MULTINAZIONALI

Coca Cola porta Lurisia sugli scaffali della Gdo

Entro fine d’anno il gruppo americano acquisterà l’azienda per 88 milioni


2' di lettura

Sono le bollicine più iconiche a base di Chinotto di Savona Dop e hanno contribuito al rilancio di Lurisia, la storica fonte premium che proprio un mese fa Coca-Cola Hbc ha annunciato di volere acquistare, con una operazione da 88 milioni, entro la fine dell’anno.

«Il chinotto è la bibita più venduta e vale il 50% di tutte le nostre bibite. È il prodotto più iconico in bottiglia in vetro e nell’ultimo anno sono state vendute otto milioni di bottiglie di chinotto, di cui il 15% esportate, su un totale 15 milioni di soft drink - racconta Alessandro Invernizzi, direttore generale e presidente onorario di Acque minerali srl, la società a cui fa capo Lurisia, e membro della famiglia che ha ceduto a Coca Cola il proprio pacchetto azionario -. Ora stiamo puntando molto sulle esportazioni perché il chinotto Dop viene considerato dai consumatori un prodotto nuovo e quando lo assaggiano conquista». I primi due mercati di riferimento per il Chinotto Lurisia sono gli Usa e l’Australia e la strategia della Pmi privilegia, per il momento il canale Ho.re.ca. «È una bevanda da ristorante e dopo l’affermazione in questo canale passeremo agli scaffali della Gdo» anticipa Invernizzi. L’azienda è stata pioniera nell’offrire acque in bottiglie di vetro a forma di campana, disegnate dallo studio di architettura e design Sottsass Associati.

Sul mercato italiano il chinotto Lurisia ha debuttato insieme al limone sfusato di Amalfi, altro presidio Slow food, nell’autunno 2008. Tra Lurisia e Slow Food lo stesso anno è nata una partnership che ha reso protagoniste le bibite piemontesi in una serie di eventi promossi dall’organizzazione non profit. Ma appena si è diffusa la notizia Lurisia sarebbe passata alla multinazionale di Atlanta Slow Food ha scelto di interrompere ogni collaborazione.

«Il nostro chinotto ha vissuto un ciclo di grande crescita delle vendite per quasi un decennio mentre ora siamo intorno al 10-12% l’anno - continua il direttore generale -. Il costante aumento dei volumi di vendita è sempre avvenuto con il passaparola perché non abbiamo mai investito in pubblicità».

La scelta di puntare sull’agrume presidio Slow food di Savona presenta alcune difficoltà relative all’approvvigionamento della materia prima. «Per acquistare i frutti si deve affrontare il problema della scarsa offerta e della produzione che dipende dall’andamento stagionale anno dopo anno - continua Alessandro Invernizzi -. Inizialmente il prezzo era intorno ai tre euro al chilo per poi passare a 6-7 euro degli ultimi tempi. Nel 2008 erano 117 le piante di chinotto che rientravano dell’area Dop e ancora oggi manca una coltivazione su scala industriale».

Per quanto riguarda le strategie aziendali il direttore generale anticipa che si punterà sull’internazionalizzazione dei prodotti Lurisia. Anche il passaggio a Coca Cola dovrebbe essere indolore. «Alla chiusura dell’accordo, previsto per la fine dell’anno, intendiamo preservare il Dna di queste eccellenze ed aumentare il numero dei consumatori che potrà goderne, identificando nuove opportunità di crescita nel mercato - rimarca Vitaliy Novikov, amministratore delegato di Coca-Cola Hbc Italia -. Grazie a questa operazione, l’intero portafoglio premium dei prodotti Lurisia potrà beneficerà della nostra esperienza e know-how e crescere grazie ad un network logistico capillare in Italia e all’estero».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...