lei stessa, stile chiaro e scorrevole, linguaggio che ci riporta negli Trenta/Quaranta: la documentazione non è richiamata direttamente, è tutt'uno con il racconto. L'infanzia felice, la ricerca di Benito, l'incontro davanti al mare di Ostia che le cambia la vita perché come si legge: “il mattino seguente non ero più la piccola Claretta. Ma la sua Claretta”.

Il matrimonio

Il suo matrimonio “irragionevole” che non oscurò quell'amore nonostante i 31 anni di differenza tra lei e MUssolini. Clara parla delle altre donne, e della famiglia ufficiale del duce, famiglia come un rifugio rispetto all'amore con lui che andava oltre tutto questo, “dedizione assoluta” come scritto nelle pagine della Paravia. “Non ho amato il simbolo del potere – scrive la Petacci - io ho amato l'uomo che da piccola idolatravo”.

Fucilata insieme al fratello

Cuore del testo il racconto della fine, lontana da Mussolini e senza che lui neppure sapesse. La Petacci fu fucilata nella casa al lago dove si trovava reclusa, insieme al fratello: vivi i nipoti e la moglie di quest'ultimo che erano con lei. I corpi di Clara e Mussolini riuniti poi da morti per soddisfare “la furia - scrive la Paravia - di quel popolo mutevole che li volle a testa in giù a piazzale Loreto”.

Il racconto diretto finisce a poco più della metà del testo, poi c'è l'analisi dell'autrice, ed il ricordo dei trecentoquaranta allievi ufficiali della Guardia Nazionale uccisi, infine le prove del ritrovamento dei diari della Petacci, “occultati – racconta la Paravia - perché la democrazia rischiava l'anarchia”.

Un testo per riflettere sull'Italia e sulle profonde divisioni che a tratti riemergono anche oggi. “Il giallo di una vita spezzata” è il primo libro della collana Metafisica diretta, per le Edizione Graus, dalla stessa Paravia. “Gli altri – annuncia - saranno storie sempre al femminile: la contessa Francesca Vacca Agusta, Maria Antonietta, ma anche i diari delle carcerate. Tutte le voci che non trovano un luogo per parlare”.


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