ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl vertice di Venezia

Clima: al G20 l’Europa spinge sulla carbon tax

La Francia propone una soglia minima globale per il prezzo delle emissioni di Co2 - Intesa sempre più vicina sul fisco per le multinazionali

di Gianluca Di Donfrancesco

Venezia, inizia il G20 dell'Economia: lo sbarco dei ministri

3' di lettura

L’Europa spinge per fissare una soglia minima di prezzo mondiale sulle emissioni di anidride carbonica. Al G20 dei ministri dell’Economia e dei banchieri centrali in corso a Venezia, il francese Bruno Le Maire ha proposto ai Venti Grandi di assumersi un impegno comune. D’accordo sull’obiettivo generale della lotta al surriscaldamento globale, Washington mette invece l’accento su incentivi e sussidi a ridurre l’inquinamento.

Accordo sulla tassa minima globale sulle multinazionali

I Venti Grandi cercano di ridurre le distanze sugli strumenti per contrastare il cambiamento climatico, dopo l’accordo sulla riforma anti-elusiva del fisco per le multinazionali. Secondo una bozza di comunicato circolata venerdì 9 luglio, il club appoggia l’intesa raggiunta in sede Ocse sulla riallocazione dei profitti e sulla tassa minima globale di almeno il 15%. Le delegazioni sono al lavoro sul lessico del documento, ma l’avallo politico è scontato, salvo colpi di scena. Toccherà poi ai tecnici definire i dettagli: le nuove norme contro paradisi fiscali e dumping fiscale potrebbero entrare in vigore nel 2023. Anche se resta ancora da persuadere un drappello di Stati, compresi Irlanda, Estonia e Ungheria.

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Chi inquina paga

Più articolata la discussione sul clima. Far pagare un prezzo a chi inquina, esportando il modello europeo, sta molto a cuore a Parigi, che ne fa uno dei punti centrali della propria agenda al G20. Le Maire ha formulato la proposta intervenendo al forum fiscale di venerdì 9 luglio. «C’è bisogno - ha spiegato - di introdurre un prezzo equo ed efficiente delle emissioni di anidride carbonica. In un mondo ideale, il prezzo dovrebbe essere uguale per tutti, ma ci sono differenze politiche su questo obiettivo. Stabilire una soglia minima va in questa direzione». Il carbon pricing funziona, ha aggiunto il ministro francese, ma se viene applicato solo nella Ue crea «una disparità insostenibile».

Le Maire ha ribadito che serve un «meccanismo di aggiustamento del prezzo delle emissioni alla frontiera». L’obiettivo è evitare che le regole imposte alle imprese europee si trasformino in uno svantaggio competitivo, con spostamento della produzione nei Paesi che permettono processi produttivi inquinanti e aumento delle loro esportazioni. Vanificando anche lo sforzo di riduzione dei gas serra.

Il 14 luglio la Commissione Ue presenterà il pacchetto clima «Fit for 55»: ne farà parte, tra le altre cose, proprio la carbon tax alla dogana, dalla quale l’Unione potrebbe ricavare circa 10 miliardi di euro all’anno di gettito. Ci sarà anche la riforma del sistema di scambio delle quote di emissioni inquinanti (Ets), per estenderlo al settore marittimo.

La proposta dell’Fmi

Anche l’Fmi spinge per una soglia minima globale di prezzo per le emissioni di anidride carbonica, un meccanismo ritenuto più efficace dei dazi sull’import di merci inquinanti. Venerdì 9 luglio la direttrice generale, Kristalina Georgieva, ha ribadito che serve «un segnale forte» e ha indicato un prezzo di almeno 75 dollari a tonnellata di Co2 emessa, «contro gli attuali appena 3 dollari medi nel mondo».

Gli Usa preferiscono i sussidi

Diverso il punto di vista della segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, che ha messo l’accento su «incentivi alla decarbonizzazione e sussidi». Raggiungere l’obiettivo di «decarbonizzare le nostre economie entro il 2050 imporrà scelte difficili», ma necessarie ha detto Yellen. In ogni caso, nel comunicato finale del G20 potrebbe alla fine esserci per la prima volta il riconoscimento del ruolo del carbon pricing nella lotta la cambiamento climatico. Più difficile un riferimento esplicito all’obbiettivo “zero emissioni” (nette) entro il 2050. Obiettivo già dichiarato da Ue, Usa e Cina.

Investire contro la prossima pandemia

Per prevenire e affrontare eventuali future pandemie, l’High Level Independent Panel (Hlip) del G20 propone un piano di investimenti da 75 miliardi di dollari in cinque anni. L’Hlip è un comitato indipendente di alto livello per il finanziamento dei beni comuni globali per la preparazione e la risposta alle crisi pandemiche. In un report, pubblicato al termine della consultazione iniziata a gennaio 2021, sono indicate l’istituzione di un programma permanente per la valutazione della sicurezza sulla Salute e la creazione di un fondo dedicato alle minacce per la salute.

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