Lotta al denaro sporco

Clientela ai raggi x: così l’avvocato valuta i rischi antiriciclaggio

Le regole tecniche spiegano come procedere all’adeguata verifica prima di accettare l’incarico

di Valerio Vallefuoco


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3' di lettura

anche gli Avvocati possono ora contare su una disciplina regolamentare di dettaglio in materia di antiriciclaggio. Le regole tecniche - approvate lo scorso 20 settembre dal Cnf ( Consiglio nazionale forense), con il placet del Comitato di sicurezza finanziaria - hanno,anzitutto, il vantaggio di delineare i confini degli obblighi antiriciclaggio dell’avocato, chiarendo che il perimetro è tassativamente quello delineato dall’articolo 3, comma 4, lettera c) del decreto legislativo 231 del 2007 e non va oltre.

Il perimetro d’intervento

In particolare, la regola tecnica n. 2 indica una serie di ipotesi per le quali non si va oltre gli obblighi in tema di identificazione e di gestione del denaro del cliente, previsti dal codice deontologico forense, restando dunque esclusi i vincoli antiriciclaggio. Vi rientrano, secondo l’esemplificazione del Cnf:

la consulenza stragiudiziale avente a oggetto atti e negozi di natura non patrimoniale; l’attività di assistenza, difesa e rappresentanza del cliente in giudizio avanti a qualsivoglia autorità giudiziaria o arbitrale - incluse la mediazione (Dlgs 28/2010) e la negoziazione assistita (Dl 132/2014) - e ogni attività a queste prodromica o conseguente, comprese conciliazioni e transazioni;

l'attività di assistenza, difesa e rappresentanza in tutte le procedure di natura amministrativa o tributaria;

gli incarichi quali amministratore di sostegno, tutore e curatore ;

gli incarichi di arbitro rituale o irrituale, curatore fallimentare e commissario giudiziale;

l’incarico di mediatore, fermi restando gli obblighi di cui all’articolo 62 del codice deontologico forense;

l'incarico di custode giudiziario e delegato alle operazioni di vendita.

Le misure da adottare

Una volta stabilito che l’incarico professionale effettivamente è fra quelli che richiedono l’dempimento degli obblighi antiriciclaggio, l’avvocato dovrà adottare una serie di misure organizzative adeguate al rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo cui è esposto nell’esercizio della professione. Misure che non possono essere individuate una volta per tutte, ma debbono essere coerenti al profilo di rischio di ciascuna circostanza.

In tal senso, il professionista è tenuto, prima di tutto, a redigere il cosiddetto documento di valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, prestando attenzione ai fattori di rischio associati alla tipologia di clientela, all’area geografica di operatività, ai canali distributivi e ai servizi offerti. È opportuno conservare tale documento in modo da poterlo esibire agli agenti accertatori in caso di controllo o di ispezioni. Alla luce di tale valutazione, l’avvocato metterà a punto una procedura di profilatura del cliente adeguata agli elementi di rischio effettivamente riscontrati. Procedura che deve essere effettuata prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o del conferimento dell'incarico per lo svolgimento di una prestazione professionale ovvero prima dell’esecuzione dell’operazione occasionale.

L’allegato alle regole tecniche si preoccupa di chiarire le modalità per un corretto svolgimento dell’adeguata verifica, soprattutto semplificata, della clientela, con tanto di percorso guidato.

Come organizzare lo studio

Sul versante dell’organizzazione dell’attività professionale, una adeguata compliance richiede la messa in campo di alcuni presidi e procedure che il Cnf individua con precisione:

i corsi di formazione in materia antiriciclaggio organizzati dagli Ordini, cui ogni componente della segreteria dovrebbe partecipare almeno una volta all’anno;

gli incontri periodici( una volta ogni quattro mesi) tra i soci e il personale dipendente dello studio ( segretarie e collaboratori) per discutere le novità in materia di antiriciclaggio o, in alternativa, un resoconto che metta a confronto l’attività svolta in materia di antiriciclaggio con quella del quadrimestre precedente;

l’inserimento nel fascicolo cartaceo o elettronico dei dati previsti dagli obblighi di registrazione e adeguata verifica (o, a seconda dei casi, verifica semplificata o rafforzata), prima o contestualmente alla firma della lettera di incarico;

la designazione del socio di riferimento in materia antiriciclaggio all’interno dello studio, cui ciascun dipendente o collaboratore potrà rivolgersi in caso di dubbi;

il controllo costante del rapporto con verifica almeno triennale;

la necessità di istruire lo studio in materia di whistleblowing, con possibilità - in considerazione delle dimensioni dello studio - di far riferimento al responsabile antiriciclaggio per ogni segnalazione interna, con obbligo di quest’ultimo di garantire l’assoluta riservatezza della segnalazione. Negli studi più piccoli, composti dal solo titolare e da una segretaria e un collaboratore e/o un praticante, evidentemente questa funzione sarà svolta dal titolare.

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