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Clima, Cingolani: «Mancato l’obiettivo dei 100 miliardi ai paesi vulnerabili»

Il ministro è molto insoddisfatto della parte finanziaria: «Non sono convinto che tutti abbiano capito l’importanza della solidarietà»

di N.Co.

Cop26, accordo al ribasso sul clima

3' di lettura

«Sono molto insoddisfatto sulla parte finanziaria. Non sono convinto che tutti abbiano capito l’importanza della solidarietà». Lo ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ospite a 24 Mattino Radio 24, commentando Cop26. Per i Paesi più in difficoltà «dal 2015 erano stati promessi 100 miliardi l’anno, non ci siamo ancora arrivati, forse quest’anno li sfioreremo». Quanto all’Italia «da mezzo miliardo quest’anno abbiamo triplicato le nostre cifre». Il ministro, intervistato da Simone Spetia nel corso della trasmissione 24 Mattino, si è detto «soddisfattissimo dell’impatto che ha avuto l’Italia con il G20, così come sono soddisfatto per quanto riguarda trasparenza e metodologie della Cop». Il ministro ha sottolineato che «l’impianto del vertice va ripensato». Con 125 stati tra piccole isole e grandi colossi, ha spiegato il ministro, «trovare un compromesso, in un unico risultato valido per tutti è quasi impossibile».

Mancato l’obiettivo dei 100 miliardi ai Paesi vulnerabili

Sugli aiuti ai Paesi vulnerabili, ha ricordato, «c’è un problema di finanza. La finanza deve essere solidale. Noi adesso dobbiamo dare, non dobbiamo pensare di guadagnarci sul clima. Questo è un aspetto forse su cui bisognerà riflettere a lungo». Alla Cop26, ha spiegato il ministro, «sono state stabilite anche delle regole, nelle procedure di trasparenza, che dovranno consentire già a partire da domani di gestire meglio i flussi e gli aiuti finanziari ai Paesi vulnerabili. Mi ha deluso che non siamo riusciti ad arrivare bene ai 100 miliardi che sono stati promessi a questi Paesi dal 2015».

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Bla, bla, bla? «Soluzioni non sono semplici»

«Capisco che gli attivisti debbano tenere l’attenzione alta, d'altro canto 194 Stati che per due settimane cercano di trovare una soluzione anche dire che è un bla, bla, bla... purtroppo si chiamano regole, democrazia. Lasciamo perdere le polemiche, quelli che lavorano, che hanno studiato si trovano di fronte problemi di portata storica e le soluzioni non sono semplici né a portata di mano», ha detto Cingolani ai microfoni di 24Mattino su Radio 24. «Questa è una sfida epocale, l’umanità non ha mai dovuto affrontare una sfida del genere: attenzione a non semplificare troppo da una lato e dall’altro a non avere troppe aspettative».

Equilibrio per una transizione senza vittime

«Dobbiamo essere equilibrati nel fare le cose sufficientemente in fretta da mitigare il famoso 1,5 gradi di aumento della temperatura, ma non troppo in fretta perché altrimenti non riusciremo a seguire socialmente la transizione», ha detto Cingolani. «Il passaggio a una economia verde creerà enormi opportunità, lavoro, tecnologie nuove e benessere. Ma quando si fanno questi grandi cambiamenti c’è un problema di riconversione della manifattura, dell’industria, di aggiornamento dei lavoratori, di cambiamento del modello educativo. Se si fa troppo in fretta si fanno ’vittime’ nel senso sociale. Ma se si fa troppo lentamente, o non si fa, le vittime le facciamo sul serio, perché ci sono catastrofi climatiche incombenti».

Importante impegno India e Cina su riscaldamento globale

«Abbiamo ottenuto un risultato importante, sviluppato dall’Italia: tutti i Paesi, compresi Cina e India, hanno accettato di non arrivare a 2 gradi di riscaldamento globale a metà secolo, ma a 1,5. Questo mezzo grado è fondamentale. Questo è un risultato importante, partito dal G20. Per firmare l’accordo loro hanno chiesto di stabilire la tempistica di abbattimento del carbone. Se avessimo fatto i duri e puri non avrebbero firmato e avrebbero liberalizzato completamente le loro attività», ha detto Cingolani, commentando il risultato di Cop26. Secondo Cingolani bisogna «essere equilibrati nel fare le cose sufficientemente in fretta da mitigare il famoso 1,5 gradi di aumento della temperatura, ma non troppo in fretta perché altrimenti non riusciremo a seguire socialmente la transizione. Se si fa troppo in fretta si fanno ’vittime’, ma se si fa troppo lentamente o non si fa, le vittime le facciamo sul serio, perché ci sono catastrofi climatiche incombenti».

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