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Clima che cambia, Trento laboratorio della ricerca avanzata

Dino Zardi illustra le strategie per monitorare i rischi per il territorio

di Leopoldo Benacchio


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Dino Zardi è docente all’Università di Trento e ideatore del Festival di Rovereto dedicato alla meteorologia

4' di lettura

In Trentino pianura e montagna si danno il cambio per costruire la valle dove scorre il fiume Adige e costituiscono i due ambienti fondamentali per agricoltura e turismo, pilastri dell'economia regionale. È naturale quindi che, in una situazione anche geofisica come quella, la meteorologia rivesta un ruolo particolarmente importante. Forse anche per questo a Trento esiste una delle poche cattedre universitarie che hanno a che fare con la materia esistenti in Italia, ricoperta dal professor Dino Zardi, mantovano, che da tempo opera nella città di Cesare Battisti.

Zardi è anche l'ideatore del Festival della meteorologia, che presiede e la cui quinta edizione si tiene quest'anno dal 15 al 17 novembre, a Rovereto. «Con questa iniziativa vogliamo contribuire alla diffusione e al consolidamento di una cultura meteorologica di base, oggi carente in Italia, ma sempre più necessaria, anche al cittadino, per poter comprendere la mole di informazioni meteorologiche oggi diffusa dai mezzi di comunicazione» spiega Zardi assicurando che al Festival le relazioni sono il più possibile divulgative e accessibili a tutti. Un'iniziativa che mira a ripartire dalla base, facendo parlare realtà diverse, sia italiane che straniere, cosa che è ben realizzata nel nutrito programma dove si mescolano meteorologi, fornitori di servizi, ricercatori e accademici.

Il Festival è utile anche perché, secondo gli organizzatori, la situazione di questa sempre più importante disciplina non è ottimale, dispersa come è in varie diverse associazioni, senza un ente nazionale di riferimento, come per esempio l'Ingv per la geofisica, e con l'Accademia italiana, piuttosto distratta su questo tema.

La storia di questa disciplina e del servizio di previsione meteo, oggi più che mai importante per tutti noi, ci fa risalire al dopoguerra, quando un'Italia povera, che combatteva veramente coi soldi che non c'erano, affidò il compito a chi lo faceva già per sé stesso, ossia all' Aereonautica. Se questo permise di avere subito previsioni giornaliere, generò però una situazione tale per cui la meteorologia non fu considerata materia importante per l'Accademia. «Da ragazzo mi chiedevo - dice con spirito Zardi - come mai quel simpatico signore che si vedeva alla televisione a fare previsioni del tempo fosse in divisa». Era il colonnello Bernacca, un'icona delle previsioni nella mente di molti che hanno vissuto quegli anni.

Liquidata la parte negativa parliamo poi della situazione odierna, dove, a macchia di leopardo, esistono realtà di servizio e di istituzioni locali senz'altro positive, come in Emilia Romagna, dove già negli anni '80 del secolo scorso e per dare un esempio di buon governo al resto d'Italia, si è trovata una sintonia fra Regione, Università, Comuni per mettere in piedi un sistema complessivo di buon livello per il meteo.

In Trentino la Provincia svolge un lavoro giornaliero di previsione, specie per l'agricoltura, con Meteotrentino, segnalando perturbazioni importanti, gelate e temporali. È di fondamentale importanza la prevenzione, continua Zardi, che ricorda come ci sia molto da studiare ancora specie sul fronte del cosiddetto nowcasting, le previsioni in tempo reale. Prevedere temporali, con relativi fulmini e grandine, è particolarmente difficile perché si tratta di fenomeni improvvisi e molto locali, come verifichiamo anche noi nella vita di ogni giorno.

Altro punto importantissimo nelle zone montane è riuscire a segnalare il gelo con buon anticipo, per permettere l'attivazione delle varie tecniche “antigelo”, come la ventilazione artificiale delle colture o la vaporizzazione continua di acqua sui campi che, per un effetto fisico non intuitivo, impedisce la formazione di ghiaccio sulle foglie. Non è facile, ma varie ricerche finanziate dall'Europa a Consorzi pubblico privato trentini iniziano a dare risultati concreti.

La previsione accurata, in questi casi, permette agli agricoltori di mantenere standard di reddito buono anche in condizioni avverse, ovviamente accoppiata a un piano assicurativo tagliato su misura proprio grazie alle conoscenze climatiche fini. Per avere un'idea della importanza del fenomeno ghiaccio sulle colture pensiamo che nel 2017, per la gelata di quell'anno, sono stati pagati rimborsi per 155 milioni agli agricoltori per i danni.

Altra situazione agrodolce è il meteo “privato”. Il progresso tecnologico, che ha abbassato i costi della tecnologia specie di calcolo, ha permesso lo sviluppo di società, anche molto piccole, che forniscono previsione del tempo. I grandi Centri europei, come Reading, mettono a disposizione i loro modelli a grande o media scala, che queste società possono avere ed elaborare in fino per le regioni interessate. Un notevole progresso, ma c'è chi ne approfitta, mette in rete esagerazioni per suscitare interesse, se non paura, nell'utente comune, sempre più interessato al meteo, che viene così fidelizzato da questi siti spacciatori di disastri inesistenti. Tutti sappiamo che un temporale un po' forte diventa oramai una “bomba d'acqua”, termine che fa venire la pelle d'oca ai professionisti, ma è un “acchiappa click” per tanti siti che vivono poi di pubblicità. Brutti episodi che hanno portato spesso a denunce da parte di albergatori e altre categorie danneggiate. Ma il “privato” in questa situazione non va male, si tratta di dare credito alle società serie, che danno un servizio utile per pubblico, agricoltori, settore turismo, commercio. Anche a questo, a separare il grano dal loglio, serve il Festival della Meteorologia.

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