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Coface: supply chain interrotte e inflazione ostacolano la ripresa

Secondo il Barometro della società francese, la ripresa economica soffre campagne vaccinali diseguali e aumento delle materie prime

di Laura Cavestri

(ake1150 - stock.adobe.com)

4' di lettura

Problemi di approvvigionamento, carenza di manodopera e inflazione. Più di 18 mesi dopo l’inizio della recessione mondiale legata alla pandemia di Covid, la ripresa economica prosegue ma resta eterogenea: la ripresa beneficia i paesi esportatori, mentre le economie incentrate sui servizi rimangono indietro. Nonostante un outlook positivo, aumentano i segnali che indicano che la ripresa mondiale sta perdendo slancio. Gli effetti della pandemia nei punti/collegamenti critici delle catene di approvvigionamento hanno generato interruzioni dell’offerta, alimentando le pressioni sui prezzi e influenzando la produzione e le vendite dei produttori di tutto il mondo. I problemi di approvvigionamento, la carenza di manodopera e l’inflazione, assieme alla persistente minaccia di Covid-19, si aggiungono all’elenco di rischi e incertezze. È una fotografia complessivamente positiva ma con molti inciampi sulla strada della ripresa quella scattata da Coface – uno dei punti di riferimento nell’assicurazione dei crediti e nei servizi specializzati affini – e contenuta nel Barometro del terzo trimestre reso noto dalla società francese.

DOVE È CAMBIATO IL RISCHIO PAESE
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Valutazioni al rialzo

Tenendo conto del prosieguo della ripresa, Coface rivede al rialzo le valutazioni di rischio per 26 paesi, tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna, Svizzera e Belgio. L’aumento delle esportazioni di prodotti manifatturieri verso i mercati avanzati sta portando a un miglioramento delle valutazioni delle economie esportatrici dell’Europa centrale e orientale (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca), dell’Asia (Corea del Sud, Singapore, Hong Kong) e della Turchia. Dopo aver declassato 78 valutazioni rischio paese lo scorso anno, queste 26 riclassificazioni si aggiungono alle 16 già rivalutate nel primo semestre 2021; accompagnate da 30 riclassificazioni positive di valutazioni settoriali.

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La campagna vaccinale supporta la ripresa

I progressi nella vaccinazione in Europa occidentale e Nord America hanno contribuito a evitare ulteriori restrizioni alla mobilità e alimentano l’ottimismo sulla possibilità di evitare nuovi lockdown. Tuttavia, la minaccia del Covid non è scomparsa: tassi di vaccinazione più bassi nei mercati emergenti, specialmente nei paesi a basso reddito, continuano a rappresentare il rischio di varianti resistenti ai vaccini attualmente disponibili.

Come spiega il Barometro, «il settore manifatturiero globale ha registrato una rapida ripresa da metà 2020, trainata dall’aumento della spesa per i beni di consumo. Grazie alla robusta domanda da parte delle famiglie, i forti flussi commerciali rimangono un supporto chiave per la crescita economica, soprattutto nell’area Asia-Pacifico. La domanda di elettronica e prodotti di base sta avvantaggiando diversi mercati della regione, come la Corea del Sud e Taiwan. Anche l’economia di alcuni dei principali esportatori di materie prime (Russia, Ucraina, Sudafrica, Cile e Algeria) è sostenuta dall’aumento dei prezzi. In Europa centrale e orientale, la competitività delle esportazioni e l’ampia integrazione nelle catene del valore europee supportano la crescita delle esportazioni. In termini di tendenze settoriali, l’allentamento e la revoca delle restrizioni nei paesi con i più alti tassi di vaccinazione stanno contribuendo a uno spostamento della spesa delle famiglie verso servizi ad alto contatto come vendita al dettaglio, ospitalità e tempo libero».

I punti deboli: turismo e approvvigionamenti

Per il turismo invece la ripresa è più difficile. Le interruzioni delle catene di approvvigionamento e l’inflazione frenano lo slancio della ripresa. Si registrano venti contrari, soprattutto in termini di offerta. I risparmi consistenti nei paesi ad alto reddito hanno portato a una rapida ripresa dei consumi. Allo stesso tempo, i lockdown dovuti alla pandemia hanno creato interruzioni nelle catene di approvvigionamento ostacolando l’attività aziendale. La concorrenza in termini di materie prime e fattori produttivi è forte e limita la produzione industriale a livello globale, in alcuni casi incide anche sulle vendite. Si osserva in particolare la carenza di semiconduttori, che ha implicazioni per un’ampia gamma di settori, dalle automobili alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti.

I prezzi delle materie prime, i costi dei fattori produttivi e le tariffe di trasporto sono aumentati dall’estate 2020. «I prezzi di molte materie prime – spiega il Barometro del terzo trimestre di Coface – hanno segnato dei record, come per il settore energetico, in particolare con l’impennata dei prezzi del gas in Europa e in Asia, e per i prezzi di metalli, legno e prodotti alimentari. L’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime e dei fattori produttivi ha generato un rialzo dei prezzi al consumo. Il tasso di inflazione armonizzato nell’eurozona ha raggiunto a settembre il 3,4%, il livello più alto negli ultimi 13 anni. Questo fa eco a un incremento dell’inflazione nella maggior parte del mondo, in particolare negli Stati Uniti, dove il tasso di inflazione ha raggiunto un livello record del 5,4% negli ultimi 4 mesi fino a settembre. Si prevede a breve un picco dell’inflazione nelle economie avanzate. Il problema dell’inflazione potrebbe inasprirsi a causa della carenza di manodopera, con aziende che offrono stipendi più alti per coprire le posizioni vacanti. Un aumento del costo del lavoro potrebbe tradursi in persistenti pressioni inflazionistiche». Tuttavia, in Europa, la Bce – conclude il Barometro – benchè segua con preoccupazione la dinamica dell’inflazione, non sembra intenzionata a inasprire la politica monetaria».

Nelle economie avanzate, il lato fiscale dell’equazione rimarrà favorevole. Mentre l’economia cinese registra qualche turbolenza e si prevede che quest’anno crescerà del 7,5% con una debole aumento del Pil nell’ultimo trimestre, in Europa occidentale, molti governi continueranno a sostenere le proprie economie fino a fine anno, quando verrà introdotto gradualmente il fondo da 750 miliardi di euro per la ripresa dell’Ue.


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