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Climate change, Bruxelles rafforza la leadership globale

La Ue mantiene l’iniziativa nella lotta al surriscaldamento globale anche per tutelare la propria industria

di Gianluca Di Donfrancesco

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Il commissario europeo per il Green Deal Frans Timmermans

La Ue mantiene l’iniziativa nella lotta al surriscaldamento globale anche per tutelare la propria industria


4' di lettura

L’Unione Europea alzare l’asticella sulle emissioni di anidride carbonica. A un anno dalla presentazione dell’ambizioso Green Deal di Ursula von der Leyen, la Commissione ha ottenuto al Consiglio il via libera sulla propria proposta di portare almeno al 55% entro il 2030 il taglio della Co2 prodotta, rispetto ai livelli del 1990. Il target attuale è del 40%, la sua revisione è considerata fondamentale per arrivare all’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050.

Alla vigilia, non sembravano esserci obiezioni insuperabili da parte dei Ventisette. A ottobre, l’Europarlamento aveva anzi indicato un obiettivo ancora più alto, il 60%. Secondo alcune stime, per centrare il target proposto dalla Commissione, sarebbero tuttavia necessari 350 miliardi di euro all’anno di investimenti nella produzione di energia e in infrastrutture. Le risorse andranno almeno in parte cercate nel Recovery Fund e in generale dipendono dall’approvazione del Budget Ue. Anche il pacchetto sul clima, insomma, è rimasto appeso al negoziato con Ungheria e Polonia sullo Stato di diritto, sbloccatosi giovedì 10 dicembre.

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La Polonia di traverso

Le ultime resistenze della Polonia, hanno però costretto i Ventisette a una maratona notturna, complicando quello che sembrava un negoziato già concluso. Varsavia (insieme ad altri partner dell’Est) dipende dal carbone e non manca mai di far presente i costi della transizione energetica.

Su questo fronte, mercoledì, Consiglio, Parlamento e Commissione hanno raggiunto un accordo sui 17,5 miliardi del Fondo per una transizione equa (Jtf), destinato appunto a mitigare l’impatto della trasformazione nelle regioni meno sviluppate. La Polonia riceverà 3,5 miliardi. Ne beneficerà anche l’Italia, con 937 milioni, il 5,4% del totale: le risorse potranno essere destinate a iniziative come la riconversione dell’ex Ilva di Taranto e di altri impianti industriali in Sardegna. Il trilogo Ue ha anche deciso che i fondi del Jtf non potranno essere spesi in progetti e sussidi per combustibili fossili, metano incluso.

Ambizioni globali

L’accordo raggiunto venerdì 11 permette alla Ue di avere le carte in regola per partecipare al summit mondiale sul clima di sabato 12, organizzato in occasione del quinto anniversario dell’Accordo di Parigi: il trattato siglato il 12 dicembre del 2015, per limitare il riscaldamento globale sotto ai 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Obiettivo già fuori portata, secondo molti studi.

A favore di un target più alto per la Ue si era schierata una amplissima coalizione trasversale: 220 amministratori delegati, 50 sindaci delle principali città, regioni che rappresentano 80 milioni di europei, 180 organizzazioni di tutta Europa. Secondo alcuni sondaggi, la maggioranza degli europei (57%) ritiene che la ripresa economica post Covid debba tenere conto dell’emergenza climatica.

In attesa dell’America di Biden, dalla quale ci si aspetta un radicale cambio di rotta anche sull’ambiente, Bruxelles vuole consolidare il proprio ruolo guida. Il «Climate Ambition Summit», rigorosamente virtuale, è copresieduto da Onu, Francia e Regno Unito, in collaborazione con Italia e Cile. Introdotti dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, decine di leader politici e rappresentanti del mondo economico e della società civile prenderanno la parola. Per conquistarsi uno slot, in quella che secondo alcuni osservatori rischia però di essere solo una parata mediatica, capi di Stato e di Governo devono avere qualcosa di concreto da dire.

Negli ultimi mesi, la Cina si è impegnata ad azzerare le emissioni nette di anidiride carbonica entro il 2060, Giappone e Corea del Sud hanno promesso di fare altrettanto entro il 2050. Il Regno Unito si è impegnato a tagliarle del 68% entro il 2030. Il premier australiano, Scott Morrison, invece, sarà tra gli assenti: non invitato proprio perché non avrebbe preso impegni sufficienti contro il surriscaldamento globale.

«L’accordo sulla riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 è importante e sostiene la nostra ambizione di svolgere un ruolo guida nella lotta al cambiamento climatico», ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Fissato questo obiettivo, il contributo dei vari Paesi a livello nazionale dovrebbe essere adottato dai ministri dell’Ambiente Ue, il 17 dicembre.

Standard Ue sulle batterie

La Commissione ha fatto un altro passo avanti nella realizzazione degli obiettivi del suo Green Deal, che è certo un grande piano per l’ambiente, ma anche per l’industria europea. Bruxelles ha proposto di aggiornare la legislazione sulle batterie “verdi”, presentando la prima delle iniziative annunciate nel piano d’azione per l’economia circolare. Vengono delineati requisiti obbligatori per tutte le batterie (portatili, industriali, per autoveicoli e veicoli elettrici) immesse sul mercato, indipendentemente dal Paese d’origine.

In gioco non c’è solo il cambiamento climatico: con questi vincoli, la Commissione punta anche a creare le condizioni per lo sviluppo di un settore strategico in Europa, recuperando terreno nei confronti della Cina, oggi leader incontrastata con l’80% della produzione di celle a ioni di litio.

Ai massimi il prezzo della Co2

Il mercato delle quote di emissioni di Co2 della Ue prova già a dare un prezzo all’accordo appena raggiunto a Bruxelles. Venerdì 11, il valore delle licenze è salito al massimo storico, sopra i 31 euro a tonnellata, in previsione di una riduzione della fornitura, per imporre tagli più profondi alle emissioni.

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