costruzioni

Cmc, cooperative in cordata per il salvataggio del gruppo

di Marco Ferrando e Carlo Festa


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2' di lettura

Il mondo delle cooperative si stringe intorno a Cmc, la coop numero uno nelle costruzioni e il quarto operatore attivo in Italia nel settore. Dopo le crisi di Condotte e Astaldi l’allerta è massima tra le banche creditrici, soprattutto da quando nei giorni scorsi si è letto in un comunicato del gruppo ravennate di 108 milioni di pagamenti slittati, che hanno appesantito la posizione finanziaria netta rettificata della società fino a 825 milioni di euro dai 670 milioni registrati a fine 2017.

Di qui il cantiere per la messa in sicurezza allestito nel corso delle ultime settimane, che secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore vede in prima fila Legacoop e alcune delle principali cooperative di costruzione che vi fanno riferimento. Nelle prossime ore dovrebbe essere nominato un consulente finanziario, ma da giorni è già attivo un team coordinato dal commercialista modenese Domenico Trombone, presidente del Consorzio Cooperative Costruzioni e noto nel mondo finanziario perché in passato presidente di Carimonte holding.

Obiettivo del gruppo di lavoro è quello di mettere a punto un piano di salvataggio che dovrebbe portare alla ristrutturazione del debito (Intesa Sanpaolo, UniCredit e Bnl-Bnp Paribas le banche più esposte) e al rafforzamento finanziario, oltre a una potenziale ottimizzazione del portafoglio lavori, che a fine giugno superava i 4,66 miliardi.

Punto di partenza, però, sono i 108 milioni di mancati pagamenti registrati in estate, e ai connessi problemi di cassa che hanno generato. È qui che dovrebbe stendersi la prima rete di protezione messa in piedi dalle altre cooperative, che hanno tutto l’interesse a risolvere la crisi prima che deflagri. Il caso Cmc presenta evidenti analogie con quelli degli altri big delle costruzioni: portafogli di commesse importanti ma scarsa diversificazione fuori dall’Italia e la necessità di far fronte ai sistematici ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione.

Se si guarda ai conti della realtà ravennate, infatti, il portafoglio ha registrato una forte crescita nel 2017 e 2018, con nuove commesse 2017 per 1,6 miliardi e per 1,34 miliardi nel solo primo semestre di quest’anno, per arrivare a un portafoglio salito dai 3,425 miliardi del 2016, ai 3,728 del 2017 ai 4,66 del 30 giugno 2018. Nei giorni scorsi il gruppo, nato oltre un secolo fa dalla fusione tra la cooperativa ravennate dei cementisti e quella dei muratori, ha presentato al commissario Marco Bucci anche una manifestazione di interesse per la ricostruzione del ponte Morandi a Genova.

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