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Cocai express, nasce a Venezia il food delivery che non c’era

Da iniziativa a scopo sociale a startup local . Il nuovo business di 4 amici veneziani che aiuta i ristoratori della Serenissima offrendo un servizio di consegna a domicilio ai cittadini

di Luisanna Benfatto

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Il servizio di consegna a domicilio di Cocai Express

Da iniziativa a scopo sociale a startup local . Il nuovo business di 4 amici veneziani che aiuta i ristoratori della Serenissima offrendo un servizio di consegna a domicilio ai cittadini


2' di lettura

I droni hanno dipinto a novembre una Venezia allagata, oggi una Venezia svuotata dal Covid. Chi non se ne è mai andato sono i gabbiani, in veneziano “cocai”, e i residenti. La ripartenza in laguna comincia allora anche da una startup che in pochi mesi sta prendendo il volo come il nome che si è data, Cocai Express. Si tratta del primo servizio di consegna di cibo a domicilio nato come progetto no profit (consegnare pasti caldi dei ristoranti ai veneziani nella fase di lockdown) e ora pronto a diventare come i colossi Just Eat, Deliveroo, Glovo, Foodora.


A differenza di questi intermediari internazionali, però la filosofia di Cocai è iperlocal, come spiega Giovanni Torcellan, 28enne veneziano, uno dei quattro fondatori: «L'idea è nata nel periodo più buio e di paralisi. Dopo l'alluvione, il coronavirus. Due fenomeni che hanno isolato la nostra città che, senza turisti, dovrà ripensare alla propria identità ripartendo dai cittadini. Io ho lavorato per anni nella ristorazione come responsabile di bar, anche all'estero. Guglielmo Zanini è un ex giocatore professionista di rugby, Tommaso Ramadoro è laureato in matematica e lavora per la società di consulenza Prometeia e infine Stefano Majocco, porta un'esperienza ad Amazon. Ci siamo trovati una sera e abbiamo deciso di creare una pagina Facebook proponendoci come runner a titolo gratuito per i pochi ristoranti che avevano le cucine aperte per l'asporto ma non le persone per la consegna. Ci siamo attrezzati comprando le borse termiche e abbiamo iniziato con un paio di locali nella zona di Rialto».


Ora sono già una ventina i ristoranti, banchi del pesce del mercato e negozi affiliati, e 30 i ragazzi che, rigorosamente a piedi tra campi e calli, portano a casa i piatti in quattro aree (Rialto-San Polo-Frari, San Marcuola- Cannaregio, Fondamenta Nuove- Santi Apostoli, San Marco) . 8000 le consegne effettuate. E con questi numeri sono arrivate anche le prime sponsorship: l'azienda DirectaPlus di Como, che si occupa di sviluppare applicazione al grafene, ha offerto loro alcune magliette termoregolanti e prossimamente anche le mascherine. Lo studio di Retail Design dell'architetto veneziano Paolo Lucchetta ha invece fornito consulenza per il brand.

Quello che però non è cambiata è l'idea forte della comunità: «Non temiamo l'arrivo dei concorrenti. Deliveroo ha iniziato da poco la sua campagna di affiliazione ma il nostro servizio, a costi contenuti, vuole soprattutto essere utile ai residenti (spesso anziani), e favorire le piccole realtà locali che altrimenti rischierebbero di estinguersi per sempre. Un altro aspetto sociale riguarda il reclutamento dei giovani per le consegne: giovani studenti o ragazzi che lavoravano nel turismo che ora sono disoccupati. ». Un'altra Venezia è dunque possibile e, dopo la fenice, risorge dalle ali di questo giovane gabbiano.


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    Luisanna BenfattoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: francese, portoghese, inglese

    Argomenti: food, travel, lifestyle, startup, tecnologia, social media, digital e data jounalism

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