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Ghiaccio marino antartico, estensione al valore più basso di sempre nel mese di luglio

In Italia caldo record nei primi 7 mesi dell’anno: +0,98 gradi rispetto alla media storica. Luglio torrido superato solo da quello del 2003. Mai così poche precipitazioni

Articolo aggiornato l’8 agosto alle 13:19

Una nave cilena monitora i ghiacci a Punta Arenas - Epa

3' di lettura

Il 2022 anno record per il caldo. E anche per gli effetti collaterali negativi sul clima.

Che questa sia un’annata eccezionalmente calda e priva di pioggia lo hanno percepito tutti gli italiani, alle prese con le ripetute ondate di canicola di origine nordafricana. In questo caso, le sensazioni sono suffragate dai dati scientifici. Pochi giorni fa il Cnr ha sancito i primi sette mesi dell’anno come i più caldi di sempre per l’Italia. Ora si registra un altro dato preoccupante, quello relativo al ghiaccio antartico che ha toccato il minimo di estensione, nel mese di luglio, da quando esistono le rilevazioni satellitari.

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Ghiaccio antartico ai minimi storici

L'estensione del ghiaccio marino antartico ha raggiunto il suo valore più basso per il mese di luglio nei 44 anni di dati satellitari: un’estensione del 7% inferiore alla media e ben al di sotto del record di dati precedente. Lo rileva Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea, con il finanziamento della Ue. La concentrazione del ghiaccio marino inferiore alla media ha riguardato estese aree dai mari di Amundsen e Bellingshausen fino all'area settentrionale del mare di Weddell.

Sempre il Copernicus Climate Change Service rileva che il mese di luglio 2022 è stato uno dei tre luglio più caldi mai registrati a livello globale, quasi 0,4° C al di sopra del periodo di riferimento 1991-2020, con temperature molto al di sopra della media su gran parte delle masse continentali nell’emisfero settentrionale.

In Italia sette mesi da record

I primi sette mesi dell’anno infatti proiettano il 2022 come l’anno più caldo di sempre nel nostro Paese: luglio appena concluso ha fatto registrare un +2,26 gradi sopra la media italiana dal 1800 (da quando vengono rilevati i dati) ad oggi e nel complesso i primi 7 mesi dell’anno fanno registrare un +0,98 gradi. A indicarlo sono i dati pubblicati ogni mese dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr). «Se il 2022 finisse adesso sarebbe l’anno più caldo di sempre», ha commentato all’ANSA Michele Brunetti dell’ Isac-Cnr.

Solo nel 2003 un luglio più torrido

«Luglio 2022 si registra come il secondo luglio più caldo da quando vengono realizzate le misurazioni, secondo solo al 2003, così come lo sono stati anche maggio e giugno», ha spiegato Brunetti. Analizzando esclusivamente i sette mesi appena conclusi, il 2022 ha fatto registrare medie molto alte in tutti i mesi proiettandosi come l’anno italiano più caldo di sempre. «Ciò non vuol dire però che lo sarà realmente - ha precisato il ricercatore del Cnr - perché se nei prossimi mesi le medie mensili dovessero scendere anche quella annuale scenderebbe».

Finora il 2018 è l’anno più caldo

A guidare la classifica degli anni più caldi in Italia dal 1800 è ancora il 2018, con un’anomalia di +1,58 gradi sopra la media di riferimento in cui un peso rilevante lo ebbero i mesi di gennaio con +2,37 gradi rispetto alla media e aprile, il più caldo di sempre con +3,5 gradi sopra la media. Il 2022 è comunque ben posizionato per batterlo.

Precipitazioni dimezzate rispetto alla media storica

Accanto alle temperature ben sopra la media storica, ogni italiano ha anche percepito la straordinaria assenza di pioggia. Con precipitazioni che hanno fatto registrare quasi il 50% in meno (-46% delle precipitazioni cumulate) il 2022 è ad oggi infatti l’anno più siccitoso di sempre cioè dal 1800, da quando vengono rilevati i dati a livello nazionale. A indicarlo sono i dati pubblicati ogni mese dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isac-Cnr). La riduzione maggiore, del -52% ha colpito il Nord, leggermente inferiore invece al Centro-Sud con -42% rispetto agli accumuli medi.

Battuto nettamente il 2017

«Abbiamo un -46% di precipitazione cumulata da inizio anno a fine luglio per l’Italia rispetto agli accumuli medi sul trentennio 1991-2020. Per il momento il 2022 resta l’anno più siccitoso dal 1800 ad oggi», spiega Brunetti. A guidare finora la classifica di anno più siccitoso della storia italiana è ancora il 2017 ma i primi 7 mesi del 2022 ha finora fatto registrare dati cumulativi, ossia la quantità complessiva di piogge accumulate, molto inferiori a quelli di 5 anni fa. Più in generale nel 2022 c’è stata circa la metà delle piogge registrate mediamente in Italia negli ultimi 30 anni e il fenomeno è piuttosto accentuato al Nord.

Vedremo se nella seconda parte dell’anno questi primati negativi resteranno o meno. Di sicuro per invertire il trend delle precipitazioni non basteranno i temporali attesi nei prossimi giorni, ma serviranno quelle perturbazioni atlantiche capaci di portare piogge diffuse e persistenti di cui finora non c’è traccia.

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