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Climate change, Greta all’Onu: «Siamo inarrestabili»

Al palazzo di Vetro, Greta è stata accolta da un’ovazione. «Milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto giovani, hanno marciato e chiesto vere azioni sul clima. Abbiamo mostrato che siamo uniti e che siamo inarrestabili», ha detto Greta

di Gianluca Di Donfrancesco


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3' di lettura

Il Palazzo di Vetro dell’Onu apre le porte alla generazione Greta. Il giorno dopo le dimostrazioni di massa che hanno visto milioni di ragazzi scendere in strada in tutto il mondo, sabato 21, una delegazione di giovani attivisti ha dato vita allo Youth Climate Summit, nel quartier generale delle Nazioni Unite. A guidarli, Greta Thunberg, simbolo del movimento e ideatrice dei Fridays For Future, gli scioperi iniziati circa un ano fa contro il cambiamento climatico.

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Al palazzo di Vetro, Greta è stata accolta da un’ovazione. «Milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto giovani, hanno marciato e chiesto vere azioni sul clima. Abbiamo mostrato che siamo uniti e che siamo inarrestabili», ha detto Greta, aprendo il vertice accanto al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Lunedì, le sedicenne svedese parlerà anche nella sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, al Climate Action Summit. Ad ascoltarla ci sono i leader mondiali, chiamati da Guterres a portare al vertice proposte concrete per contrastare il cambiamento climatico.

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Guterres ha ringraziato i giovani attivisti per averlo fatto diventare da pessimista a ottimista nella lotta al surriscaldamento globale. «Qualcosa sta cambiando, anche se - ha detto Guterres - non ci siamo ancora perché il cambiamento climatico corre più veloce di noi. E ci sono tante cose che dovrebbero accadere e ancora non accadono», ha sottolineato. «Ma c’è un cambiamento e questo in gran parte è dovuto al coraggio con cui voi giovani avete portato avanti questo movimento», ha detto agli attivisti seduti accanto a lui.

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Per Kamal Karishma Kumar, delle isole Fiji, se i governi non agiranno sul riscaldamento climatico, i giovani li sfiduceranno. Bruno Rodriguez, dall’Argentina, ha ricordato invece che i giovani attivisti stanno costruendo una nuova coscienza culturale, mostrando che non ci sono frontiere per la lotta al cambiamento climatico.

Guterres ha voluto mettere il cambiamento climatico al centro dei lavori annuali dell’Assemblea delle Nazioni Unite, che proseguiranno tutta la settimana: nelle sue intenzioni, Governi, rappresentanti del mondo delle imprese ed esponenti della società civile dovranno discutere misure concrete, andando oltre le solite dichiarazioni di principio.

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«Non venite con discorsi, venite con un piano», ha ripetuto più volte Guterres ai capi di Stato e di Governo. In altre parole, il segretario generale chiede ai Paesi di mostrare con esempi chiari e replicabili come stanno tagliando le emissioni di gas serra e come stanno rafforzando la propria resilienza rispetto alle conseguenze del cambiamento climatico.

Allo Youth Climate Summit c’era anche il ministro dell’Ambiente italiano Sergio Costa. Lunedì interverrà il premier, Giuseppe Conte, che illustrerà l’agenda del Governo e presenterà l’iniziativa su digitalizzazione ed efficienza energetica.

Non ci sarà, invece, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che vuole abbandonare gli Accordi di Parigi ed è ostile alle iniziative contro il climate change. In concomitanza con il vertice sul clima, Trump ospiterà un evento al Palazzo di Vetro sulla libertà religiosa.

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L’Accordo di Parigi, in realtà, vieta agli Stati membri di uscire dal trattato per quattro anni dopo la sua entrata in vigore, scattata con la ratifica dei Paesi responsabili del 55% delle emissioni di gas serra. Requisito raggiunto il 4 novembre del 2016. Washington, quindi, non potrà sfilarsi prima del 4 novembre 2020, un giorno dopo le prossime elezioni presidenziali. Un cambio di guida alla Casa Bianca aprirebbe la strada a un cambio di linea sul clima.

Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change, le emissioni di gas serra devono essere tagliate del 45% entro il 2030 e azzerate entro il 2050, per rispettare il tetto dell’aumento delle temperature globali dell’1,5% entro il 2100. In base al trend attuale, il surriscaldamento corre verso i 3-5 gradi, condannando milioni di abitanti delle regioni più povere del mondo a disastri e carestie.

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