ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’accordo

Clima, storica intesa nella Ue sulle emissioni: chi inquina paga

Dopo una maratona negoziale cominciata venerdì alle 11 e conclusa nelle prime ore del mattino dl 18 dicembre, le istituzioni europee hanno raggiunto un accordo sui connotati del nuovo mercato della CO2 dei Ventisette, l’Emissions Trading System (Ets)

dal nostro corrispondente Beda Romano

Cop27, discussioni nella notte per accordo, l'Ue: "inaccettabile"

3' di lettura

BRUXELLES – È con sentimenti contrastanti che il mondo economico ha accolto oggi, lunedì 19 dicembre, l'accordo che Parlamento e Consiglio hanno trovato nel fine settimana su una riforma del mercato delle emissioni nocive ETS e la nascita di un nuovo Fondo sociale per il cambiamento climatico. L'intesa è un passo significativo verso la neutralità climatica nel 2050, ma secondo alcuni settori produttivi il compromesso ignora le esigenze delle aziende esportatrici.

Nato nel 2005, il mercato ETS prevede che per poter continuare ad inquinare le imprese industriali debbano acquistare certificati verdi. Mettendo un prezzo alle emissioni nocive, il meccanismo ha certo indotto le aziende a produrre in modo più rispettoso dell'ambiente. L'accordo raggiunto domenica punta a una ulteriore riduzione delle emissioni nocive legate all'ETS del 62% da qui al 2030 rispetto ai dati del 2005 (l'obiettivo è più ambizioso del target proposto dalla Commissione).

Loading...

Per raggiungere questo obiettivo, l'Unione europea ridurrà gradualmente dal 2026 fino al 2034 il numero di certificati verdi sul mercato. Nel contempo, i Ventisette adotteranno un dazio ambientale con il quale imporre una specie di tassa alle importazioni più inquinanti (si veda www.ilsole24ore.com del 13 dicembre). Il mercato ETS riguarda numerosi settori, tra i quali le industrie più energivore (dall'acciaio alla ceramica), i settori aereo ed elettrico, il riscaldamento. Nel frattempo, nascerà nel 2027 un mercato ETS-2 dedicato all'edilizia e ai trasporti, così come ai combustibili per settori quali quello manifatturiero.

«L’ETS-2 potrebbe essere rinviato al 2028, se i prezzi energetici fossero molto alti», ha precisato l'eurodeputato liberale francese Pascal Canfin. Inoltre, sarà istituito un tetto per garantire che, nel caso il prezzo di una quota ETS-2 superi i 45 euro, vengano rilasciati 20 milioni di certificati verdi aggiuntivi.Quanto al Fondo sociale per il cambiamento climatico, «questo avrà una dotazione di 86,7 miliardi di euro», ha spiegato in una conferenza stampa l'eurodeputato popolare tedesco Peter Liese.

In primo luogo, il nuovo strumento finanzierà misure temporanee di sostegno diretto al reddito per far fronte all'aumento dei prezzi dei carburanti per il trasporto su strada e il riscaldamento, con un massimo del 37,5% del costo totale stimato di ciascun piano nazionale (si veda Il Sole/24 Ore del 23 dicembre 2021).

Nel contempo, il Fondo coprirà anche gli investimenti strutturali di lungo periodo, tra cui il risanamento degli edifici, le soluzioni di decarbonizzazione, la promozione delle energie rinnovabili, le infrastrutture per i veicoli a zero e basse emissioni, nonché l’uso del trasporto pubblico e dei servizi di mobilità condivisa. Il nuovo strumento finanziario deve servire a compensare gli obblighi derivanti dalla nascita del mercato ETS-2.

In un primo tempo, il fondo sarà finanziato con le entrate ottenute dalla vendita all'asta di 50 milioni di certificati ETS (stimate in circa 4 miliardi di euro). Una volta che il sistema ETS-2 verrà gradualmente messo in servizio, il nuovo Fondo sociale per il cambiamento climatico sarà finanziato dalle aste dei certificati ETS-2 fino a un importo di 65 miliardi di euro, con un ulteriore 25% coperto da risorse nazionali (per un totale stimato di 86,7 miliardi di euro).

L'accordo raggiunto nel fine settimana, e che ora deve essere approvato ufficialmente da Parlamento e Consiglio, è un tassello essenziale del pacchetto Fit for 55, con il quale l'Unione europea vuole ridurre del 55% le emissioni nocive, rispetto ai dati del 1990. Alcuni settori produttivi, come quello della siderurgia, temono che l'abolizione graduale delle quote sul mercato ETS, associata all'adozione di un dazio ambientale sulle importazioni, possa colpire l'export europeo.La preoccupazione è che la produzione europea si riveli troppo costosa rispetto a quella di paesi dove i costi energetici e di decarbonizzazione sono più bassi. «Sono a rischio 45 miliardi di euro di esportazioni di acciaio», ha detto Axel Eggert, direttore generale di Eurofer.

«È essenziale che le istituzioni dell’Unione tornino sulla questione il prima possibile». Secondo l'accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio, la Commissione sarà chiamata a fare una valutazione nel 2025.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti