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Climate change, andremo al mare nel Nord Europa: ecco i Paesi che ci guadagnano

Il turismo nel Mediterraneo subirà ingenti danni, ma ci sarà anche chi ci trarrà vantaggio: ricadute positive nei prossimi tre decenni per Russia, Canada e Nord Europa

di Michela Finizio


Climate change: Paesi ricchi contro Paesi poveri. Di chi è la colpa?

4' di lettura

Non solo costi, ma anche benefici. Il cambiamento climatico, di cui ormai si parla ovunque nei report internazionali, avrà un impatto negativo sul sistema socio-economico dell’intero pianeta. Eppure, alcuni Paesi nel corso dei prossimi anni potranno anche trarne dei benefici.

In particolare il surriscaldamento del pianeta, ampiamente dibattuto in questi giorni al Wef di Davos, nei prossimi tre decenni, favorirà paesi come il Canada, la Russia e il Nord Europa. A dirlo, spiegando perché, è il report del McKinsey Global Institute dal titolo «Climate risk and response: Physical hazards and socioeconomic impacts» che cerca di analizzare le ripercussioni sociali ed economiche del fenomeno, ipotizzando uno scenario invariato al 2050 di concentrazione di gas serra, cioè senza l’intervento di azioni di adattamento o mitigazione del fenomeno.

L’impatto sul turismo del Mediterraneo
Ad esempio, si legge nel report, potremmo trovarci ad andare in vacanza nel mare del Nord, magari sulle coste più belle della Germania o lungo la costa belga e olandese. L’aumento delle temperature, infatti, proiettando al massimo i trend finora registrati, potrebbe dare impulso al turismo nelle zone del nord Europa, a scapito delle località turistiche dell’Europa meridionale che verranno invece penalizzate dalle crescenti ondate di calore. Con l'aumento atteso delle temperature nel Mediterraneo nel 2050, il volume d’acqua sulle coste di Grecia e Spagna potrebbero diminuire di oltre il 15% e il clima di Marsiglia e di Madrid potrebbe assomigliare rispettivamente a quello attuale di Algeri e Marrakech.

Gli scienziati del clima, infatti, prevedono un aumento del numero di giorni considerati “di forte disagio climatico” in molte località del Mediterraneo, mete tradizionali del turismo balneare. Al contrario, le coste del Nord Europa potrebbero diventare più gradevoli come destinazioni per le vacanze estive. Ciò potrebbe determinare un cambiamento nel tempo sui flussi dei visitatori.

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Inoltre, considerati i forti legami tra agricoltura e turismo (soprattutto nelle località mediterranee), bisognerà capire come i sistemi produttivi si adatteranno ai cambiamenti climatici. Basta fare un esempio per tutti: le aree conosciute per la qualità delle loro uve da vino rischiano di perdere la loro importanza sulla carta della viticoltura, mentre le regioni in crescita non tradizionali possono trarne vantaggio. Gli agricoltori hanno già visto i loro raccolti diminuire e diventare meno prevedibili, una tendenza che probabilmente continuerà. Le destinazioni turistiche a rischio, a causa dell’innalzamento delle temperature estive, potrebbero esplorare modi per spostare i flussi di visitatori verso le “mezze stagioni” e per diversificare le economie locali.

Ricadute positive in Russia e Canada
Oltre alle località balneari dell’Europa del Nord, a beneficiare dei cambiamenti climatici potrebbe essere anche la Russia occidentale. Sul fronte agricolo, mentre cresce ovunque la probabilità di raccolti ridotti (per grano, mais, soia e riso), in alcuni Paesi i rendimenti agricoli potrebbero addirittura migliorare. Ad esempio, la Russia dovrebbe registrare un aumento del 4% nei rendimenti medi entro il 2050.

In particolare la Russia, così come la Germania e il Regno Unito, oggi in base alla sua latitudine viene considerata tra i “paesi freddi”, caratterizzati da livelli molto bassi degli impatti di calore e umidità: man mano che diventeranno più caldi, vedranno diminuire la siccità e aumentare le precipitazioni, cambiando la reazione dei terreni e il reso dei raccolti.

In parallelo, anche il Canada potrebbe migliorare i raccolti agricoli e - più in generale - raccogliere i frutti del cambiamento climatico. Il report Mc Kinsey, infatti, conferma che le aree più esposte ai rischi sono quelle con i livelli di Pil pro capite più bassi, tipicamente aree più povere che si affidano maggiormente alle risorse naturiali e al lavoro all’aperto. Tra queste, l’India potrebbe essere uno dei Paesi più colpiti (entro il 2030 a rischio il 2,5-4,5% di Pil annuo) da ondate di calore superiori alla soglia di sopravvivenza per un essere umano sano, a causa dell’aumento delle temperature e dell’umidità. Al contrario, il Canada potrebbe far fruttare a suo vantaggio l’innalzamento delle temperature, avendo un sistema produttivo più avanzato, e diventare uno dei principali produttori di grano.

Rischio rialzi sui prezzi delle case
Un ultimo aspetto analizzato da Mc Kinsey è l’impatto dei cambiamenti climatici sul mercato immobiliare. I mercati finanziari, infatti, potrebbero anticipare il r iconoscimento del rischio nelle regioni interessate, con conseguenze per il capitale allocato sul fronte assicurativo. Una maggiore
comprensione del rischio climatico potrebbe rendere, ad esempio, non disponibile il prestito a lungo termine oppure potrebbe impattare sui costi del credito o sulla disponibilità (e sui premi) delle compagnie assicurative. In Florida, ad esempio, in base a stime sul passato, si stima che le perdite causate dalle inondazioni potrebbero svalutare le case esposte (cioè a rischio) tra il 15 e il 35% entro il 2050 (pari a un controvalore compreso tra 30 e 80 miliardi di dollari), a parità di altre condizioni.

LA SICCITÀ METTERÀ IN GINOCCHIO IL MEDITERRANEO

Percentuale di decennio trascorso nella siccità (Fonte: Centro ricerche Woods Hole)

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comprensione del rischio climatico potrebbe rendere, ad esempio, non disponibile il prestito a lungo termine oppure potrebbe impattare sui costi del credito o sulla disponibilità (e sui premi) delle compagnie assicurative. In Florida, ad esempio, in base a stime sul passato, si stima che le perdite causate dalle inondazioni potrebbero svalutare le case esposte (cioè a rischio) tra il 15 e il 35% entro il 2050 (pari a un controvalore compreso tra 30 e 80 miliardi di dollari), a parità di altre condizioni.

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