la storia

CO2, l’Europa stringe sulla neutralità climatica nel 2050

di Beda Romano


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4' di lettura

HELSINKI - Dalla residenza del primo ministro finlandese, una villa costruita nel 1873 alla periferia di Helsinki, la vista è incantevole, segnata dal verde della vegetazione scandinava e dalle acque del Mar Baltico. In queste infinite sere d’estate, il sole è lento a sparire dietro il filo dell’acqua. Lungo l’orizzonte si intravede una linea dell’alta tensione.

I tralicci stonano nel paesaggio: sono tanto brutti quanto anacronistici. La Finlandia è all’avanguardia nella lotta al cambiamento climatico. Addirittura vuole ridurre a zero le emissioni nette entro il 2035, grazie a processi innovativi, come quello che trasforma la polpa di legno in fibra tessile.

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Mentre il resto dell’Europa discute se puntare alla neutralità climatica entro il 2050, tra le pressioni degli uni e i dubbi degli altri, la Finlandia ha deciso di essere più ambiziosa dei suoi partner europei, pur di diventare la prima società libera da energie fossili al mondo. L’intero paese, almeno così appare agli occhi del visitatore, è impegnato a raggiungere la piena sostenibilità. Ai più l’impegno potrà apparire idealista, forse anche dogmatico. Ne è in parte consapevole il ministro degli Esteri Pekka Haavisto: «Avere un obiettivo europeo al 2050 – ha spiegato nei giorni scorsi a un gruppo di giornalisti bruxellesi – è per noi essenziale per poter pensare di raggiungere il nostro obiettivo nazionale entro il 2035».

In giugno, a Bruxelles, i Ventotto hanno discusso se ufficializzare l’obiettivo comunitario del 2050. Una netta maggioranza di paesi era d’accordo, ma quattro stati membri - la Polonia, l’Ungheria, l’Estonia e la Repubblica Ceca - si sono opposti. Eppure, prima del summit, anche la Germania aveva optato per obiettivi ambiziosi, nonostante le preoccupazioni della sua industria. Dopo aver abbandonato il nucleare nel 2011, sulla scia del dramma di Fukushima, Berlino ha deciso anch’essa di cavalcare la lotta al riscaldamento climatico.

A Helsinki, intanto, lo sforzo ambientalista è notevole. In quanti altri paesi si fabbricano vestiti dalla polpa di legno? E in quanti altri paesi si ambisce a produrre alimenti usando acqua, elettricità e Co2? Spiega Herbert Sixta, professore dell’Università Aalto: «Nel 2010, l’industria forestale attraversava una crisi memorabile. Bisognava trovare una alternativa all’uso del legno, che per noi rappresenta un importantissimo settore economico. È così che abbiamo perfezionato un processo che permette di trasformare la polpa di legno in una fibra tessile con cui poi fabbricare camicie e vestiti».

Al tocco nulla di molto diverso da un normale cotone. Eppure, l’iniziativa finlandese si vuole sostenibile da un punto di vista ambientale. La coltivazione di cotone richiede una quantità di acqua 30 volte superiore a quella usata per fabbricare le fibre tratte dal legno. Attualmente il 65% dei vestiti è composto da fibre sintetiche, solo il 6,5% è tratto dalla cellulosa. C’è di più. I finlandesi riciclano i vestiti, trasformando pantaloni in sciarpe, camicie in golf e riducendo così la quantità di vestiti che vengono smaltiti, rifiuti che ammontano a 30-40 chili pro capite all’anno.

Mentre l’Università Aalto di Helsinki si concentra sulle fibre naturali, l’Istituto meteorologico finlandese sta studiando nuovi modi per assorbire i gas nocivi e stoccarli nella terra, grazie tra le altre cose a minerali silicati. «Vogliamo massimizzare la fotosintesi, minimizzare il disturbo arrecato al terreno, e al tempo stesso massimizzare l’attività microbiologica della terra», ha spiegato il ricercatore Jari Liski, incontrando i giornalisti bruxellesi. È uno dei modi per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi del 2015 che prevede di limitare l’aumento graduale della temperatura.

Nel frattempo, la società Solar Foods sta lavorando a perfezionare generi alimentari non attraverso le colture agricole e le risorse naturali, ma grazie al Co2, l’acqua e l’elettricità. Il risultato ottenuto è una proteina, grazie un processo di fermentazione non dissimile da quello che consente la produzione di lievito o di batteri lattici. Il sapore e la struttura sono quelli della farina di frumento. «Oggi l’agricoltura produce il 20% dei gas ad effetto serra – spiega l’amministratore della società Pasi Vainikka –. Il nostro prodotto usa 100 volte meno acqua della classica produzione di piante».

Dal grande Nord scandinavo, la marcia verso un mondo sostenibile corre veloce. Se sia realistica (e garantisca il piacere di una buona cena) è ancora tutto da capire. A livello comunitario, i prossimi mesi saranno cruciali. I Ventotto oscillano tra l’ambizione di essere all’avanguardia nella lotta al riscaldamento climatico e la paura di affrontare costi eccessivi e sconfitte cocenti. La sfida è infatti doppia: da un lato l’Europa vuole rimanere economicamente competitiva; dall’altro sa bene che da sola non potrà certo risolvere il rischio climatico che pesa sull’intero pianeta.

La speranza del governo finlandese, presidente di turno dell’Unione nei prossimi sei mesi, è di trovare un accordo comunitario sulla scadenza del 2050. «Non crediamo che i paesi contrari si oppongano di per sé all’obiettivo climatico. Sono certo che una intesa sia possibile», spiega il premier Antti Rinne. In realtà, la questione ambientale è intimamente legata alle trattative sul prossimo bilancio comunitario del 2021-2028. I quattro paesi sono preoccupati dai costi della transizione e chiedono ai partner un generoso contributo finanziario.

Se riusciamo a convincere la Polonia, gli altri seguiranno. Nel frattempo, vogliamo che il tema della sostenibilità ecologica venga discusso in tutte le riunioni ministeriali, non solo in quelle dedicate all’ambiente, spiega il governo Rinne. A livello nazionale, la strategia finlandese prevede riforme dei trasporti e della tassazione, così come nuovi investimenti nell’economia circolare. Difficile prevedere se avrà successo e possa consentire al paese di raggiungere i suoi ambiziosissimi obiettivi ambientali, ma forse ci sono buone possibilità che i piloni della Baia di Seurasaarenselkä possano un giorno scomparire.

L'EMISSIONE DI GAS A EFFETTO SERRA DELL’UNIONE

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