LA DEnunCIA DEI DIRETTORI

Cnr senza soldi per la ricerca: il 98,7% dei fondi statali finisce in stipendi

di Gianni Trovati

Salta il divieto del 1933 di doppia laurea: fra poco due in un solo colpo


2' di lettura

Il consiglio nazionale delle ricerche si trasforma in uno stipendificio. Per necessità, non per volontà. Lo denunciano in coro tutti e 100 i direttori degli istituti scientifici che compongono la galassia del Cnr. E riassumono il problema in un dato: i costi fissi per il personale arriverà ad assorbire a regime il 98,7% del Foe, il «fondo ordinario» che lo Stato destina ogni anno agli enti di ricerca.
Il paradosso di un Consiglio nazionale delle ricerche senza soldi per finanziare le attività di ricerca si costruisce in due modi: i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e le stabilizzazioni dei precari, circa 3mila in tutto il comparto.

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Cresce l’organico
Stabilizzazioni aperte dalla riforma Madia, che vedono ora avvicinarsi il traguardo dopo una lunga battaglia fra Funzione pubblica e Corte dei conti. Proprio questo braccio di ferro con la magistratura contabile, avviato dai governi di centro-sinistra e portato avanti dall'esecutivo giallo-verde, mostra il cuore del problema.

La battaglia dei conti
A bloccare le stabilizzazioni previste dalla riforma Madia c'era un vincolo contabile, che impedisce di portare i fondi “autonomi” dei singoli enti sopra i livelli del 2016. Con le stabilizzazioni, però, il peso di stipendi e integrativi cresce: e il disegno di legge Bongiorno permette di aggirare l'ostacolo escludendo i nuovi costi dal tetto riferito al 2016. Il tutto, però, senza che nessuna norma aumenti i fondi agli enti di ricerca. E qui sta il punto.
La guerra contabile è nata infatti dalla necessità di enti e istituti di mettere più soldi sul fondo per finanziare i nuovi ingressi, a meno di non tagliare le retribuzioni di chi già era in organico per fare spazio agli altri.

Che cosa manca
Ma senza aggiornare i finanziamenti la coperta si fa corta comunque. I vertici degli enti non contestano infatti né i rinnovi contrattuali (sono un obbligo di legge sancito dalla Corte costituzionale) né le stabilizzazioni. Ma sottolineano la parte che manca, cioè l'aggiornamento dei finanziamenti. Che in 15 anni si sono ridotti del 20%, senza contare l'inflazione. Risultato? La situazione finanziaria, scrivono i 100 direttori, è difficile «come probabilmente non lo è mai stata da quando il Cnr è stato fondato da Vito Volterra nel 1923». E senza 100 milioni nella legge di bilancio il rischio di impantanarsi diventa più concreto che mai.

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