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«Codice rosso», scudo antiviolenza: nuovi reati, pene più dure e tutele

Difesa per le donne: anche nel settore investigativo e giudiziario si potrà ricorrere ad una sorta di “corsia privilegiata” per gestire gli allarmi

di Selene Pascasi

6' di lettura

Per Codice rosso si intende la riforma emanata con legge 69 del 2019, in vigore dal 9 agosto dello stesso anno, intitolata «Modifiche al Codice penale, al Codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere». La normativa, di cui può avvalersi, interviene principalmente in tre direzioni: introduce nuovi reati, inasprisce le sanzioni per quelli esistenti e disegna una procedura su misura per tutelare meglio e prima chi viva situazioni a rischio.
Vediamo, in dettaglio, che cosa cambia. Intanto, nel Codice penale entrano quattro crimini. Uno è la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (sfregio, articolo 583 quinquies) punito con la reclusione da otto a 14 anni e con l’ergastolo se ne derivi la morte. L’altro è la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso dei soggetti rappresentati (revenge porn, articolo 612 ter) punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da cinque a 15mila euro. Pene più alte se le vendette provengono dal coniuge, anche separato o divorziato, da un ex, o se si utilizzino mezzi informatici. Introdotto, poi, il delitto di costrizione o induzione al matrimonio (articolo 558 bis). Ma, e ciò la riguarda, diventa reato (articolo 387 bis, reclusione da sei mesi a tre anni) anche violare l’ordine di allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi da lei frequentati che il giudice potrebbe disporre per tutelarla dai maltrattamenti familiari (articolo 572 del Codice penale) di cui è vittima. Nella nozione di maltrattamenti, infatti, non rientrano soltanto le percosse, ma ogni forma di violenza che calpesti la dignità della persona offesa, sia essa fisica, sessuale, verbale, morale o economica (Cassazione 18937/2016) e, dunque, anche le umiliazioni e vessazioni che riferisce.
La riforma, peraltro, nell’aumentare sensibilmente la pena per i maltrattamenti (oggi puniti con il carcere da tre a sette anni), la eleva fino alla metà quando siano commessi con l’uso delle armi, contro donne gravide, disabili, minorenni o – come nel suo caso – in presenza di minori. Insomma, l’inveire di suo marito davanti agli occhi dei vostri bambini potrà far scattare l’aggravante della violenza assistita. Ipotesi che si verifica, spiega Cassazione 18833/2018, anche se i soprusi non si rivolgano direttamente contro i minori ma li coinvolgano come involontari spettatori delle liti tra i genitori all’interno delle mura domestiche, ove si accerti l’abitualità delle condotte e l’idoneità a provocare in loro uno stato di sofferenza psicofisica. Tornando alle novità del Codice rosso, per concretizzare la tutela delle vittime si accelera l’iter d’indagine per alcuni delitti tra cui lo stupro, i maltrattamenti, lo stalking, le cui notizie di reato saranno riferite dalla polizia giudiziaria al pubblico ministero immediatamente e, in prima battuta, anche a voce.
Il Pm, poi, assumerà le informazioni dalla persona offesa entro tre giorni per offrirle un rapido ombrello di garanzie. Con le modifiche, in sintesi, anche nel settore investigativo e giudiziario si potrà ricorrere ad una sorta di codice rosso per gestire gli allarmi, sulla falsariga di quanto accade in pronto soccorso per le emergenze sanitarie. Non a caso, per il personale che eserciti funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria orientate a prevenire e perseguire i crimini introdotti o solo ritoccati dalla riforma, sono stati attivati dei corsi di formazione professionali specifici.
Del resto, se di urgenze si tratta, l’attenzione dedicata deve raggiungere ed attestarsi sui massimi livelli.

Figli, sul regime di affido pesano le cause penali

Mi sono separata e ho chiesto l’affidamento esclusivo di mia figlia perché suo padre è un uomo violento. A suo carico, infatti, è aperto un processo penale per abusi nei miei confronti. Vorrei sapere se questo può influenzare il giudice e far sì che accolga la richiesta di affidare la piccola solo a me.

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È possibile. Non posso darle alcuna certezza perché le questioni sull’affidamento sono diverse l’una dall’altra e non tutte si risolvono allo stesso modo. Ad incidere, poi, sarà ovviamente anche l’esito della causa penale siccome fino alla condanna definitiva vige la presunzione di non colpevolezza. In ogni caso, tra le novità introdotte dal Codice rosso ce n’è una che la interessa. Oggi, ai fini della decisione delle cause di separazione o relative alla prole minore o all’esercizio della potestà genitoriale, al giudice civile va trasmessa copia delle ordinanze emesse verso uno dei genitori. Tra queste, quelle che – in relazione ai reati di maltrattamenti familiari, stalking, violenze o vendette sessuali – applichino misure cautelari, le sostituiscano o le revochino, gli avvisi di concluse indagini preliminari, le archiviazioni e chiaramente le sentenze. Praticamente, si mettono in “comunicazione” i circuiti civili e penali così che le decisioni sui figli siano adottate alla luce di una valutazione esauriente e complessiva della situazione familiare.

