riforma madia

Col documento unico arriva la radiazione d'ufficio per chi non paga il bollo

di Maurizio Caprino

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(Imagoeconomica)


2' di lettura

Visto dal lato della pubblica amministrazione, le strutture di Motorizzazione e Pra restano separate e la partita per costituire un archivio unico dei veicoli è quantomeno rinviata. Visto dal lato dei cittadini, sfumati i magri risparmi

promessi dalla legge delega, restano il documento unico (dal 1° luglio 2018, la carta di circolazione “assorbirà” il certificato di proprietà ) e altre novità procedurali di dettaglio, tra cui quella che consentirà di attuare la radiazione d’ufficio i mezzi per i quali non risulta pagato il bollo auto per almeno tre anni. Visto dal lato delle casse statali, potrebbero esserci maggiori entrate per alcune centinaia di milioni. Sta tutta qui l’attuazione della riforma Madia (legge 124/2015) nel settore delle pratiche auto, fissata da un decreto legislativo approvato definitivamente ieri sera dal Consiglio dei ministri.

Con l’introduzione del documento unico, le competenze della Motorizzazione (che fa parte del ministero dei Trasporti e si occupa degli aspetti tecnici) e del Pra (che fa parte dell’Aci e annota i dati su proprietà e stato giuridico dei veicoli) restano invariate. Ma la prima farà da collettore delle pratiche richieste dagli utenti (che continueranno a presentare le domande negli uffici provinciali delle due amministrazioni o nelle agenzie private), inoltrandone al Pra la parte che riguarda proprietà e stato giuridico.

Il documento unico comporta l’unificazione dei compensi di Motorizzazione e Pra e dell’imposta di bollo. La legge Madia prevede che ciò si traduca in risparmi

per i cittadini, ma il decreto legislativo li rinvia a data da destinarsi perché prevede che in sede di prima applicazione il compenso e l’imposta unici siano la somma di quelli sdoppiati attuali.

Il punto politicamente più delicato del decreto legislativo sta nel futuro adeguamento degli importi, rimesso a decreti del ministero dell’Economia, destinatario degli incassi (nel regime attuale, invece, i compensi del Pra sono acquisiti dall’Aci). I decreti dovranno fissare la quota dei compensi da riconoscere a Motorizzazione e Pra per coprirne i costi. Da questo, di fatto, dipenderà il futuro dell’Aci, che da decenni si finanzia in gran parte proprio con la piena disponibilità degli emolumenti Pra, che invece in futuro dovrebbero andare in parte al ministero dell’Economia.

La prospettiva dell’archivio unico resta come mera eventualità da valutare alla luce di una relazione del ministero dei Trasporti al Parlamento a luglio 2019 per descrivere gli effetti del primo anno di riforma.

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