Coinvolti 2,5 milioni di lavoratori

La mappa dei negoziati: in testa il Nord e i servizi

La criticità: la ripartizione geografica e per settori è invariata dal 2016 ad oggi

a cura di Alessandro Rota Porta e Serena Uccello

(Westend61-RF / AGF)

2' di lettura

Sono un po’ più di due milioni e mezzo, per l’esattezza 2.541.469 i lavoratori che hanno beneficiato di un bonus: di questi 2.088.197 in virtù di intese aziendali e 453.272 per contratti territoriali. Il valore annuo medio del premio risulta pari a 1.335 euro, di cui 1.608 riferiti a contratti aziendali e 513 euro a contratti territoriali.

La cifra emerge analizzando tutti i 10.238 contratti con premi attivi (per “attivo” si intende il contratto in cui il “periodo di validità” indicato comprende il mese di giugno 2021) che possono avere obiettivi singoli o plurimi (quindi lo stesso accordo viene conteggiato più volte).

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Dall’analisi delle materie, in effetti, emerge che 8.156 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 6.231 di redditività, 4.799 di qualità, mentre 1.169 prevedono un piano di partecipazione e 5.873 contemplano misure di welfare aziendale. Come si scopre invece dal grafico in alto a sinistra, poco meno di due milioni di lavoratori sono stati coinvolti dai soli accordi con obiettivi produttività e welfare (territoriali e aziendali), che risultano tra i più gettonati.

Sul territorio

Quanto alla mappa territoriale la distribuzione regionale registra una prevalenza del Nord (75%, in testa Lombardia ed Emilia Romagna, rispettivamente 2.525 e 2.648, segue ma con un certo distacco, il Piemonte a quota 953), una quota decisamente più esigua al Centro (16%), minima al Sud (9%). Se invece si considerano i settori, le intese si concentrano per il 58% nei Servizi, la restante parte va per il 41% all’Industria e per un marginale 1% all’Agricoltura.

La spinta alla negoziazione di secondo livello risulta più marcata (ma questo in linea con la struttura del sistema produttivo italiano) nelle aziende (il 53%) con un numero di dipendenti inferiore a 50. Poi, il 33% delle intese riguarda imprese con un numero di dipendenti maggiore di 100, e il 14% con numero di dipendenti compreso fra 50 e 99.

Il trend storico

Questi numeri riflettono abbastanza l’andamento storico delle registrazioni, segno che l’identikit per territorio, tipologia di settore e di azienda non ha subìto grossi mutamenti negli anni. Se infatti si prende in considerazione la distribuzione geografica, delle aziende che hanno depositato i 63.426 contratti, complessivi dal 2016 ad oggi, ritroviamo che il 75% è concentrato al Nord, il 17% al Centro, il 8% al Sud. Ed anche in questo caso, l’analisi per settore di attività economica evidenzia come il 60% dei contratti depositati si riferisca ai Servizi, il 39% all’Industria e l’1% all’Agricoltura.

Quasi una fotocopia se non per qualche punto percentuale differente è la fotografia sulla dimensione aziendale: il 52% ha un numero di dipendenti inferiore a 50, il 33% ha un numero di dipendenti maggiore di 100 e il 15% ha un numero di lavoratori compreso fra 50 e 99.

Le criticità

Numeri questi che nella loro sostanziale stabilità hanno una doppia lettura: se da un lato cioè connotano la contrattazione di produttività come ormai stabilmente strutturata, dall’altro l’assenza di variazioni importanti segnala allo stesso tempo la difficoltà a sfondare al Centro e al Sud, ad esempio. Ed ancora più drammatico appare il divario tra Servizi e Industria, da una parte, e Agricoltura, dall’altra.

LA FOTOGRAFIA DEGLI ACCORDI DI PRODUTTIVITÀ E WELFARE
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