La vigilanza dinamica frena l’escalation violenta

Mio marito mi picchia e, negli ultimi tempi, lo fa in modo più aggressivo del solito e temo in un epilogo tragico. Che succede se riferisco tutto alle forze dell’ordine?

Nei casi di violenza domestica e di genere, cui rientrano maltrattamenti, lesioni, stalking, esiste una corsia preferenziale che accelera le azioni della polizia giudiziaria e del pubblico ministero. La notizia di reato viene subito trasmessa, anche oralmente, al Pm che, salvo esigenze di tutela di minori o di riservatezza delle indagini, entro tre giorni ascolta la persona offesa o chi ha sporto denuncia. Il termine è volutamente breve per consentire la rapida predisposizione delle misure cautelari, raccogliere un racconto ancora vivido ed evitare pressioni su chi abbia esposto i fatti, strumentali a farlo ritrattare. Vittima e difensore, poi, resteranno informati su ogni step dell’iter, incluso un eventuale provvedimento di scarcerazione. Con il divieto di avvicinamento, inoltre, il giudice potrà disporre particolari modalità di controllo quali l’uso del braccialetto elettronico così che un alert da una app collegata al dispositivo avviserà dell’approssimarsi del soggetto pericoloso. Infine, per aiutare le vittime a riconquistare la loro autonomia, è previsto il sostegno del Reddito di libertà e l’assistenza legale a spese dello Stato.

Caso di stalking contro l’ex? Carcere anche oltre i sei anni

La mia prima moglie non riesce ad accettare il fatto che, dopo il divorzio, mi sia risposato. Per rendermi la vita impossibile, mi perseguita con squilli sul cellulare e si apposta di frequente sotto casa tanto che sono tentato di trasferirmi altrove. Che posso fare e cosa rischia?

Come sicuramente già saprà, lei è vittima di stalking. Termine che, infatti, deriva dall’inglese to stalk, cioè pedinare, perseguitare, seguire. A definirlo è l’articolo 612 bis del Codice penale che punisce a titolo di atti persecutori chiunque, uomo o donna non ha alcuna importanza, ripetutamente minaccia o molesta qualcuno in modo da causargli un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o da ingenerargli un fondato timore per l’incolumità propria o dei suoi cari, o da costringerlo ad alterare abitudini di vita. Circa l’altra domanda, le rispondo francamente: la sua ex rischia molto perché, con le modifiche introdotte dal Codice rosso volte a rafforzare il ruolo deterrente della norma, le pene previste per lo stalking sono aumentate ed oscillano da un anno a sei anni e sei mesi di reclusione. La riforma, poi, prevede un ulteriore aumento di pena se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici, oppure dal coniuge, anche se separato o divorziato come nel suo caso, o da soggetto che è o è stato legato affettivamente alla persona offesa. Mi chiede, poi, cosa può fare. Salvo che il reato sia procedibile d’ufficio perché commesso su minori o disabili, dovrà sporgere querela nel termine di sei mesi.
Tuttavia, per avere una tutela anticipata rispetto alla definizione del procedimento penale, può esporre i fatti e chiedere l’ammonimento del questore cioè un avvertimento rivolto alla signora di astenersi dal commettere ulteriori molestie. Se, nonostante l’ammonimento, le persecuzioni non cessino, si procederà d’ufficio. Peraltro con legge 161/2017 di riforma del Codice antimafia, ricorrendone i presupposti, agli indiziati di stalking può applicarsi la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e, se occorra, il divieto di soggiorno in uno o più comuni o province.

Il revenge porn viene punito con reclusione e blocco web

Mia figlia diciassettenne, reduce dalla fine di una storia con un coetaneo, è sempre molto tesa specie quando in tv si parla di vendette sessuali. Non vorrei che fosse vittima dell’ex. Se così fosse, come dovremmo agire?

Se i suoi timori fossero fondati, si tratterebbe del reato di revenge porn introdotto dal Codice rosso per punire con reclusione e multa chi, per denigrare qualcuno, diffonde scatti o filmati di contenuto sessuale esplicito che erano destinati a restare privati. E la pena aumenta se a commetterlo sia il coniuge, anche separato o divorziato, o, come ipotizza, l’ex. Ma alla tutela penale si affianca quella sulla privacy grazie all’articolo 144 bis del Dlgs 196/03 per cui, su segnalazione di un sospetto caso di vendetta sessuale – anche da parte del minore coinvolto o dei suoi genitori – il Garante per la protezione dei dati personali dispone con urgenza il blocco preven

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